Ciampolillo Raggi e Scilipoti: l’eredità politica di tangentopoli

Politica regionale, nazionale e internazionale

Anche allora gli interessi politici di parte (e personali) la facevano da padrone ma tutto era calmierato da strutture di partito forti, in grado di trovare una composizione politica.

Le vicende che hanno segnato la settimana, con una crisi aperta -paradossalmente- non dalle dimissioni di due Ministre ed un Sottosegretario quanto dal voto di fiducia al Governo Conte-Bis con una nuova “ruspante” quanto, per altro verso, indispensabile ricerca di “puntelli” dell’ultimo minuto, evidenziano il vulnus aperto, ormai da decenni, nella Repubblica parlamentare italiana: l’assenza del centro.

Ovvero, l’assenza di una forza (o di più forze politiche come accadeva negli anni del pentapartito) moderata capace di dare vita, dialogando con la destra o con la sinistra, ad un progetto di lungo respiro; ad una prospettiva politica per il Paese.

Oggi tutto questo (spesso demonizzato) ha lasciato campo libero agli opportunismi, alla scorribanda di singoli parlamentari che, all’occorrenza, vestono ed hanno vestito i panni dei costruttori, oppure dei responsabili, se non “salvatori della Patia” o della poltrona.

Coloro che, in assenza di una interlocuzione politica vera, aspra ma autentica, nobilmente coriacea, hanno (ed hanno avuto) in mano il pallino della morte o della vita di un Governo.

Questa è l’eredità politica di tangentopoli (e poi del maggioritario all’italiana dove tutti vincono)

Con la scusa di combattere la corruzione, cancro certo di ogni forma di convivenza umana, si è buttato via il bambino (tenendoci, fra l’altro, l’acqua sporca perché la corruzione è tutt’altro che sconfitta): quella passione anche ideologica che alimentava un confronto maschio, franco ma, sempre, entro i limiti di una prassi consolidata rispettosa delle Istituzioni.

Oggi è (o rischia di essere) tutto un mercimonio” da una parte come dall’altra della barricata.

Sia ben chiaro; non tutto ciò che c’era prima era, necessariamente, migliore. Anche allora gli interessi politici di parte (e personali) la facevano da padrone ma tutto era calmierato da strutture di partito forti, in grado di trovare una composizione politica. Oggi tutto è posto nelle mani di singoli; da un lato (il lato di Giuseppe Conte che fu di Silvio Berlusconi e prima ancora, di Romano Prodi), come dall’altro: oggi Ciampolillo, ieri Scilipoti o Raggi (con rispetto per le persone).

Dalla corruzione politica dei partiti alla possibile corruzione dei singoli!

Questa la transizione che ha portato l’Italia dalla padella nella brace. L’eredità dei benpensanti!

Chissà se il proporzionale servirà a riportare l’oca alla casella di partenza per un nuovo inizio; certo è che l’assetto politico (per non parlare di quello istituzionale con l’introduzione di una federalismo selvaggio e sconsiderato soprattutto su tematiche di interesse nazionale come la salute) attuale non può più essere tollerato visto le sfide immani che il mondo e l’Italia hanno davanti con una pandemia che sta sfuggendo di mano a tutti, una crisi economica neppure immaginabile ed una questione sociale destinata a diventare esplosiva.

Prima dell’uomo forte, c’è da augurarsi che torni la politica, quella seria, costruttrice e responsabile!

Daniele Marchetti