La Buoncostume del mondo

Cronaca

Anna Lombroso 

Se una volta erano i poliziotti del mondo, da ieri gli Usa ne sono diventati la Buoncostume.

Ce lo fa capire bene  il NYT con un affresco di Roger Cohen che  festeggia la fine dell’incubo e del primato dell’irrazionalità, ora “che, di colpo, c’è uno spazio mentale per pensare di nuovo”.

Gli fanno eco il Manifesto, che, nel giorno dei 100 anni del Pci, dedica la sua apertura alla celebrazione del “ripristino della democrazia” con foto del tandem trionfante, i giornali e la rete che ha seguito rapita lo show con le comparse uscite dal “Boss delle cerimonie”, in sgargianti falpalà, la bambina troppo cresciuta issata sul seggioline per recitare la poesia augurale al nonnino, la star sgangherata estratta temporaneamente da contesti trasgressivi, a ricordare l’happy birthday di Marylin, per alzare al cielo l’inno.

Sono tutti concordi – salvo 72 milioni di voti comunque attribuiti a quello che Cohen definisce l’impostore di genio, nostalgici come lui di un “qualche indefinito momento della grandezza americana, in cui i proprietari maschi bianchi comandavano da soli, le donne stavano a casa e il dominio globale degli Stati Uniti era incontrastato” – che con Biden inizia un nuovo corso della democrazia interrotta e vengono riaffermati codici morali.

È noioso ripetersi (ne avevo scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2021/01/09/pastorale-americana/) ma tocca ancora una volta ricordare  che si tratta di quelli dell’ideologia del politicamente corretto, di un pluralismo di superficie grazie al quale è più appagante l’emancipazione culturale dell’autonomia politica, da quando si è imposta la convinzione che i diritti fondamentali, ormai conquistati prima di noi, sono inalienabili e si può comodamente passare a quelli “aggiuntivi”, quelli “civili” che non intralciano il sistema, e il cui accesso è negato o è ininfluente per chi non ha pane, tetto, parola.

Così ormai si è disegnata un’anti- carta occidentale di valori a alto contenuto “estetico”, che con la sua narrazione e la sua spettacolarizzazione ispira  e sovrintende la creazione e affermazione di nuove élite, neo-liberal-con, più educate, più rinunciatarie, più adatte a fare proselitismo del fondamentalismo del mercato sotto i suoi stendardi arcobaleno.

Dopo secoli nei quali si è discusso dell’eterno conflitto etica capitalismo, morale e sviluppo, arriva a sistemare i casini del discutibile babau un esponente del progressivismo nelle vesti dell’apparentemente innocuo vegliardo e riesumare tutta la paccottiglia edificante dei padri pellegrini, dei fondatori, perlopiù avanzi di galera, di una società pronta a fornire occasioni formidabili a tutti, fuorché ai nativi, a integrare nel suo stile di vita gli aspiranti alla cittadinanza in una civiltà superiore, concessa a quelli che Malcom X definì i “negri da cortile”, oggi le donne che bucano, con le unghie e i denti dell’arrivismo machista, il soffitto di cristallo per sostituirsi a tracotanti maschi con inferiori standard di testosterone.

E infatti il primo segnale di questa moralizzazione è l’ingresso trionfale nella cerchia di governo insieme  ai finanzieri della Blackrock, la Roccia Nera, la più feroce e avida delle grandi corporation finanziarie, o insieme al capoccia della Monsanto, perfino della provvidenziale e propagandatissima transgender sottosegretaria alla Sanità, riconfermando così la profondità della voragine che divide economia e finanza, politica e pubblica amministrazione dalla società reale e perfino da quella parallela che ci viene mostrata.

E sebbene sarebbe consigliabile aspettare il primo bombardamento prima di formarsi un giudizio, si è fatto strada un unanime consenso per il “nuovo corso” segnato  secondo i commentatori da gesti epocali che sempre il NYT riassume così: “aderirà nuovamente all’Accordo di Parigi sul climate change; riaffermerà l’importanza dei valori americani, inclusa la difesa della democrazia e dei diritti umani…. rimetterà nel suo giusto posto la verità, di modo che la parola dell’America valga di nuovo qualcosa”.

E come?  ma è ovvio, secondo regole di dominio più moderne e accettabili. In effetti si è dimostrato più efficace l’azione della troika per smantellare la democrazia greca, per costringerla alla svendita dei suoi beni comuni, per farle rifiutare i prestiti russi e cinesi, perfino perché  uniformasse la forma e il peso delle pagnotte, allo scopo di favorire l’acquisto di pane precotto dalle major alimentari multinazionali, piuttosto delle sanguinose correità coi colonnelli.

A guardare i precedenti del vecchio “demiurgo” che dovrebbe ridare vigore alla democrazia americana quasi duecento anni dopo Tocqueville, non c’è da credere alla dismissione di quella componente  irrinunciabile dell’imperialismo fatta di energica convinzione tramite armi, associazione con tiranni sanguinari, repressione e stragi. E nemmeno all’abiura del suprematismo americano, ineducabile e irremovibile, che si dovrebbe realizzare attraverso, cito, la ricostruzione dei  “vacillanti rapporti con l’Unione europea e gli alleati in tutto il mondo”, sempre grazie alla Nato, all’infiltrazione in territori con invasioni commerciali sempre più esigue, a fronte di quelle di prodotti bellici come in Sardegna, Sicilia, per tener vivo il sogno di un Occidente dominante e della sua tirannia globale.

E difatti se l’elefante nella cristalliera aveva scelto come slogan: “Prima l’America”, Joe Biden ha gridato al pianeta ancora prima di mettere piede nello Studio Ovale che gli Stati Uniti “sono pronti a governare il mondo”. 

Per quello c’è da temere sempre qualche sussulto del bestione ferito dalla miseria nella quale sono sprofondati i ceti della middle class, dai senzatetto, dai barboni che piazzano provocatoriamente le loro coperte e i loro cartoni fuori dal Campidoglio.

Ma c’è da aver paura anche del pensiero unico dei satelliti  che non avendo saputo difendere le loro democrazie si accontentano delle imitazioni su Netflix, che temono l’ingovernabilità e la destabilizzazione preferendo l’immobilismo della paura e della coercizione, che credono alle balle spaziali spacciate da chi vorrebbe Assange in galera per 175 anni.