Alla Regione Puglia urge il  piano per vaccino anticovid per dializzati e trapiantati

Diritti & Lavoro

Alla Regione Puglia urge il  piano per l’utilizzo del vaccino anticovid per dializzati e trapiantati – Si attende la comunicazione da Roma

Giovanni Mercadante

L’Italia al tempo del covid-19

L’ANED/Associazione nazionale emodializzati e trapiantati, a nome del segretario regionale pugliese Tonino Santoro, fa sapere con un comunicato stampa diffuso dalla sede centrale, che a tutt’oggi la Regione Puglia attende comunicazione ufficiale su come e quando utilizzare il vaccino anticovid per i dializzati e trapiantati.

Un grido d’allarme non più procrastinibile per queste persone  estremamente fragili. Così, mentre nel Lazio e in Sicilia la distribuzione è in atto, in Puglia si attende il protocollo. Quale sia la motivazione del ritardo, aggiunge Tonino Santoro, ad ufficializzare la campagna di vaccinazione, non è dato di sapere.

L’ANED, nella sua nota di cui si riporta qui appresso il testo integrale,  rivolge un accorato appello  all’Istituto superiore di Sanità, al Comitato tecnico scientifico e all’Aifa: “Prioritario garantire la sicurezza e la salute di 90mila persone ad alto rischio”.

A un mese dall’avvio della campagna vaccinale in Italia, manca ancora un protocollo sanitario chiaro a tutela dei cittadini più fragili.

Nessun documento ufficiale prevede infatti che i circa 90mila italiani

che hanno subito un trapianto di reni o che sono costretti a sottoporsi regolarmente a dialisi rientrino tra le categorie cui somministrare in via prioritaria il vaccino anti Covid.

Questo, nonostante i dati certifichino un’incidenza del virus molto superiore rispetto alla media nazionale, con una mortalità per le persone che si contagiano che raggiunge e supera il 30% tra i dializzati e supera il 50% per alcuni tipi di trapianto.

Una situazione preoccupante che Aned Onlus – Associazione nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto ha deciso di portare nuovamente all’attenzione dell’Istituto superiore di Sanità, del Comitato tecnico scientifico e dell’Autorità italiana del Farmaco (Aifa), invitando tutti a un’accelerazione sul tema delle vaccinazioni.

“Siamo partiti dai dati – spiega Giuseppe Vanacore, presidente di Aned Onlus – per avere una fotografia quanto più fedele possibile della realtà. Attualmente nei circa 1000 centri dialisi, pubblici e privati, presenti sul territorio italiano sono in cura 47.827 persone, delle quali 5.200 in dialisi domiciliare peritoneale.

A queste vanno aggiunte 9mila persone in attesa di trapianto e altri 30mila trapiantati. Tutti soggetti fragili che, se contagiati, hanno una probabilità di non farcela che oscilla tra il 30 e il 50%.

Ecco perché è essenziale inserire queste persone tra quelle prioritarie da vaccinare”. “Non vi è alcuna evidenza scientifica che faccia presumere una qualche controindicazione di ordine sanitario che suggerisca di non sottoporre alla vaccinazione le persone trapiantate – aggiunge Vanacore – anche perché sia il vaccino Pfizer che quello di Moderna non presentano tracce del Dna del virus e dunque non sarebbero incompatibili con il sistema immunitario indebolito di una persona trapiantata o dializzata.

Occorre una strategia vaccinale che coinvolga i più deboli e occorre

immediatamente. Prima dello scoppio della terza ondata”.