Emilio Alessandrini, il giudice scomodo

Cronaca

A Milano, il 29 gennaio 1979, il giudice 39enne Emilio Alessandrini veniva freddato con otto colpi di pistola, i suoi aguzzini erano membri dell’organizzazione terroristica di estrema sinistra denominata Prima Linea.

Ad attendere il giudice Alessandrini nei pressi della sua abitazione un commando di cinque uomini, due dei quali armati, che con estrema ferocia gli esplosero contro otto colpi di pistola, per il magistrato non ci fu niente da fare, la morte sopraggiunse all’istante.

Per quale motivo un agguato così efferato? Emilio Alessandrini era sostituto procuratore della Repubblica presso il palazzo di giustizia di Milano, e nell’espletamento delle sue funzioni aveva seguito alcuni casi scottanti come l’attentato terroristico nel centro della capitale milanese presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura, passata alla storia come la strage di Piazza Fontana; il terrorismo rosso, una forma di eversione armata di impronta comunista; la strategia della tensione che ha caratterizzato un periodo storico dell’Italia, i cosiddetti anni di piombo. La sua professione svolta con meticolosità e diligenza costituì un probabile movente per il suo assassinio. Per i capi dei movimenti di matrice terrorista di sinistra, Emilio Alessandrini era divenuto il magistrato scomodo, il rappresentante della giustizia che avrebbe potuto far cadere molte delle loro teste, dunque andava eliminato. Un’esecuzione in piena regola, la modalità dell’uccisione del giudice doveva essere un monito per il mondo della giustizia. La morte del sostituto procuratore Emilio Alessandrini segnò, nel Bel Paese, l’inizio di un crescendo di attentati terroristici sempre più sanguinari.

Francesca Moretti