La poesia nei versi del “Favonio” 2020 – un’antologia di 5 poeti italiani e 1 moldava a confronto

Arte, Cultura & Società

Giovanni Mercadante

Nella collana di Poeti del Nuovo Millennio  di Aletti Editori/Villanova di Guidonia (Roma), un’antologia di 5 poeti italiani e  una moldava: Marina Bertozzi, Massimo Cenci; Marco V. Dal Fara, Santina Folisi, Veronica Verdirame e Crina Popescu.

Una polifonia di suoni di parole a sublimare lo spirito e a gratificare l’anima. Due entità diverse che convivono nello stesso involucro: il corpo umano. Le parole utilizzate dai poeti nelle loro liriche sono gioielli che incorniciano  la comunicazione.

Artigiani che fabbricano parole e suoni, come i fabbri che plasmano il ferro alla loro volontà, o l’orafo che cesella le pietre preziose per creare un’opera d’arte.

I poeti sopra indicati dimostrano grande maestria con la parola e lo fanno rendendo complice il “vento”, il favonio, parola che deriva dal tedesco “Foehn”,   proveniente dal Sud; insomma un vento rigeneratore, portatore di nuove linfe vitali, da associare  idealmente e plasticamente all’immigrazione.

Questi artisti della parola sono messi a confronto in uno spazio temporale. L’introduzione dell’editore Giuseppe Aletti fa capire come la Poesia è sempre alla base del mutamento culturale che ci porta a scoprire nuovi territori, altre culture, lettori e autori.

La prefazione di Alessandro Quasimodo, conosciuto dallo scrivente a Città di Castello alla mia premiazione sul saggio “Altamura e il suo Pane D.O.P.”/2014, figlio del grande poeta siciliano Salvatore Quasimodo, afferma che i componimenti di questi poeti sono un viaggio nel mondo, i cui versi sono trasportati da un elemento invisibile: il vento. A seguire le prefazioni di Francesco Gazzé e Alfredo Rapetti “Mogol”, quest’ultimo paroliere e  pittore,   figlio del grande Giulio “Mogol”, paroliere per eccellenza della musica italiana. Associa il vento al viaggio e quindi a conoscere nuovi mondi, nuove persone, da qui l’arricchimento culturale.

La parola vento  è il filo conduttore di questa antologia.

Marina  Bertozzi, veneziana di nascita, ma di cultura  “scaligera” e trevigiana, evidenzia un forte legame con il mare. I suoi versi sono di soave leggerezza e bellezza. Nei caroselli creati dal vento, i suoi capelli danzano tra le guance infuocate; le foglie d’autunno, sebbene appassite, senza vita, si rincorrono agitate da un alito di vento, danzano, per poi fermarsi; sollevate da una raffica di vento riprendono la loro danza disordinata per accasciarsi definitivamente a terra. Le parole sono degli affreschi, dei disegni, delle immagini.

La Bertozzi inoltre gioca con le parole ne “Le storie del vento”: suoni, voci; tra alberi e foglie si ascoltano le storie della gente, le imprecazioni dei passanti. Insomma, il vento è capace anche di spiare le frasi  d’amore, le ipocrisie e i falsi giuramenti. E poi il “Volo delle nuvole”, il sogno di chi insegue una nuova vita, purtroppo infranto dal vento che lo risveglia senza patria e identità.

Massimo Cenci di Rapallo (Genova), maestro di fotografia, appassionato di musica, insegue l’emotività che trasmette con la forza  delle parole.  Nel “Vampiro”, dai versi duri, come lame incandescenti invoca questa entità malefica gridando “svuotami tutto, non chiedermi nulla, voglio sparire”; col cuore spezzato  chiede aiuto al vento per volare sulla sommità del mondo.

Cenci nelle  “Gabbie” affronta un altro tema scottante con riferimento allo sfruttamento degli extracomunitari, schiavi in Puglia, nella terra dei pomodori sporchi di odio e di speranze perdute.

Marco V. Dal Farro, di Belluno, poeta e cantautore italiano, legato a storie di guerra e tradizioni delle Dolomiti, ma con occhio attento alla letteratura più aulica: Romanticismo, Verismo, Realismo, Decadentismo, Futurismo, insegue anche la musica con i suoi testi poetici, di cui ha pubblicato due album nel 2019 e 2020.

Santini Folisi di Caronia (Messina), laureata in Giornalismo, poetessa, scrittrice, vincitrice di numerosi riconoscimenti e premi letterari; nella raccolta “Perdersi in un raggio di vento” la sua poesia incontra le donne coraggiose; e nel tempo del Covid i suoi versi invocano “Maria” affinché possiamo uscire dal coronavirus e ritrovare il calore della famiglia; senza dimenticare una stilettata alla Cina rea di aver infettato l’Italia e molti altri paesi del mondo (Male senza eguali).

Veronica Verdirame  di Ragusa (Sicilia), laureata in Pedagogia con un ricco curriculum come poetessa e scrittrice, e vincitrice di concorsi.

Nella sua ricca raccolta di componimenti, uno spazio speciale è dedicato  alla parola come nasce,  con un eufemismo significativo: “Il parto”: un travaglio che affligge le membra e contorce i pensieri, fino a quando non partorisce la parola,  il foglio si tinge di inchiostro; e il libero canto spiega le ali.

Crina Popescu nata in Moldavia (1992), a Verenjeni, distretto Telenesti, laureata in filosofia, vive in Piemonte; poetessa, scrittrice, traduttrice e attrice ha collezionato  finora una serie di  premi prestigiosi e riconoscimenti in concorsi internazionali, tra cui in Italia. Dal 2016 è membro dell’Unione degli Scrittori della Repubblica Moldova ed è uno tra i più giovani accreditati dell’Unione dei Giornalisti Professionisti della Romania. Nel 2013 ha interpretato il ruolo di Maria di Medjugorje nel lungometraggio “Veritas Splendor”, un film del regista pugliese Ninio Cramarossa, prodotto dalla Naif Film.

La Popescu, una bellissima ragazza, di animo estremamente sensibile, nella sua dedica allo scrivente dichiara “che le anime della stessa luce quando vengono al mondo, attraversano la via della poesia”. Nella sua raccolta, una poesia è dedicata alla cugina Galina Popescu, una madre diventata Cielo; fino a quando il vento ci rimetterà le ali, una madre morirà. Nella sua lirica   pone addirittura  “le ali alla lacrima”.