“Konerak Sinthasomphone, la vittima del mostro di Milwaukee che la polizia non volle salvare”

Cronaca

Konerak Sinthasomphone quattordici anni, si trova al centro commerciale della sua città, il “Grand Avenue Mall”, quando un uomo alto e biondo  gli offre del denaro per scattargli qualche foto. Konerak accetta e lo segue fino a casa.

Cosa sia accaduto di preciso lì nessuno lo sa, ma a mezzanotte circa della stessa sera, due ragazze stanno facendo ritorno alle proprie abitazioni, quando si accorgono di un ragazzo nudo, con ferite sanguinanti lungo tutto il corpo, correre e poi cadere. Le giovani lo avvicinano, il ragazzo sembra mostrare gratitudine. È Konerak. È drogato e non si regge in piedi, ma è sicuro di essere ormai in salvo. Un uomo biondo lo raggiunge poco dopo, dice alle ragazze che quello è un suo amico, che ha diciannove anni e che è solo ubriaco e cerca di portarlo via con sé, ma non è convincente ed una delle due giovani, da una cabina telefonica allerta la polizia. Quando gli agenti arrivano, la versione raccontata dall’uomo,  di essere il fidanzato del ragazzo, con il quale dice di avere semplicemente litigato, sembrerà loro credibile al punto tale che tra un sorrisetto ed un altro i poliziotti gli affideranno Konerak, sotto lo sguardo incredulo delle ragazze.

Cosa avrà pensato l’adolescente trovandosi ancora una volta da solo, faccia a faccia col suo carnefice? Cosa avrà detto a sé stesso guardandolo negli occhi? A quali forze avrà fatto appello? A chi avrà pensato? A chi avrà chiesto protezione? Quale sarà stato l’ultimo nome che avrà poggiato sulle sue labbra Konerak prima di morire? Il suo corpo come si sarà difeso dall’idea di dover rinunciare a vivere, di abbandonare le sue giornate da adolescente? E noi, pure così lontani da quei luoghi, ma infondo per la maggior parte non diversi dai due agenti che, intercettati telefonicamente non lesinavano giudizi razzisti ed omofobi nei confronti del ragazzo, saremmo stati capaci invece di proteggerlo? Siamo in grado di proteggere chi nelle nostre città ha più bisogno di noi? Konerak rimarrà sempre un fiore sbocciato e mai appassito del quale pochi si sono chiesti cosa avesse nel cuore.

Appena rientrato nella casa del suo aguzzino Jeffrey Dahmer, sarà da questo ucciso, violentato, smembrato ed in parte mangiato. Era una delle diciassette vittime che il mostro di Milwaukee fece tra il 1978 ed il 1991 negli Stati Uniti, prima di essere catturato e finire a sua volta ucciso in carcere, dove scontava una condanna all’ergastolo, per mano di un detenuto affetto da schizofrenia. I due agenti chiamati in soccorso di Konerak, prima sollevati dall’incarico, verranno in seguito reintegrati. Uno di loro, tempo dopo finirà col ricoprire incarichi di responsabilità nello stesso dipartimento.

Rosamaria Fumarola