Il populismo ammazza la democrazia e i suoi cittadini

Politica regionale, nazionale e internazionale

La democrazia è faticosa, faticosissima, e spesso poco efficiente. Ricomporre fratture apparentemente insanabili e trovare cose in comune richiede sforzi immani. Dovrà essere fatto, visto che l’alternativa è la guerra civile.

Vignetta del 1896 in cui William Jennings Bryan, convinto sostenitore del populismo, ha ingoiato il simbolo del Partito Democratico d’America. / US “Judge” magazine, 1896., Public domain, via Wikimedia Commons

Il populismo è l’anticamera dei fascismi e una delle piu’ gravi minacce alla democrazia, con il suo disprezzo per il pluralismo, l’antiscientismo, il giustizialismo, la propaganda basata su falsità, il linguaggio rabbioso e  apocalittico. Da Le Pen a Orban, da Grillo a Trump, il nazional-populismo ha la ricorrente abilità di ipnotizzare e galvanizzare decine di milioni di elettori, individuando nemici da linciare in piazza e vendendo idee reazionarie per rivoluzionarie.

“Aboliamo il Parlamento” è il mantra dell’internazionale populista. Oggi come allora, si invoca un leggendario “popolo” che si contrappone e lotta contro le élite corrotte che lo opprimono. E siccome il “popolo” è uno e indivisibile, non puo’ che ripudiare il pluralismo partitico di una democrazia liberale, che nel Parlamento o Congresso trovano la loro massima espressione istituzionale. “Vogliamo il 100 per cento”.

I molti elettori vulnerabili alla retorica populista non sono tutti uguali, ovviamente, anche se diversi studi ne hanno evidenziato alcune caratteristiche: un tasso di istruzione mediamente piu’ basso della media degli elettori, e una certa avversione nostalgica al cosmopolitismo (diversità etnica, economica, culturale, turismo, ecc.).

Alcuni di questi elettori, ci si augura una minoranza, si radicalizzano e sono pronti anche ad agire fino alle estreme conseguenze. Li abbiamo visti a Washington in queste ore.

Ma una buona parte degli elettori suscettibili al virus populista non ha alcuna intenzione di macchiarsi di sangue. Piu’ banalmente, sottovaluta il pericolo populista, e cosi’ lo asseconda e lo nutre. Spesso non è in grado di distinguere una democrazia liberale dalle altre “democrazie”, ed è quindi pronta a rinunciare a garanzie fondamentali come il divieto vincolo di mandato, la libertà scientifica, la libertà di stampa, la presunzione di innocenza. Molti di loro vedono nel discorso populista un pungolo benefico e giovanilista di fronte alle “lungaggini” del sistema democratico. Sono convinti che votare non sia l’esercizio del dovere civico di selezionare con la massima attenzione i rappresentanti per sé e per l’intera comunità; per molti di loro, votare significa esprimere se stessi e il proprio stato d’animo, le proprie antipatie, anche le piu’ superficiali. Da una parte chi considera il proprio voto come se da esso dipendesse il futuro della comunità, dall’altro chi vota per mandare a fare in culo qualcuno.

E’ a questi elettori e concittadini che bisogna parlare e chiedere di riflettere, di ripensare al modo con cui si pongono davanti alla scheda elettorale e alla comunità democratica di cui fanno parte. Vi rendete conto che anche la piu’ antica e solida democrazia sulla Terra è stata messa in ginocchio dal populismo? Vi rendete conto che, in quella democrazia, decine di migliaia di esseri umani sono morti a causa della propaganda antiscientifica contro mascherine e distanziamento del populista in chief? Riuscite a capire che se non fosse stato per la coraggiosa azione di scienziati, medici, politici e cittadini responsabili, sommersi da insulti e minacce populiste, sarebbe andata ancora peggio?

Il populismo e l’ignoranza ammazzano: ammazzano la democrazia, e ammazzano le persone.

La democrazia è faticosa, faticosissima, e spesso poco efficiente. Ricomporre fratture apparentemente insanabili e trovare cose in comune richiede sforzi immani. Dovrà essere fatto, visto che l’alternativa è la guerra civile.

Nel frattempo pero’ la democrazia va difesa con la massima forza. Nell’immediato, schiacciando con tutta la potenza di fuoco dello Stato di diritto gli organizzatori di atti violenti e sovversivi, compresi i loro mandanti. Nel lungo termine, lavorando sul sistema educativo per formare cittadini meno ignoranti e quindi meno suscettibili alla perpetua televendita populista.  Infine, ripensando al ruolo dei social media nel dibattito politico, prendendo atto che sono diventati il cavallo di troia non solo dei populisti e dell’antidemocrazia, ma anche di potenze straniere (Russia in primis) che quel populismo lo sostengono e lo finanziano per i loro tornaconti.

Ma la magistratura, la legge, la Costituzione da sole non possono farcela. Senza un diffuso senso di responsabilità individuale per le sorti della comunità democratica, senza quei guardrail non scritti della democrazia liberale che i populisti ignorano e spesso disprezzano, siamo tutti a rischio. Per questo, un grazie profondo a tutti coloro che non si sono lasciati trascinare dall’inganno populista, che lo hanno riconosciuto e rifiutato sin dall’inizio. Siete voi i veri guardrail della democrazia.

Pietro Moretti, vicepresidente Aduc