Ritorno in classe in presenza? “I ragazzi non si fidano, temono nuove chiusure”

Formazione, Scuola & Università

Ritorno a scuola, in presenza, questa settimana per molti ragazzi delle scuole superiori  ma “la maggior parte di loro non si fida, pensa sia un tempodestinato a chiudersi di nuovo presto. Non vivono con convinzione questo ritorno”. Alessandra Ronzoni, psicologa consigliere dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, specializzata in sportelli di ascolto per adolescenti, racconta come i giovani siano stati, in un certo modo, travolti dall’emergenza Covid e come abbiano difficoltà a reagire a questa situazione.

 “È come se da un anno le scuole stessero partecipando ad un esperimento sociale”

“È come se da un anno – spiega –  gli istituti della scuola secondaria di secondo grado stessero partecipando ad un grande esperimento sociale in cui lo strumento tecnologico è il protagonista, l’unico mediatore della loro formazione, comunicazione e della loro possibilità di relazione e questo ha comportato un cambiamento enorme per tutti gli attori del mondo dell’istruzione”. “Da parte dei ragazzi – spiega Alessandra Ronzoni – c’è il  timore che non sia un rientro sicuro soprattutto per quanto riguarda i trasporti. All’interno della scuola, invece, la percezione cambia: le linee guida adottate dagli istituti sono molto rigide ed osservate con estrema attenzione e loro vivono lo spazio come rassicurante, questo è certamente molto positivo”.  “Il problema è arrivare a scuola, ci sono ragazzi che per cercare di non perdere l’inizio delle lezioni e non rischiare partono da casa anche alle 5,30 del mattino per essere sicuri di trovare il mezzo non affollato oppure sono i genitori che si prestano ad accompagnarli”.

“Devastante la mancanza di socialità”

Per Alessandra Ronzoni “l’aspetto più difficile per i ragazzi è stato certamente il portare avanti le loro relazioni, la mancanza di socialità è stata una cosa devastante per moltissimi di loro”. “Quando li si incontra, esprimono un grande bisogno di sentirsi parte di un gruppo e di poter rivivere la scuola come uno spazio fisico. Hanno bisogno di un’organizzazione che imponga loro delle regole e spazi in cui stare con i loro compagni. Non bisogna dimenticare che oltre alla scuola questi ragazzi hanno perso tutti i luoghi di aggregazione: dallo sport, alla discoteca, al pub, la loro vita è stata stravolta. Credo che nella nostra popolazione siano stati quelli più colpiti da questa situazione, senza avere gli strumenti di poterla sostenere”.  Situazioni, che si sono particolarmente acuite nella seconda fase della pandemia, soprattutto in questi ultimi mesi. “Fino a quando non c’è stato il rientro a settembre – spiega –  bene o male i ragazzi hanno tenuto. A settembre sono tornati speranzosi di recuperare una certa normalità ed ora li vedo molto più in difficoltà”. Difficoltà  anche organizzative: “In queste settimane con il ritorno in classe in presenza, è come se ricominciassero adesso l’anno scolastico e sono stati presi un po’ alla sprovvista da una ripresa fatta molto spesso di interrogazioni e verifiche. Alcuni insegnanti, infatti, hanno giustamente la preoccupazione di dover valutare in maniera assolutamente certa il dato di apprendimento dei ragazzi e si sono organizzati in modo tale che queste prime settimane venissero utilizzate al massimo. Questo, però, ha creato nei ragazzi ulteriore ansia nel rientro in classe”. “La dad ha cambiato il modo di vivere la scuola e questo comporterà della conseguenze non solo dal punto di vista didattico formativo ma anche della possibilità di mettersi in gioco, si sono sfilacciati tutti i loro rapporti . Molti gruppi classe sono entrati in crisi, bisogna aiutarli a ricompattare”. Per Alessandra Ronzoni “i genitori dovrebbero cercare di coinvolgere il più possibile i ragazzi non lasciandoli soli ma cercando di dare loro piccole attenzioni. Hanno bisogno di essere incoraggiati perché sono intimoriti da questa modalità di fruizione del mondo scuola e poi bisognerebbe cercare di ascoltare le loro difficoltà organizzative che per un ragazzino di 14, 15 anni possono essere enormi. Allo stesso modo, forse, bisognerebbe sensibilizzare maggiormente gli insegnanti a valorizzare questo rientro, cercando di rassicurare i ragazzi, facendo capire loro che siamo tutti nella stessa barca e che nessuno deve essere lasciato indietro”. “Sono aumentati i disturbi di ansia e percezione e si sono verificate anche situazioni molto serie – conclude Alessandra Ronzoni –  bisognerebbe ora far capire ai ragazzi che non devono continuare ad avere un atteggiamento di attesa che qualcosa cambi ma iniziare ad agire, aiutandoli a portare avanti le loro relazioni amicali, magari studiando insieme in due, a casa dell’uno o dell’altro perché questo è consentito. Modalità – conclude – che dovrebbero essere incoraggiate anche dai genitori e dalla scuola. Le insegnanti potrebbero ad esempio dare compiti da svolgere a coppie o a piccoli gruppi, anche non in presenza ma facilitando una modalità di relazione comunicativa che continui. Aiutare a ricostruire la capacità di relazione è importantissimo”.

Fonte: AGI