Maria Pia Latorre recensisce ‘Con dita di scriba’ di Simona Chiesi

Arte, Cultura & Società

Tomolo editore, pp. 71

In CON DITA DI SCRIBA, la poetessa toscana Simona Chiesi, utilizza tutta la sapienza di chi possiede il mestiere e gli attrezzi per raccontarci poeticamente la vita. Di fatti nella lirica-madre, che dà il nome alla silloge ella stessa si definisce “scriba” ma anche “mollica tenera assorta”, intendendo così, dotare di morbidezza ed essenziale sensibilità questa silloge.

È straordinaria questa operazione in cui la parola si fa mollica. Non è il semplice uso di una metonimia, ma una precisa sostituzione d’immagine in cui l’archetipo pane viene scomposto, trasformato, aperto, quasi spaccato con le mani per arrivare al suo cuore tenero, alla bianca, pura mollica. Già in “Scorrerie”, una delle prime poesie della raccolta, compare come similitudine questa straordinaria immagine della mollica tenera, che diventerà poi, coraggiosamente, nell’ultima poesie della silloge, vera metafora. Una metafora che ci parla di necessità primaria sfumata con le parole eterne della poesia. Uno dei motivi portanti della raccolta, a mio avviso, è il tempo, presente dalla prima all’ultima lirica.

Un filo che corre nascosto a partire dalla splendida prima lirica “Salva”, fino a trovare il suo pieno compimento nella poesia “Cacciavite a stella”, dove appunto, il cacciavite è l’oggettivazione del tempo e della sua azione.

Ma scorriamoli questi versi immersi nella temporalità e che ne scandiscono umanamente il suo corso: Salva i ticchettii degli orologi, Salva i meccanismi e le molle e le chiavette e le lancette degli orologi, nel rintocco lontano di un accordo, Gli occhi scandiscono, Vedrò poi/ come inventariare i frammenti, Il futuro non ha segni nei sentieri, La vecchia accartocciata/ cammina piano e cauta, la vita cambia più velocemente di me, se i meccanismi del tempo/ non si fossero ossidati,/ stretti da un cacciavite a stella, Sulla spiaggia rosata una conchiglia/ Forse un millennio potrà avere, e ancora tempo fermo in “Sulla mensola ” e in tante altre. Qui riporto “Tempo segreto ” dove il tema dello scorrere del tempo s’intreccia con quello dell’amore.

Tempo segreto

Ho un tempo segreto da regalarti,

un tempo di bisso prezioso,

invisibile agli altri,

Un tempo dilatato e fertile,

lievito che dirompente da scorza.

Un tempo che scorre infinitamente lenti

E che germoglia vitale ad ogni passo,

dove tu eternamente giovane

vivi nel mio sguardo gemmato,

ed è già vertigine.

La poesia di Simona Chiesi è estremamente elegante e regale, sontuosa come il brillio di stelle vestite a festa. È anche poesia silenziosa, felpata come passi di gatto, perché il bisbiglio è senza dubbio più forte e penetrante dell’urlo, e questo l’Autrice lo sa bene e lo pratica ancor meglio.

Un altro elemento dominante nella poesia della Chiesi, che danza col tempo, è la natura, a lungo osservata, con lo stesso sguardo attento di un impressionista francese ‘en plein air‘ e dunque con un’osservazione ripetuta nel tempo, a diverse luminosità, per renderne i tratti realistici. Splendida è “Rovi”, in cui amore e natura si amalgamano intimamente. E qui veniamo al terzo motivo fondante l’opera: il forte senso di realtà, che l’Autrice pone davanti a sé come principio a cui affidarsi e su cui poggiarsi saldamente,tanto da comporvi una lirica “Voglio donarti un paio di scarpe”, in cui afferma: -Alle favole non credere tutte le volte,/ ma l’immaginario sarà la tua molla sempre.- che si lega idealmente con gli ultimi versi di “Se…” dove scrive: Finalmente un porto/ tratto alla luce radente/ accoglierebbe la mia nave/

sperduta e errante.

Auguriamo a questa sensibile poetessa di trovare il suo porto sicuro, mentre la mente va ad “Allegria di naufraghi”…

Maria Pia Latorre

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