Gianna Nannini non favorisce la vita sociale

Diritti & Lavoro

LANGHIRANO (Pr) –  Gianna Nannini, la celebre star del panorama musicale italiano, ha lanciato il suo nuovo brano.  Il pezzo musicale è accompagnato da un video in cui agenti di polizia si ritrovano raffigurati con la faccia da maiale. Nel frattempo, le aggressioni nei confronti dei tutori dell’Ordine e della Sicurezza pubblica non si arrestano. Gli operatori di Polizia, intanto, continuano a subire diversi tipi di violenza. I poliziotti non sono orde armate che si aggirano nelle città, bensì difensori posti a tutela dei cittadini. In una Repubblica parlamentare, che senso ha il richiamo alle falangi di maiali armati di scudi e manganelli, pronti a sprigionare tutta la loro violenza e cattiveria, come mostrato nella clip?

In tal modo, la brava cantante Nannini potrebbe vilipendere le forze dell’ordine. La questione è ben diversa e le statistiche dicono altro. L’Osservatorio dell’Asaps pubblica il tragico bollettino di guerra, con le allarmanti cifre delle aggressioni fisiche perpetrate ai danni di chi indossa una uniforme di Stato. Il Paese è già attraversato da tante difficoltà e sofferenze. Non ve ne era bisogno. Di ciò, pare non importare a nessuno e la sensazione è quella di una normale prassi quotidiana, che può e, forse, deve accadere.

Ebbene, crescono le aggressioni: nel primo semestre 2020, sono stati 1414 gli attacchi fisici, segnando un più 20,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Tanto è stato durante il confinamento obbligato (lockdown) degli italiani a casa, con il traffico tendente quasi a zero e gli incidenti in calo di oltre il 50%.

Delle aggressioni, il 40%  è stato causato da stranieri, il 28,6% da ubriachi, il 14,3% con armi proprie o improprie. Questi sono i dati rilevati dall’Osservatorio Sbirri Pikkiati dell’Asaps. Con il costante afflusso illegale di immigrati clandestini, ogni giorno arrivano nelle nostre città individui che quasi non parlano la lingua italiana, non hanno un lavoro regolare, e parte di loro con dipendenza da alcool e droga. Nessuno vuole generalizzare. Ma le agenzie di informazione evidenziano che, di loro, diversi, sono manovalanza delle organizzazioni criminali, nazionali ed internazionali. L’approccio con gli immigrati-quindi- risulta problematico e complesso.

Nel 2017 la legge numero 110 ha introdotto anche in Italia il reato di tortura, precisamente all’articolo 613 bis e 613 ter del Codice penale. Con pene molto elevate, il nuovo reato è subito apparso più come un manifesto ideologico contro le forze di polizia, lasciandole vulnerabili a strumentali denunce da parte di chi tende a delinquere.

Certo, l’azione della Magistratura va rispettata: e le sentenze di merito che spesso non incidono granché nel sanzionare aggressioni sempre più brutali?

Nella cornice appena delineata in cui operano le Forze di Polizia, deputate all’arduo compito dell’Ordine e della Sicurezza pubblica, la musica dovrebbe trasmettere ben altri messaggi, piuttosto che istigare alla violenza. Nessuno vuole credere che “una canzone d’amore scateni tutto questo odio”. Chissà  che una attenta riflessione porti a modificare il video incriminato.

Matteo Impagnatiello