Simone Simeri: “Così vai via…”

Simone Simeri: “Così vai via…”

Così vai via non scherzare, no, domani via per favore no. Devo convincermi però che non è nulla, ma le mie mani tremano. In qualche modo io dovrò restare a galla, e così te ne vai, cosa mi è preso adesso? Forse mi scriverai ma si è lo stesso…”. Così cantava Claudio Baglioni cinquanta anni fa nella sua celebre canzone “Amore bello”. Ed è proprio un amore bello che ha fatto breccia nel cuore dei tifosi oggi ad andar via. E’ con queste struggenti parole che, probabilmente, intimamente e con una pillola di mestizia mista a tristezza, saluteranno i tifosi del Bari Simone Simeri che da oggi giocherà in terra picena, altezza Ascoli. Quella foto rimarrà scolpita nella mente della tifoseria, una foto che sprigiona tutto il sentimento che il giocatore, arrivato a Bari in sordina senza un convincente curriculum, ha provato (e che sicuramente prova e proverà vita natural durante) per la città e per i suoi tifosi che lo hanno eletto a beniamino, una foto che emana sofferenza sia fisica, per la storta alla caviglia rimediata a Reggio Emilia in occasione della fatale finale dei playoff, sia psicologica perché, sicuramente, non si sarebbe mai aspettato un epilogo così disgraziato con la consapevolezza ed il conseguente rammarico di non poter più dare una mano alla squadra che, probabilmente, sarebbe stata determinante alla causa “promozione” anche se nel calcio non c’è mai la controprova. Ma il calcio, si sa, è fatto anche da (maledetti) episodi e come tali vanno accettati. E sappiamo bene quanto i tifosi in genere – quelli del Bari nello specifico – ci tengano ai propri beniamini eletti virtualmente dal giudizio popolare non scritto ma tacitamente emesso a furor di popolo: è accaduto negli ultimi 60 anni, a Cicogna, a Catalano, a Giovanni Loseto, a Italo Florio, a Igor Protti, a Joao Paolo, a Pedro Kamata, a Cassano, sia pur con un epilogo negativo, e ad altri pochi eletti. Oggi è toccato a Simeri che ha sbaragliato persino Antenucci in termini di idolatria, e che ha dato tutto per la città e per la maglia essendosi calato perfettamente nella parte dell’idolo locale senza chiedere nulla in cambio ma dando cuore e anima. Almeno così lo dipingono i tifosi romantici baresi. Ed in effetti così è stato. Non lo si può negare, nemmeno noi che cerchiamo di essere obiettivi. Adesso va via, è finita, ma non per sempre, almeno si spera. Forse, chissà, lascia Bari troppo frettolosamente mandato via perché, per lui – per Simone – non c’era più spazio nel gioco tattico dei Auteri, forse avrà contribuito il suo carattere un po’ burbero che non gradisce mai una sostituzione, forse altro di cui non sapremo mai, fatto sta che il Bari si è liberato di lui con inevitabile dispiacere da parte dei tifosi che lo avevano eletto a beniamino insostituibile, uno che ha dato cuore e anima per la maglia barese, uno che, anche professionalmente, ha contribuito coi suoi 25 gol alle promozioni in C e al secondo posto lo scorso anno. E così va via, non è giusto, direbbe qualcuno, forse erano altri che avrebbero potuto e dovuto lasciare il Bari, altri che non hanno fatto breccia nei cuori della tifoseria così come l’ha fatta lui, fatto sta che le scelte son ricadute su Simone e come tali vanno rispettate sia pur sommessamente. Sono come un po’ le leggi emanate dallo Stato, o certe sentenze impopolari dei giudici che, piacciono o meno, vanno accettate e soprattutto rispettate, prima lo si fa meglio è per tutti. Su di lui possiamo scrivere chilometri di parole, romanzi, trattati, ma non c’è spazio, né è il caso, tuttavia possiamo sintetizzare che grande non è la persona che occupa più spazio su una sedia o un terreno di gioco, grande è la persona che riempie il vuoto emotivo senza chiedere nulla in cambio e che lascia mille ricordi e sospiri quando non è più presente. E il caso di Simone che sicuramente lascerà un vuoto nei cuori biancorossi. E’ stato un rapporto che aveva reso felici, tifosi, ambiente e anche noi della stampa, ma che, per determinate circostanze, era meglio interrompere, sappiamo che fa male ammetterlo, ma, evidentemente, non c’erano più i presupposti per continuare, e in questi casi, laddove manca la reciprocità tra scelte tecniche e volontà di rimanere per fare il titolare, è meglio staccare, almeno provvisoriamente pur con la consapevolezza di segnare un vuoto nella vita quotidiana ed una nostalgia a cui ci si deve abituare e che si deve cercare di alleviare pensando al presente, continuando, magari, a far battere i cuoi per i colori biancorossi che, si sa, non sbiadiranno mai, né verranno mai ceduti a nessuna squadra. Anche solo in prestito con diritto di riscatto. Ciao Simone, Bari sarà sempre casa tua, ti aspettiamo anche perché “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”.

Massimo Longo

Massimo Longo

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