Anche Tinder chiude i profili degli assalitori di Capitol Hill

Scienza & Tecnologia

Dalla caccia all’appuntamento a quella dei pro-Trump. Gli uomini e le donne che hanno assaltato il Campidoglio rischiano, oltre all’arresto, di non avere più appuntamenti galanti: le applicazioni come Tinder e OkCupid – sfruttando il loro enorme archivio di immagini – stanno rimuovendo gli utenti coinvolti. Motivo: le norme vietano la promozione di atti violenti e illegali. Bando quindi – ha dichiarato un portavoce di Tinder – a “chiunque venga identificato” tra i partecipanti all’assalto. Ma non solo: le app di incontri, scrive il Washington Post, si stanno trasformando in territori di caccia all’uomo. Vengono utilizzate da molte donne per conversare con chi sembra abbia partecipato alla protesta, spingerlo a confessare il suo coinvolgimento e denunciarlo. Non è ancora chiaro se polizia ed Fbi stiano utilizzando le segnalazioni per individuare i rivoltosi.

L’ondata di profili pro-Trump

Nella città di Washington, Joe Biden ha ottenuto il 93% dei voti. È quindi piuttosto raro incontrare un sostenitore di Trump per strada, figuarsi individuarlo su Tinder. Nei giorni precedenti e successivi al 6 gennaio, però, diverse utenti intervistate da TheLily (testata che fa capo al Washington Post) hanno notato un’anomala presenza di uomini che, nelle foto del profilo, indossavano cappellini “Make America Great Again” o dichiaravano di essere “a Washington per pochi giorni”, accompagnando la breve descrizione con “Stop the steal” (il nome della teoria secondo la quale le ultime presidenziali sarebbero state una frode).

A caccia su Tinder

Il 7 gennaio, una delle utenti, Alia Awadallah, ha confermato su Twitter di aver notato “un’invasione” di profili pro-Trump, con buona probabilità coinvolti negli scontri a Capitol Hill. In alcuni casi erano identificabili grazie agli indumenti, in altri – semplicemente – lo dichiaravano in modo aperto. Da qui è partita la caccia: le utenti hanno accettato una corrispondenza con i profili sospetti non per interesse personale ma per aprire una conversazione e ottenere una confessione. Manovra che, a quanto pare, non avrebbe richiesto troppo sforzo: buona parte dei riottosi si è mostrata orgogliosa delle proprie azioni, senza badare alla possibilità di essere identificato e denunciato.

Non solo appuntamenti

Come successo per i ban di Trump, la caccia sulle app d’incontri ha diviso il pubblico. E, proprio come successo nei casi di Facebook e Twitter, solleva un tema che non si esaurisce con un appuntamento. Da un parte c’è chi sostiene le ronde digitali, in nome della legalità. Dall’altra ci sono le preoccupazioni per la privacy e la libertà d’espressione: gli utenti, trasformatisi in detective dilettanti, potrebbero mettere a rischio la libertà di individui che con l’incursione nel Campidoglio non c’entrano nulla. Lo scenario peggiore sarebbe quello di una falsa corrispondenza tra un selfie su Tinder e un volto individuato tra la folla del 6 gennaio. In ogni caso, ci sarebbe il rischio di un’attenzione particolare nei confronti di alcuni utenti motivata dalla sola appartenenza politica: indossare un cappellino rosso con scritto “Make America Great Again” non può essere motivo d’arresto né di bando da un’app. Sullo sfondo, infatti, c’è sempre la questione del potere delle grandi piattaforme tecnologiche: basta un clic per silenziare una voce o, come in questo caso, limitare la possibilità di incontrare nuove persone.  

Fonte: AGI