Dicono di se stessi

Diritti & Lavoro

di Matteo Brandi

Si definiscono “antifascisti”, ma censurano il pensiero altrui e approvano le limitazioni delle libertà personali.
Si definiscono “antirazzisti”, ma sono gli unici a dare peso al colore della pelle, giudicando il prossimo in base ad esso.
Si definiscono “democratici”, ma scavalcano le elezioni e sognano la fine delle sovranità nazionali.
Si definiscono “tolleranti”, ma attaccano con violenza chiunque non la pensi come loro, dal web alle piazze.
Si definiscono “progressisti”, ma stanno cancellando tutte le conquiste in materia di libertà di pensiero.
Si definiscono “acculturati”, ma vogliono riscrivere la Storia a seconda della loro idelogia.
Si definiscono “rivoluzionari”, ma agiscono, parlano e pensano sempre e solo come vogliono i grandi media.
Si definiscono “di sinistra”, ma distruggono i diritti sociali dei lavoratori, ubbidendo a multinazionali e grandi banche.
Si definiscono “umani”, ma sfruttano i migranti come manodopera a basso costo nei campi e santificano gli scafisti.
Si definiscono “competenti”, ma a furia di andare loro dietro l’Italia si è impoverita e deindustrializzata.
Si definiscono “cittadini europei”, ma dell’Europa disprezzano la Storia, la cultura, le radici e i popoli.
Si definiscono “cittadini del mondo”, ma sognano un globo in cui tutto è omologato e appiattito in nome dei mercati.
Sono la parte peggiore dell’umanità e credono di essere l’esatto opposto.