Cittadinanza e bellezza

Arte, Cultura & Società

Come si può dunque definire il diritto alla bellezza?

Senza addentrarci in una questione filosofica tra le più complesse, vorrei ribadire che l’esperienza dell’arte non si limita affatto all’incontro con una categoria estetica. E’ necessario estendere la concezione di bellezza, giungendo ad associarla al valore della spiritualità. In questo senso, il diritto alla bellezza è il diritto di accedere ad una condizione di profondità interiore che l’opera d’arte può accompagnare, stimolare e può aiutare a comprendere.

Il diritto alla bellezza, dunque, consente l’accesso ad una condizione superiore di sensibilità, di profondità emotiva, che è parte della persona e può contribuire alla formazione del cittadino.

Da docente, dico spesso ai colleghi e ai miei studenti, che il primo compito della scuola è quello di formare delle “brave persone”; certamente per la scuola è importante trasmettere i saperi, sviluppare competenze, ma soprattutto è importante formare dei bravi cittadini.

E per diventare delle persone “per bene”, bisogna comprendere e apprezzare il valore della solidarietà, dell’incontro con gli altri, dell’ascolto di chi vive intorno a noi, del far parte di una comunità. Credo che le discipline possano fare molto in questo senso. Nonostante io sia una grande sostenitrice della didattica per competenze, vorrei ribadire – anche in questa sede – l’importanza fondante delle discipline e i contenuti. Difendo, per quanto riguarda la storia dell’arte, un percorso di tipo epistemologico: è attraverso la conoscenza profonda, attraverso l’approfondimento e l’affinamento del metodo, che è possibile sviluppare competenze spendibili in tutti i contesti di vita.

La questione del diritto alla bellezza porta con sé una serie di questioni. È accesso consapevole al patrimonio culturale per guardarsi intorno, camminare in una città, vivere in una piazza, entrare in una chiesa, riconoscere quindi il valore storico e sentimentale di ciò che ci circonda. È esercizio alla cittadinanza attiva perché il patrimonio non è una cosa morta, è un bene da tutelare. È diritto alla partecipazione con la valorizzazione dei territori si fa attraverso la partecipazione dei cittadini. È affermazione del principio di bene comune dato che il patrimonio è un bene democratico, di tutti e non di pochi. È valorizzazione del territorio e dunque come affermazione dell’identità culturale, che è un patrimonio esso stesso. È innanzitutto comprensione del principio di appartenenza ai luoghi, alla tradizione culturale, ai valori di una civiltà che vuol di voler bene ai luoghi dove si vive, sentirsi parte integrante del territorio che ci circonda.

Evelyn Zappimbulso