Diritti & Lavoro

Quale scuola vogliamo: di Stato o alla carta? Decidete subito, l’ ignoranza genera  mostri

In questa fase storica che dura ormai da un anno tutte le famiglie sono confuse una volta che le Regioni  hanno deciso a macchia di leopardo su quando riaprire oppure come nel caso della Puglia, lasciare alle famiglie, ai genitori, che con l’iscrizione hanno già delegato alla scuola l’educazione dei figli,  di assumersi la responsabilità se ritenere le scuole sicure o esporre i figli al contagio o farli seguire a distanza. Risultato: il caos. Il dilemma è ancora più delicato perché coinvolge fasce di minori da sei a tredici anni.

Ancora una volta la competenza concorrente crea confusione in chi deve applicare le norme con il rischio di incorrere in sanzioni senza esserne consapevoli. Allora vengono spontanee alcune domande di buon senso la cui risposta va data al cittadino dal governo nazionale e locale:

  • La scuola è un ambiente sicuro, in quell’edificio la dirigenza scolastica è in grado di assicurare il rientro in sicurezza? Se la risposta è sì, si torni a scuola; se non vi sono le condizioni si fornisca alla scuola presìdi sanitari o si allerti le ASL per vaccinare tutto il personale scolastico, non potendo essere vaccinati i minori di sedici anni.
  • I trasporti nelle regioni sono sicuri? Nel senso che, sono stati predisposti un numero sufficiente di mezzi e personale per portarli distanziati e in sicurezza? Non ancora e quindi gli assessorati regionali ai trasporti verifichino in 48 ore se ci sono condizioni di sicurezza e le garantiscano nelle ulteriori 48 ore;
  • Il piano tamponi è stato predisposto per tutto il personale scolastico e gli alunni delle singole scuole? In alcune scuole si è iniziato e quindi si prosegua.

La categoria più esposta sono i docenti, mal pagati che lavorano h.24 e sono gli ultimi ad essere informati. Si parla di lavori usuranti ma la categoria dei docenti non rientra, l’insegnante non è forse usurato abbastanza dagli alunni, dai genitori, dai dirigenti scolastici, vittima della DAD e della lezione in presenza in contemporanea.

“Nessuno è obbligato ad andare a scuola” ma mettetevi nei panni di un povero docente che ogni mattina nell’ora di lezione deve fare appello dei presenti, di quelli in DAD e assicurare che tutti abbiano condizioni di ascolto. Nessuno scambia la veste e i docenti sono alla mercé di altri.

In tutte le regioni la campagna elettorale ha impegnato i candidati a dimostrare che  avevano le soluzioni  ai problemi una volta eletti…adesso dimostrino di essere in grado di adottarle, a costo di sacrificare tempo h.24  per meritare le copiose indennità per cui sono lautamente retribuiti. I cittadini richiedono anche la bacchetta magica se necessario o meglio che si segua una stella polare, quella stessa che orientò i magi e se necessario tornare da altra strada come fu loro indicato.

Molti plaudono a queste affermazioni ma poi non sentendosi chiamati in prima persona con nomi e cognomi pensano che spetti ad altri attuare l’esercizio virtuoso della complessa macchina. Sbagliato!

In tutto questo calderone la cosa che stizzisce di più sono i tempi della comunicazione. Fidando su internet ci si arroga il diritto di comunicare le decisioni a meno di ventiquattrore con tutti incollati agli smartphone per comprendere cosa fare. Il teatro dell’assurdo dove aspettare Godot, è prassi, anche se Godot non arriverà. Ed ecco che ci si scambia nelle chat il messaggio salvifico : si fa così e tutti sono contenti.

Il popolo italiano è un popolo di persone civili, mi auguro con tutto il cuore,  che non assalterà mai le istituzioni della democrazia come purtroppo  stiamo assistendo nella celebrata democrazia americana. Liquidare quanto accaduto come una manifestazione di folclore è sbagliato se si pensa che ci sono già cinque morti e molti degli assalitori erano ben noti alle forze dell’ordine.

Ma dare risposte è doveroso perché se l’Italia è uscita dalla stagione buia del terrorismo è soprattutto perché persone in carne ed ossa, politici, sindacalisti, operai, forze dell’ordine, dettero testimonianza in vita di lasciare opere buone e sconvolsero i loro assassini più da morti che da vivi. Aldo Moro sconvolse per la sua maturità i rapitori per la sua volontà di capire oltre ogni limite le ragioni del malessere. Nel 1976, due anni prima di essere ucciso, in un convegno lo statista ricordava che una mamma chiedeva un lavoro per il figlio e Lui rimaneva sconvolto perché nel 1976 si chiedesse un lavoro e non il lavoro in base al  curriculum vitae.

Porsi questi problemi aiuta a orientarsi nella direzione giusta per risolverli. In valori assoluti gli o molti giovani hanno rinunciato a cercare lavoro occupati stanno diminuendo sempre più in meno nel confronto con lo stesso periodo dell’anno scorso. Chiediamoci il perché e forse il paese riuscirà a dare risposte se sapremo porci le domande giuste al senso di questa esistenza che non va sprecata perché legata agli altri, alle vite degli altri.  Basterebbe per cominciare adottare la decretazione d’urgenza solo con uno strumento, i decreti leggi previsti dalla Costituzione, abbandonando la logica dei DPCM che tanto hanno fatto discutere ed evitando di adottare decisioni da un giorno all’altro che uccidono quanti vogliono ripartire in sicurezza. La conoscibilità delle norme diventa una dei criteri fondamentali di una democrazia e se non ho avuto il tempo di conoscere la norma per poterla applicare come può lo Stato pretendere una puntuale applicazione della stessa. I politici invitano alla calma ma anche questa viene trovata se ci sono segni tangibili sui ristori economici in tempi brevi.

Attenti, il rischio di produrre una generazione di ignoranti è dietro l’angolo, creando mostri, ammalati di individualismo e incapaci di relazionare. Pensiamoci, ma non troppo e agiamo di conseguenza. Il potere politico ascolti, altrimenti a breve non esisterà neppure quello.

Per riprendere il titolo di un famoso dipinto nel 1797 Francisco Goya dipinse un’acquaforte intitolata “El sueno della razòn produce monstruos” e Renato Guttuso l’attualizzò in maniera mirabile in un dipinto celeberrimo dallo stesso titolo “Il sonno della ragione genera mostri” all’indomani della strage di Bologna del 2 agosto 1980.

Dario Felice Antonio Patruno

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