Luci e colori nella campagna di Marinelli, una riconciliazione

Arte, Cultura & Società

Di Roberto De Giorgi

TARANTO – La suggestione delle opere di Luciano Marinelli, artista di Carosino, un piccolo comune nella provincia della città jonica, è tale che chi scrive ha pensato di mettere alcune miniature, di quadri ad olio 50 per 60, a disposizione dei lettori. Non vorremmo fare un excursus accademico, né una recezione da critico d’arte.

In questa pandemia che ci chiude in casa, quasi come un auspicio o riconciliazione, ci limitiamo ad osservare le immagini e riportare le sensazioni che si provano. Come un normale visitatore di una mostra.

Allora ecco che i tratti appena accennati, così come i paesaggi, riportano alla mente i colorì dei quadri del grande maestro che è stato Van Gogh che spaziano nelle campagne assolate.

Del resto il mondo rurale, con questa prevalenza del tono della spiga, del giallo dell’erba secca sul quale troneggiamo i papaveri, sono del grande mastro che ha ispirato sicuramente il nostro. Anche se lui afferma che nelle nature morte si ispira al naturalismo caravaggese. Ma è il tratto dei gesti, della lentezza del tempo che si mostra nel ristoro, che danno un senso di appartenenza alla terra, ai suoi albori, alla sua abbondanza, alle memorie collettive che son fatte di sudore, terra, odori, sapori.

L’immagine delle donne nude alla vendemmia sono il riporto della fantasia del mezzadro che all’ombra del sole settembrino, così vede le sue donne al lavoro, senza pose lascive, una sorta di sensualità di madre natura.

C’è nella pittura di Marinelli un messaggio chiaro legato al paesaggio rurale, che resti integro come lo vede un artista, con i suoi tratturi accennati, con le case rustiche, con i colori tenui del variare delle stagioni. Anche nei quadri più ricchi di colore, non c’è sovrabbondanza, tutto rientra nel colore della natura, tutto è prevedibile e previsto, senza eccesso. Anzi la sobrietà è nei volti dei contadini, che hanno il colore della terra, che hanno sguardi nell’al di là, che nutrono, colgono, trasformano, vivono. E per ultimo lo sguardo oltre oceano, nella Eritrea violenta che di Italia non sa nulla con lo lo sguardo del fanciullo che scruta il mare assassinio.

Questo riconciliarsi colla natura forse oggi ha più senso, visto che la crisi economica torna a svelare l’imbroglio industrialista e la crisi sanitaria ci riporta indietro di millenni, ecco che allora la ricerca stilistica di questo pittore carosinese diventa importante, persino strategica come quegli ultra ottantenni seduti sul precipizio, che sono in copertina, oggi più che mai aggrediti dal virus e che diventano per noi tutti un monito severo per la perdita della nostra memoria.