Covid. La variante inglese ha acquisito la mutazione sudafricana

Cronaca

Notizie non confortanti giungono dalla lotta al Sars-cov2, il virus che causa la COVID-19. Il Comitato tecnico-scientifico inglese, infatti, ha dichiarato che sono stati riscontrati in Inghilterra alcuni casi di infezione causati dalla variante inglese che ha incorporato la ben più temuta mutazione sudafricana.

Nonostante l’imponente campagna vaccinale e l’uso massiccio di anticorpi monoclonali, la Gran Bretagna sembrerebbe soggetta ora a questa ennesima, ben più aggressiva, variazione del virus. Secondo le conoscenze scientifiche attuali, mentre la variante inglese si diffonde più velocemente, anche nelle fasce più giovani della popolazione finora quasi del tutto escluse dal contagio, ma non crea problemi ulteriori rispetto a quelli creati dal virus originario, le mutazioni sudafricana e brasiliana riescono ad aggirare la capacità di risposta del sistema immunitario umano e possono di conseguenza provocare una nuova infezione al virus. Le dirette conseguenze sono l’intasamento degli ospedali, gli ulteriori blocchi della vita sociale ed economica e soprattutto la quasi inutilità dei vaccini e degli anticorpi finora approvati dalle autorità sanitarie nazionali.

Gli scienziati che in tutto il mondo stanno studiando il virus e le sue variazioni ritengono queste mutazioni del tutto normali, anche se una loro diffusione veloce ed incontrollata, prima che la popolazione riesca ad acquisire l’immunità di gregge, può rendere vana la corsa al vaccino che i vari Stati stanno compiendo dall’inizio del 2021. Anzi, secondo gli stessi scienziati, proprio la vaccinazione di massa spinge il virus a mutare per cercare di sopravvivere. Da qui l’invito alle autorità sanitarie ad aumentare i sequenziamenti del virus ed inserirli nella banca dati mondiale. In Italia, che sul punto è in forte ritardo rispetto ad altri Stati, il Ministero della Salute ha emanato recentemente una circolare con cui punta a sequenziare almeno 500 casi a settimana, soglia comunque ben lontana dal 5% dei positivi richiesta dall’UE.

Le cause farmaceutiche comunque si sono già messe all’opera per trovare nuove soluzioni al problema e fornire dei vaccini efficienti anche contro le varianti finora riscontrate. Dai primi esperimenti effettuati in laboratorio sembrerebbe che i vaccini già approvati abbiano una buona risposta contro la variante inglese, mentre qualche problema di efficacia l’hanno dimostrata contro la variante sudafricana. Gli studi continuano e gli scienziati non disperano di trovare presto nuove formule.

Lo stesso discorso riguarda gli anticorpi monoclonali già autorizzati in UK (Regenon, Eli Lilly e GSK). Come rivelato dal Guardian, anche loro, che nelle fasi iniziali della malattia riescono a ridurre fino al 70% le ospedalizzazioni dei positivi, sembrano fallire su almeno una delle varianti. Anche qui i laboratori sono già all’opera per ricercare nuovi anticorpi e continuare questa lunga guerra contro il Sars-cov2.

Claudio Gentile