Del vincolo di mandato e del Conte ammaccato

Politica regionale, nazionale e internazionale

Andare nel gruppo misto è un’alternativa. Che appare accettabile. Mai il salto della quaglia, mai, né all’interno della maggioranza né dell’ opposizione, a seconda di dove siamo collocati. Dunque nel limbo.

Non vorrei  entrare nel merito di quel che ci circonda di reale. Preferisco sognare.

Sempre stata contraria al vincolo di mandato, almeno così com’è.

Certamente è importante la parte o il partito con il quale ti candidi. Ne sposi idee principi e programmi. Ma, dato che nulla è per sempre, può capitare di non essere sempre in accordo con la linea del partito, magari svicolata cammin facendo. Se questo accade, il mandatario deve essere libero di staccarsi dal gruppo, per dignità e per norma istituzionale /costituzionale. Andare nel gruppo misto è un’alternativa.  Che appare accettabile. Mai il salto della quaglia, mai, né all’interno della maggioranza né dell’ opposizione, a seconda di dove siamo collocati. Dunque nel limbo.

«Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.» … rende legittimo per i parlamentari il passaggio a un gruppo parlamentare diverso da quello originario, relativo alla lista di elezione.

Un principio alla base della nostra democrazia rappresentativa, ma che con il forte incremento dei cambi di gruppo in parlamento viene messo costantemente in discussione.

E non si capisce perché ancora nessuna parte politica ci ha messo mano.

Questo è il contenuto dell’articolo 67 della costituzione italiana, e base giuridica che giustifica una delle libertà più importanti di deputati e senatori che  svolgono il loro incarico senza obblighi nei confronti di partiti, programmi elettorali o dei cittadini stessi.

“Un concetto introdotto nella costituzione francese del 1791 grazie alla rivoluzione del 1789 e che è diventato nel tempo uno dei mattoni su cui è stata costruita l’idea moderna di democrazia rappresentativa. L’eletto quindi non ha nessun vincolo giuridico nei confronti degli elettori, ma solo una responsabilità politica. Una libertà di azione necessaria per poter svolgere le proprie funzioni senza pressioni e/o ricatti esterni. Il mandato imperativo, opposto al libero mandato del sistema italiano, è previsto solo in Portogallo, Panama, Bangladesh e India. Nei regolamenti di camera (art. 83) e senato (art. 84) l’assenza di vincolo di mandato è declinata nella libertà per singoli eletti di intervenire in disaccordo con il proprio gruppo di appartenenza“.

Ecco, di responsabilità politica, si sottolinea. L’eletto quindi non ha nessun vincolo giuridico nei confronti degli elettori, ma solo una responsabilità politica. E da 70 anni e passa, siamo soggetti a questi signori che, in qualche modo sono stati eletti, quasi tutti, eccetto i senatori a vita,  ma anche presentati dai partiti di appartenenza. Capitolo a parte meritano  le liste civiche, di cui  generalmente si sposa  il programma e non necessariamente principi idee e tanto meno ideologie.

Se il vincolo può essere giusto e applicabile senza troppi drammi su votazioni che riguardano, ad esempio, un tema etico o temi che coinvolgono scienza e coscienza, staccati dal programma primitivo, tant’è. Ma quando si parla di  dare fiducia o sfiduciare un governo, altro mal  ce ne incoglie.

Una parola nei confronti dei senatori a vita. Per stima e per esperienze di tutto rispetto e onore  sul campo o fuori sacco, come la Signora Segre che ha tutta la nostra comprensione, ma che non riteniamo idonea a entrare nei gangli  istituzionali fino a dare o meno  la fiducia politica ad un governo. Indipendentemente dalla bontà o meno dello stesso.

Persone che percepiscono emolumenti eccezionali, che non hanno mai fatto politica che non sono mai state nelle istituzioni, e spesso non partecipano alle sedute parlamentari in atto, per varie ragioni magari comprensibili, vedi l’età avanzata,  devono poter decidere della vita dei cittadini dai quali non sono  state elette. Ho citato la signora Sen. perché rappresenta il prototipo di chi non dovrebbe incidere nelle scelte così profonde per la vita della gente. Proprio come la sua vita che è stata profondamente marchiata dalla sua tragica esperienza. Ma  che, altresì,  non giustifica una scelta di tale portata…

Dunque ottima la concessione di riconoscimenti  honoris causae, ad honorem,  come padri nobili o padri della patria.  Ma nulla più.

E Conte è, ancorché ammaccato, ancora sullo scranno per i voti ambigui dei suddetti. Di un governo dai piedi di argilla e nemmeno un gigante ma piuttosto nano.

Senza scomodare Cossiga, il picconatore,  che  diceva:

“Visto che i senatori a vita, non sono eletti dal popolo, essi avrebbero il dovere di astenersi da dare o negare fiducia ai Governi. Invece, oggi, e non solo oggi, i senatori a vita, stabiliscono vita o morte dei Governi.

Ma per fare questo bisogna cambiare la Costituzione”

Carla Ceretelli