Le strade della crisi di Governo portano in Puglia

Politica regionale, nazionale e internazionale

Da Conte a Ciampolillo, da D’Alema alla Bellanova, da Scalfarotto a Vitali, tutti i principali protagonisti della crisi sono pugliesi. Ecco le loro storie e quelle dei pentastellati pugliesi.

A partire ovviamente da quella di Giuseppe Conte, che è nato a Volturara Appula, in provincia di Foggia e che ha tutta la carta di identità giovanile che parla del comprensorio foggiano, la zona d’Italia dove leggenda vuole che ci siano le donne più belle d’Italia: il papà del presidente del Consiglio dei ministri è di Cerignola, il paese di Giuseppe Di Vittorio e di Pinuccio Tatarella, la mamma è di Volturara, lui poi è stato a Candela e quindi a San Giovanni Rotondo, il paese di Padre Pio di cui è devoto, ed è diplomato al liceo classico di San Marco in Lamis, sempre in provincia di Foggia.

Ma sono pugliesi anche due dei tre (quattro con Matteo Renzi) protagonisti che hanno portato alla crisi del governo Conte bis con le loro dimissioni: l’ex ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova, che è nata a Ceglie Messapica, nel Salento brindisino, e vive a Lecce, dopo aver lavorato come bracciante e iniziato la sua storia da sindacalista proprio in Puglia.

E anche l’ex sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto, dimissionario anche lui insieme alle due ministre di Italia Viva, cresciuto a Foggia e che ha iniziato a lavorare a Barletta e che è stato candidato alla presidenza della Regione Puglia il 20 e 21 settembre 2020 nella tornata elettorale caratterizzata dallo scontro fra Michele Emiliano, governatore uscente, e Raffaele Fitto, eurodeputato di Fratelli d’Italia.

Ma la Puglia è anche al centro di tutte le strade dei Costruttori, ufficiali, ufficiosi e con ripensamenti.

A partire da Luigi Vitali, il senatore di Forza Italia e sottosegretario alla Giustizia in uno dei governi di Silvio Berlusconi, che l’altra sera ha annunciato il suo passaggio al gruppo dei Costruttori di Europeisti-MAIE-Centro Democratico, dopo un colloquio a Palazzo Chigi con Conte, ma poi ha ricevuto le telefonate notturne di Silvio Berlusconi e di Matteo Salvini e all’alba è tornato a casa. Il curriculum di Vitali è la quintessenza della pugliesità: nato a Taranto, residente a Francavilla Fontana, dove la Provincia di Brindisi profuma già di Salento, coordinatore di Forza Italia in Puglia.

Ma, per un Responsabile che poi non si è davvero arruolato, il più famoso dei sostenitori di Conte, quello del voto fuori tempo massimo e poi riammesso grazie al Var di Maria Elisabetta Alberti Casellati, Lello Ciampolillo, è pugliese elevato a potenza: nato a Bari, residente a Bari, eletto in Puglia, in prima linea nella battaglia per gli ulivi insidiati dalla Xylella, con la telefonata dei genitori a convincerlo a votare la fiducia al premier, Lello è uno splendido personaggio da film di Checco Zalone, che di questa crisi è quasi un possibile aedo.

Mica finita.

Perché, ad esempio, è pugliese, pugliesissima, l’ex ministra del Sud nel governo gialloverde Barbara Lezzi, che nella geografia interna pentastellata è classificata come vicina ai duri di Alessandro Di Battista, che ha firmato mercoledì sera la dichiarazione che ha disfatto la tela che i pontieri stavano tessendo fra Conte e Renzi, con parole durissime: “Avanti con Conte e fuori Renzi. Una parte del MoVimento Cinque Stelle non ha imparato ad individuare le priorità e non ha la tempra per seguire il solco della sua ragion d’essere. Se così non fosse, non avremmo ascoltato, ieri sera in riunione, l’anticipazione dell’intervista dell’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini di oggi, in cui impartisce la lezioncina, tratta dalla sua esperienza, secondo la quale non dovrebbe esistere il “mai”. Confesso il mio disagio, il mio disorientamento nell’ascoltare e leggere colleghi che, in totale assenza di pudore, aprono a Renzi come se niente fosse successo”.

E poi sono protagonisti di questa crisi anche i parlamentari e i membri del governo eletti in Puglia, a partire dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia attivissimo in questa fase: capo dei “duri” delle chiusure insieme al ministro della Salute Roberto Speranza e a quello dei Beni Culturali Dario Franceschini e probabilmente anche in prima linea nelle trattive parlamentari a sfondo pugliese.

Alle elezioni del 2018 su 63 parlamentari eletti in Puglia addirittura 43 furono del MoVimento Cinque Stelle, con il cappotto nei collegi uninominali. E tutti gli altri partiti messi insieme, da Fratelli d’Italia a Liberi e Uguali (che pure qui ha eletto la vicecapogruppo Rossella Muroni, che è una delle donne più affascinanti intellettualmente di tutto il Parlamento, con la sua anima ecologista e la sua freschezza programmatica e che è salita ieri al Colle in compagnia di Federico Fornaro, che è uno dei parlamentari più simpatici e preparati), fino a Forza Italia, che pure fra gli altri ha portato a Montecitorio un’ex pentastellata della scorsa legislatura: Vincenza Labriola.

Insomma, hanno fatto 43 su 63 e una degli altri venti è pure di provenienza grillina.

Al Senato gli eletti del MoVimento Cinque Stelle in Puglia erano 14 su 20 senatori totali e se ne sono andati solo in due: Ciampolillo, oggi corteggiatissimo, come si è visto, e Maurizio Buccarella, che non ha aderito al gruppo fin dall’inizio per le vicende delle rendicontazioni e dintorni, ma ha praticamente sempre votato insieme al MoVimento, è rimasto nel Misto degli apolidi fino all’adesione alla componente del MAIE-Italia 23, i contiani che fanno gruppo attorno al sottosegretario agli Esteri argentino Ricardo Merlo, e ora al gruppo Europeisti-MAIE (Movimento associativo italiano all’estero)-Centro democratico”.

Gli eletti pugliesi alla Camera sono in 43, quelli nelle liste del MoVimento 29, tutti gli altri 14.

E a Montecitorio, rispetto al Senato, le uscite sono state più numerose: uno, nella stessa situazione di Buccarella, cioè l’espulsione preventiva, era eletto nel collegio uninominale di Cerignola, in provincia di Foggia: Antonio Tasso. La colpa di Tasso era un’antichissima condanna, peraltro prescritta, per la vendita di CD contraffatti e quindi se ne andò al MAIE (oggi alleato alla Camera con il Partito socialista italiano) nel cui nome ha sfilato ieri al Quirinale e a Mattarella ha detto: “Conte e basta”.

In due sono andati nel Pd: Paolo Lattanzio, dopo una breve permanenza al Misto, e il direttore d’orchestra eletto nel collegio uninominale di Lecce Michele Nitti, approdato nelle truppe zingarettiane dopo due passaggi fra i Misti-Misti e uno fra i neoalfaniani di Popolo Protagonista-Alternativa Popolare.

Ma ex pentastellati pugliesi si trovano un po’ ovunque: Veronica Giannone ha raggiunto nel gruppo di Forza Italia Vincenza Labriola, dopo un periodo passato con le truppe di Maurizio Lupi di Noi con l’Italia, dei totiani di Cambiamo!, degli italiani all’estero d’opposizione ai governisti dell’USEI e di Alleanza di Centro e con Vittorio Sgarbi. Sempre all’opposizione di Conte, Davide Galantino, invece, ha scelto Fratelli d’Italia, dove ha trovato altri due ex compagni di MoVimento (Salvatore Caiata di questa legislatura e Walter Rizzetto della predente) e Nunzio Angiola ha aderito ad Azione di Carlo Calenda, dove ha trovato l’altra ex pentastellata Mara Mucci, e ora sta nella componente con i radicali e i boniniani di +Europa.

Gli ultimi tre ex pentastellati pugliesi, invece, hanno votato l’ultima fiducia al governo Conte bis: Alessandra Ermellino ha aderito alla componente di Bruno Tabacci Centro Democratico-Italiani in Europa; Nadia Aprile e Rosalba De Giorgi per ora sono ancora nel Misto fra coloro che non hanno aderito ad alcuna componente. Ma, oggi, tutte e tre governiste.

E, ovviamente, in tutto questo non si può non citare la frase con cui questa crisi è iniziata, firmata dall’ex presidente del Consiglio, ma soprattutto ex “deputato di Gallipoli”, Salento profondo, Massimo D’Alema: “Non si manda via l’uomo più popolare del Paese per volere del più impopolare”.

Perché non solo le strade della crisi, ma anche quelle dei responsabili, portano tutte in Puglia.

Convergenze parallele, come diceva Aldo Moro.

Evelyn Zappimbulso