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Poesia ‘ Pane e… Quotidiano’

Quotidiano

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 26 gennaio 1996 moriva Vincenzo Licata, poeta dialettale di Sciacca. Era nato in una famiglia di pescatori. Quinto di tredici figli, dopo le scuole elementari proseguì gli studi, per pochi anni, preferendo ai banchi scolastici le barche dei pescatori. L’Italia lo conobbe per le apparizioni in RAI e per l’impegno in ambito cinematografico nei ruoli interpretati in “Sedotta e abbandonata” di Pietro Germi, girato a Sciacca, e in “Cristo si è fermato ad Eboli” di Francesco Rosi. È stato definito “poeta del mare”: odori e profumi del Mediterraneo e della costa saccense hanno costituito le fondamenta della sua lirica dialettale. Di seguito i primi versi e la traduzione letterale di una poesia dedicata alla sua terra natìa.

Sciacca 

«T’amu pirchi si bedda, Sciacca mia,
pi ssa luci chi mi mannalu to’ mari,
pirchì mi rigalasti la puisia
ccu lu travagghiu di sti marinari.

T’amu, pirchì mi basta ssu tramuntu
pi farimi ‘n artista divintari,
pirchì lu to’ passatu è com’un cuntu
d’omini illustri e di ricordi cari»

«T’amo perché sei bella, Sciacca mia
per le tue luci che mi ha mandato il tuo mare
perché mi regalasti la poesia
con il lavoro di questi marinai.

T’amo perché mi basta il tuo tramonto
per farmi un artista diventare,
perché il tuo passato è come una conta
di uomini illustri e di ricordi cari.»

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