Whatever it takes. Fare tutto il necessario, e anche più. L’ormai storica battuta con cui l’allora presidente della BCE Mario Draghi sulla necessità di fare ogni sforzo per equilibrare l’economia europea, oggi diventa l’unico commento di fronte alla brutale e pacchiana arroganza dell’ultima uscita di facebook: è possibile localizzare l’incubazione del virus con 14 giorni di anticipo, ma dovete pagare. Con addirittura allegato anche la bozza di contratto.

Gia qualche settimana fa il New York Times aveva dato notizia che ad Harvard avevano sperimentato un algoritmo che sulla base dei dati di Google e Twitter può georeferenziare il contagio con 14 giorni di anticipo. Ora facebook trasforma l’esperimento in un servizio a tassametro, dove le vite umane salvate vengono regolarmente fatturate, in un’apposita mail : aiforcasting@fb.com , scrivere per avere i dati del bonifico. Infatti come per ogni prodotto che si rispetti è allegato il foglietto delle istruzioni che indica come la magia sdia resa possibile, quasi banale, elaborando con algoritmi di intelligenza artificiale una massa poderosa di dati epidemiologici incrociati con i dati demografici, comportamentali e di sentiment , raccolti sul social e riferiti a quello specifico territorio.

Come spiegano i programmatori del social di Mark Zuckerberg è possibile calcolare con estrema precisione il configurarsi delle condizioni epidemiologiche e cliniche di un possibile centro di incubazione del virus, con un anticipo che varia dai 14 ai 20 giorni, integrando anche i tempi di evoluzione del contagio. Un tempo che permetterebbe , sul territorio, di predisporre l’accoglienza delle strutture mediche, oltre che di allertare reti decentrate, dai medici alle farmacie, ai centri per i tamnponi, in modo da poter fronteggiare la spallata dell’epidemia.

Senza farsi velo di alcune emotività, facebook illustra come sia possibile prevenire ogni emergenza improvvisa “combinando reti neurali ricorrenti con un modello autoregressivo vettoriale”. Inoltre, aggiungono gli addetti commerciali del social per invogliare i compratori, “addestriamo il modello congiunto con uno specifico schema di regolarizzazione che aumenta l’accoppiamento fra le regioni”. Un sistema che, come riconoscono esplicitamente gli stessi venditori, è simile all’uso del modello di casualità di Granger come bias relazionale induttivo.

Al netto del latinorum informatico , tutto questo sfoggio di calcolo matematico comunque è basato ed alimentato sulla massa di dati provenienti al social da ogni singolo utente di quell’area geografica, o comunque connesso e collegato a quel territorio, ossia un patrimonio relazionale di cui facebook ha parzialmente l’uso ma sicuramente non la proprietà e tanto meno la possibilità di rivenderlo a terzi. Ma in questa fase forse fra il dito e la luna è bene guardare innanzitutto al bersaglio grosso: facebook ci informa che da almeno vari mesi sta accumulando capacità per georeferenziare in anticipo la dinamica della pandemia, mostrandoci anche dove ha condotto i suoi esperimenti, travestiti da missioni umanitarie, ovviamente nei paesi africani

Ora la domanda è: fino a quando una tale risorsa può rimanere matrimonio dell’ufficio commerciale di facebook? Fino a quando saremo ridotti a continuare a giocare a flipper con l’app Immuni mentre facebook, ma lo stesso è in grado di fare Google, detiene i dati e i software per comporre mappe predittive dei focolai futuri della malattia ? Quanti morti ancora sono necessari per capire che , come hanno chiesto a gran voce scienziati come il primario del Sacco di Milano Massimo Galli e il professor Andrea Crisanti, è indispensabile dotarsi di informazioni complete, che integrino anche il corredo di dati dei social per anticipare il Covid 19, e non limitarsi a contare ricoveri e vittime ? Se avessimo la possibilità, con un’azione concertata fra Europa e Stati nazionali che assicurano contratti lucrosi ai grandi gruppi della Silicon Valley, di ottenere almeno la condivisione dei dati più utili per georeferenziare il contagio, anche la prospettiva di un possibile lockdown sarebbe meno difensiva e puramente passiva ma potrebbe preludere ad una nuova organizzazione sul territorio per prevenire e mitigare gli effetti esponenziali della malattia. Se solo è possibile farlo è indispensabile farlo. Oggi non domani: whatever it takes.

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