Poesia ‘Pane e…Quotidiano’

Arte, Cultura & Società

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Picture of Poet Robinson Jeffers sitting on rocks. (Photo by Nat Farbman/The LIFE Picture Collection via Getty Images)

20 gennaio Un giorno un uomo voltò le spalle al mondo, prese terra davanti al mare e costruì una casa per la donna che amava. L’uomo era un poeta. Si chiamava Robinson Jeffers, uno dei grandi poeti americani del secolo. La casa chiamata Tor House, era una torre di pietre su una rocca californiana, a Carmel, dove Jeffers morì il 20 gennaio 1962. Fu un poeta scomodo, ammirato da Charles Bukowski per la selvatica ruvidezza del suo verso. Molte delle sue opere sono scritte in forma epica o narrativa, ma lui è anche conosciuto per le sue poesie in versi brevi ed è considerato un’icona del movimento ecologista.

Stupore e gioia

Le cose di cui uno viene a noia – O, stanne certo
sono soltanto stupide finzioni!
Può mai un uccello stufarsi di possedere ali?
E io, fin quando dureranno vita e ragione,
(o quanto brevi!) mai abituerò
il mio cuore al ripetersi delle primavere,
le albe grigie, i tramonti delicati,
le infinite stelle volteggianti. Un puro stupore
dovrà sempre sgorgare in me nel vedere
declinare Venere; o il grande Orione, la cui cintura
è ornata di tre spille di oro bruciante,
ascendere il cielo invernale. Chi non ha mai provato
questa gioia stupefatta può ancora essere grande o buono:
ma non invidiarlo: non ha fortuna.

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