Soumalia Diawara:”schiavi erano i miei avi tali siamo tutt’oggi”

Arte, Cultura & Società

Daniela PiescoVice Direttore www.progetto-radici.it

“Sono diventato un rifugiato per forza e per necessità, uno dei tanti profughi che nelle traversate dentro i barconi della di-speranza cercano futuro e sogni da realizzare in terra libera, seguendo le rotte dell’attuale fenomeno migratorio, partendo dalla Libia e spesso incontrando la morte in mare.Grazie al salvataggio di una nave della Marina Militare, sono giunto in Italia nel 2014 e ho ottenuto la protezione internazionale come rifugiato politico.Vivo e lavoro a Roma.”

Inizia così il racconto della esperienza vissuta da Somalia Diawarra.

Ma facciamo qualche passo indietro.

 Soumaila Diawara nasce a Bamako (Mali), dove consegue la laurea in Scienze Giuridiche con una specializzazione in Diritto Privato Internazionale. Durante il periodo universitario inizia la sua esperienza politica prendendo parte attiva ai movimenti studenteschi a fianco della società civile. Terminati gli studi si inserisce definitivamente in politica, entrando nel partito di opposizione “Solidarité Africaine pour la Démocratie et l’Indépendance” (SADI) in cui ben presto ricopre la figura di guida del movimento giovanile. Grazie al suo partito ha modo di viaggiare in vari paesi in Africa, America Latina, Europa e in Canada nella continua lotta per la liberazione del suo paese dall’imperialismo occidentale. Diventa responsabile della comunicazione del suo partito in collaborazione con la Sinistra Maliana e con l’Organizzazione della Sinistra Africana (ALNEF). Nel 2012 è costretto ad abbandonare il Mali in quanto accusato ingiustamente, insieme ad altri, di un’aggressione ai danni del Presidente dell’Assemblea Legislativa. A seguito di tali accuse molti suoi compagni hanno incontrato la morte, altri pochi sopravvissuti sono fuggiti dal paese, mentre lui si trova costretto a seguire le rotte del fenomeno migratorio partendo dalla Libia su un gommone. Grazie al salvataggio di una nave della Marina Militare giunge in Italia nel 2014 dove ottiene la protezione internazionale ed è tuttora rifugiato politico.

Lontano mai abbastanza vicino.

L’intervista.

1. Quali erano i fini politici del movimento “Solidarité Africaine pour la Démocratie et l’Indépendance” (SADI)?Io sono di sinistra e ti spiego cosa significa “essere di sinistra”: la sinistra chiede semplicemente che le persone vengano trattate come eguali nella società, in qualsivoglia situazione, che sia essa negativa o positiva, richiede pari opportunità nonostante la provenienza geografica, colore della pelle, religione, sesso e orientamento sessuale.
E dunque il mio partito era ed è un partito socialista, che aveva ,come ha , per scopo in riferimento alla realtà maliana,quello di dare la possibilità a chiunque di curarsi gratis, andare a scuola e garantire una vita degna a tutti i cittadini.Ma soprattutto ha l’obiettivo di sottrarre il paese dal neocolonialismo e dal l’imperialismo che hanno ridotto i cittadini nella povertà pur essendo cittadini di un paese ricco con immense risorse sia umane che naturali

2.Mi viene in mente la tua poesia tratta da “La nostra civiltà”
La mia casa è così piccola
che oltre a me
potrà contenere solo il tuo oro,
il tuo diamante,
le tue banane
ed il tuo caffè.
Oltre che al tuo gas per i miei riscaldamenti.
Ed il tuo petrolio per la mia macchina,
ma non c’è più nemmeno un buco per te…
(Disse l’Europa all’Africa)

Si,spesso si tende a colpevolizzare gli africani della loro sorte, non ho mai escluso la complicità delle élite africani nella sua situazione. Ma bisognerebbe chiarire gli aspetti che hanno avuto un impatto forte sul continente che fin’ora continua in diverse forme. Quale paese o continente sviluppato nel mondo ha vissuto 500 anni di schiavitù, ha visto oltre 400 milioni della sua popolazione deportati, impossessandosi della sua richiezza con la forza, con il sangue nel nome della civilizzazione. Dopo l’abolizione della schiavitù, gli schiavisti si sono trasformati in colonialisti controllando e depredando per quasi un secolo e successivamente alle indipendenze l’Africa ha visto oltre 25 dei suoi uccisi perché scomodi e cattivi esempi per i neocolonialisti.
Il continente più ricco del mondo si trova con oltre 2,5 milioni dei suoi bambini sfruttati dai cosiddetti paesi civili, nelle piantagioni, nelle miniere, oltre 12 mila bambini soldato nei campi di guerra a combattere con le armi fabbricate dal mondo civilizzato e continuano a vendere le armi illegalmente a 30 paesi che sono in guerra più o meno da più 15 anni alcuni da oltre 30 anni. Il più grande genocidio della storia dell’umanità mai riconosciuto è stato commesso in Africa dai paesi che si considerano civili, L’Italia, il Belgio, la Francia, l’Olanda e l’Inghilterra. A parlare dei problemi africani sono le stesse persone complici di queste crudeltà, ogni protesta o ostacolo vengono repressi nel sangue e nel silenzio del mondo intero e assecondati da alcuni giornali considerati credibili, che continuano invece a descrivere la situazione al loro piacimento.
L’Africa non è povera ma la sua popolazione è stata impoverita dalla criminalità internazionale organizzata.

3.Cosa vorresti dire a chi ripete ossessivamente la frase ‘aiutiamoli a casa loro’?

Perché non dite niente sulla questione del Congo, in cui 50 mila bambini vengono sfruttati nelle miniere di colbato a due dollari al giorno, bambini armati per difendere un territorio dove viene estratto il cobalto per i telefoni con i quali fate selfie e twittate ogni giorno?
Voi che urlate “aiutiamoli a casa loro” perché non dite niente dello schifo dell’ENI in Nigeria, che ha inquinato tutto il Delta del Niger distruggendo la vita dei poveri pescatori? Ora si sta arrivando ad un processo grazie al buon senso di alcuni italiani, ovviamente non voi.
Perché non dite niente alle multinazionali che tolgono la terra ai nostri contadini? Perché non dite che oggi quasi l’80% dei semi sono OGM? Perché l’Africa, il continente più ricco al mondo, sta in questa situazione?
Perché non twittate che l’Africa è diventato il grande deposito dei vostri rifiuti tossici, gestiti dalla Camorra e dalla Sacra Corona Unita, che controllano anche i grandi trafficanti d’armi illegali in Africa, le cui armi finiscono nelle mani dei terroristi e dei signori della guerra?
Sono nato e cresciuto in Africa, cari propagandisti, in mezzo ai blindati occidentali che dicevano di proteggerci, ma che scortavano l’oro nostro verso i porti occidentali.
Questi sono i veri aiuti, non i vostri slogan che non portano altro che divisioni e guerra tra i poveri.
Non vi sembra più facile raccogliere consensi attraverso una corretta propaganda politica basata su veri e realistici problemi anziché con i falsi problemi diffusi da fake news e malainformazione?

4. Nel 2012 la fuga e il viaggio :cosa ricordi di quella esperienza?

Beh,ricordo soprattutto le persone che sono annegate dinnanzi a me .È stato dilaniate non poter fare nulla. Sono morte 90 persone su 127 che eravamo ammassati su un gommone.
Io e gli altri sopravvissuti siamo arrivati sulla riva dopo circa 1 ora di nuoto nell’acqua gelata, recuperando delle coperte umide e assembrandoci per riscaldarci con il nostro calore.
Questa tragedia era in Libia, un paese in guerra ma quello che vediamo oggi invece è nella stabilissima Europa.
Dov’è finita l’umanità?
Ricordo donne costrette alla prostituzione e brutalmente umiliate.
Ricordo ragazzi obbligati ai lavori forzati.
Ricordo e ricordo senza possibilità di dimenticare.
Ci sono dei momenti che ti lasciano un segno per tutta la vita, se hai un minimo di cuore, rispetto ed empatia.
Le urla dei fratelli che annegavano sono il simbolo del fallimento dell’umanità, in un mondo dove l’ego prende il sopravvento togliendo ogni possibilità a chi dobbiamo proteggere.
La storia ricorderà l’infinità crudeltà di tanti.

5.Dopo i decreti ‘insicurezza’ l’ intervento in mare, rispetto ad esseri umani in difficoltà,torna ad essere un obbligo per una collettività che si voglia ritenere civile , qual’è la tua posizione in merito?

Chi non ha vita laddove è nato, ha il diritto di cercarla altrove, dove potrebbe averne una.
Nessuno dovrebbe avere il diritto né il potere di decidere quanto uno sia libero di spingersi per salvarsi la vita ed offrisi un futuro.
Non salvare vite umane è un crimine contro l’umanità e gesto di una grande viltà. Un comportamento privo di coscienza. La forza, quella vera, si dimostra con la compassione e l’equità, non nel piegare la schiena dei più deboli.
Salvini ha ragione, così dicono e si fanno forza, sulla pelle dei più disadattati. Una ragione senza vere ragioni, che nasce dalla parte oscura dell’uomo, che è parte della bestia in noi.
Non c’è gloria nel privare gli altri, ancor di meno nell’ucciderli o costringerli. Ci sono ragioni che diventano pallottole e ci sono vittime che derivano da quelle ragioni.

6.Qual”è ” La nostra civiltà”?L’uomo o il denaro?

Oggi è il denaro perché vale di più delle persone .Siamo su un percorso disumano: per il nostro ego neghiamo tutto ciò che abbiamo a chi cerca di sopravvivere.

7. Quali sono i “Sogni di un Uomo”?

Il sogno sopra ogni cosa credo sia la verità.Una forma di denuncia e protesta, far capire all’opinione pubblica la realtà ‘nascosta’ la realtà scomoda che non viene raccontata e spesso viene volutamente oscurata.

8.Che cos’è la terra d’Africa? Vuoi provare a spiegarla ai lettori?

Sono nato e cresciuto in un continente ove ci sono tante malattie tristemente letali. Dove si può morire di malaria perché uno non ha 15€ per pagare le cure, ove l’ebola ha fatto strage e continua a farlo. Ove la poliomielite continua a distruggere la vita di chi non si può permettere un vaccino, la tubercolose fa il bello ed il cattivo tempo, la febbre gialla, la menegite e adesso il Covid-19. Ove per ogni 50.000 abitanti c’è un medico e per circa 70.000 abitanti un ospedale. Che cos’è l’Africa dici ?Ti rispondo con le parole di Thomas Sankara:”
Noi pensiamo che il debito si analizza prima di tutto dalla sua origine. Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo.
Quelli che ci hanno prestato denaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che indebitavano l’Africa con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini.
Noi non c’entravamo niente con questo debito. Quindi non possiamo pagarlo. Il debito è ancora il neocolonialismo, con i colonizzatori trasformati in assistenti tecnici anzi dovremmo invece dire «assassini tecnici.»
Non possiamo rimborsare il debito perché non siamo responsabili del debito. Non possiamo pagare il debito perché, al contrario, gli altri ci devono ciò che le più grandi ricchezze non potranno mai ripagare: il debito del sangue.”
L’Africa non sia considerata solo come un continente problematico, ma sia vista anche e soprattutto come terra ricca di bellezza e valore, in possesso di tutte le potenzialità per trovare le soluzioni più adatte a superare gli ostacoli cui si trova davanti.

9.Hai in cantiere altri libri?Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sì , a breve uscirà il mio ultimo libro, dal titolo”Le cicatrici del porto sicuro”. Un libro che parlerà del viaggio, della sofferenza della gente, del diserto, della Libia, del mare fino in Europa.Io ho mia madre .Che mi viene in mente.

Daniela Piesco Vice Direttore www.progetto-radici.it