Cupio dissolvi. Le manovre di Renzi e dei renziani per distruggere le speranze degli italiani

Politica regionale, nazionale e internazionale

L’obiettivo dichiarato da Renzi, quando si è candidato alla guida del PD, era quella della rottamazione. Obiettivo condiviso da molti italiani che, stanchi di vedere in Parlamento, da oltre venti anni, le stesse facce, speravano che il giovin Renzi riuscisse nelle sue intenzioni. Ma, poi, con l’andare del tempo, si è compreso che il suo vero obiettivo fosse quello di porsi al centro della scena politica, tradendo le aspettative di quanti alle primarie avevano votato per lui. La sua voglia di occupare sempre la scena è stata la causa dell’indebolimento del PD e del fallimento del suo progetto.

Il protagonismo forzato, apparso evidente soprattutto nella fase del referendum costituzionale, ha portato il partito da lui diretto a percentuali preoccupanti. Cosa che avrebbe dovuto insegnargli la prudenza necessaria per la realizzazione delle sue conclamate riforme, precipitate, invece, proprio per il suo eccessivo protagonismo, nel dimenticatoio. E quello che è peggio ha fornito ossigeno a coloro che non avevano nessuna voglia di cambiare il sistema e farsi rottamare da un giovincello presuntuoso. I rottamandi, quelli, sì, veramente furbi, hanno ripreso sufficiente vigore per fare naufragare i programmi di riforma strutturale del Paese e, sfruttando la voglia di protagonismo del Nostro, lo hanno manovrato sino al punto di fargli credere di essere il vero e unico protagonista della politica italiana.

Con grande soddisfazione degli anti rottamatori!  Ora il Nostro, leader di un partitino formato in maggioranza di eletti nelle liste del PD, sta remando contro l’attuale Governo nell’intento di far fuori politicamente Conte, da lui visto come ostacolo alla sua voglia di protagonismo, e di ridurre ai minimi termini il PD che si è preso, nientepopodimenoche, la licenza di ridimensionarlo al punto di porlo al margine della scena politica. Ovviamente Renzi spiega le sue posizioni politiche in modo diverso. Secondo lui il Governo presieduto da Conte ha mostrato limiti tali da impedire l’attuazione delle riforme necessarie alla crescita e all’ammodernamento del Paese.

Vero? Non vero? Resta il fatto che il suo disimpegno dalla maggioranza ha provocato una crisi incontrollabile che può deflagrare in disastri irreversibili che peseranno sugli italiani, specialmente su quelli che versano in precarie condizioni economiche o, addirittura, nell’indigenza assoluta. L’unica speranza, esile speranza, è che gli italiani, nella prossima tornata elettorale, sappiano orientare il loro voto su persone un tantino più serie.

La premessa serve a chiarire quanto sta accadendo in questi giorni. Il Presidente del Consiglio aveva elaborato, sulla scia della programmazione europea, un programma di riforme strutturali da realizzare con ingenti investimenti per rilanciare il potenziale di crescita del Paese, che ha proposto ai partner di Governo. Renzi ha fatto delle osservazioni, alcune delle quali accolte, con il manifesto proposito di mettere in difficoltà l’Esecutivo. Con minacce di crisi, le osssevazioni sono apparse da subito manifestamente strumentali al solo scopo di costringere le forze politiche verso la crisi. L’occasione gli è offerta dalla relazione sulla riforma della giustizia che il Guardasigilli Bonafede presenterà in Parlamento tra un paio di giorni.

L’esito sembra scontato, perché, come dice Maurizio Crozza, “chiedere ai 100 parlamentari indagati per corruzione di votare la legge contro la corruzione è come chiedere a Giovanna D’Arco di andare a far legna per il falò”.

Raffaele Vairo

Tags: renzi, parlamento, parlamentari