La crisi è rischiosa ma chiudere gli occhi è peggio

Diritti & Lavoro

Spiace per quelli che “è sempre tutta colpa di Renzi”. Questa volta, nella disputa che lo contrappone a Conte, Matteo Renzi ha ragione da vendere.

Renzi parla durante il congresso del Partito Socialista Europeo a Roma, 2014 [SPÖ Presse und Kommunikation, CC BY-SA 2.0 , via Wikimedia Commons]

C’è poco da stare allegri. Nel pieno della pandemia, del piano di vaccinazioni che dovrebbero portarcela via, della crisi economica e dei provvedimenti relativi al recovery fund che dovrebbero scacciarla, ecco il braccio di ferro tra il presidente del consiglio, Conte e l’ex, Matteo Renzi. Ancora un tributo a una delle nostre peggiori tradizioni: non stare uniti contro un nemico esterno, ma rigorosi divisi senza affrontarlo con il massimo delle forze.

Spiace per quelli che “è sempre tutta colpa di Renzi”.  Questa volta, nella disputa che lo contrappone a Conte, Matteo Renzi ha ragione da vendere. Ha ragione sul Recovery fund, che non può essere trattato come fosse una cosa privata, affidandolo a persone che debbano rispondere, a concedere tutto, al presidente del consiglio. Ed ha ragione sulla questione dei servizi che non possono essere alle dirette dipendenze del medesimo presidente del consiglio, come se fosse in concorrenza, quanto a cumulo di incarichi, niente-popo-dimeno che con Domenico Arcuri. Quanto alla richiesta di utilizzare il Mes per dare respiro al sistema sanitario, appare ridicolo non essere d’accordo perché lo dice Renzi, quando, fino a ieri, tutti ne erano convinti, salvo i 5Stelle.

A quelli che si apprestano a riempirci di contumelie per avere osato insinuare che Renzi possa avere anche ragione, diciamo, senza animosità, andate pure a quel paese. Perché nemmeno cinque anni fa, prima che perdesse il suo referendum sulla riforma della Costituzione, a chiunque sfuggisse qualche critica all’allora presidente del consiglio, capitava di ricevere una quantità incommensurabile di improperi. Tanto che ora viene da ridere di fronte all’astio e alla acrimonia nei confronti dell’ex sindaco di Firenze. Perché i numeri sono numeri, e di lì non si scappa. Renzi, nel pieno del suo splendore e delle lusinghe dei soliti ruffiani in servizio permanente effettivo, prese i voti quasi di un italiano su due: il 41%. Ora, viene esecrato, stando ai sondaggi, da 97 italiani su 100.  Dunque, è matematico: tra coloro che ora si scagliano contro, non pochi lo hanno osannato e sostenuto.

Sarebbe più producente per tutti discutere nel merito dei problemi sul tappeto, non delle intenzioni o delle “sbruffonate” di Renzi. Almeno questa volta dice quello che moltissimi pensano. E che non è polvere da nascondere sotto il tappeto. Dunque, se ne discuta, costi quello che costi. Sarà pure rischioso. Può darsi che si trovi una via di uscita che riguardi la sostanza dei problemi e anche gli assetti del governo; oppure che nasca un nuovo esecutivo; e persino che lo sbocco siano nuove elezioni. Tutte soluzioni che comportano rischi. Ma andare avanti nascondendosi la realtà, solo per non fare emergere i contrasti, tra le varie soluzioni è proprio la più rischiosa.

Nicola Cariglia