Corrado Alvaro “La favola della vita mi interessa più della vita stessa”

Arte, Cultura & Società

di Stefania Romito

Corrado Alvaro è senza dubbio tra i più interessanti letterati del primo Novecento. Ed è a lui che Pierfranco Bruni ha dedicato uno dei suoi libri più belli: “Il viaggio accanto”, edito da Ferrari Editore. Dello scrittore calabrese, suo conterraneo, Bruni tende a metterne in evidenza l’aspetto metafisico sostenendo che Alvaro non è uno scrittore verista, bensì un autore che si avvale di una scrittura metafisica. Suggerisce, infatti, di reinterpretare Corrado Alvaro basandosi non tanto su “Gente in Aspromonte” (che rappresenta uno spaccato realista della condizione della gente di Calabria in quel determinato periodo storico) bensì su un testo di grande rilevanza dal carattere prettamente esistenzialista: “L’uomo nel labirinto”. Un romanzo che manifesta il senso di inquietudine di un uomo che vive una condizione di estraneità di fronte a una realtà storica in continua trasformazione.

Siamo nel primo dopoguerra. Il conflitto mondiale ha velocizzato il processo di modernizzazione. Si verificano trasformazioni epocali come l’avvento dell’industria, delle macchine e profondi cambiamenti da un punto di vista politico. L’uomo vive un profondo disagio esistenziale acuito anche da una differenza di cultura che deve essere accettata dal protagonista che rispecchia in parte la vita stessa dell’autore.

“L’uomo nel labirinto” è un romanzo metafisico-esistenzialista che costituisce uno spartiacque tra la letteratura di fine Ottocento, di stampo prettamente verista, e la nascente letteratura del Novecento più intimistica e introspettiva.

Alla base della sua ricerca poetico letteraria troviamo due aspetti di fondamentale importanza in Alvaro: il paese e l’infanzia costantemente vissuti nell’ambito di una dimensione magico-onirica. La sua stessa Calabria viene concepita in una visione romantico-decadente. Quelle stesse atmosfere che ritroviamo nelle “Poesie grigioverdi” confluite in seguito nel romanzo “L’uomo nel labirinto”. Un libro, come fa notare Bruni, connotato da una scrittura prettamente europeista. Molto simile a quella dei grandi protagonisti della letteratura internazionale (Kafka, Joyce, Proust, Mann).

L’uomo di cui narra Alvaro è un individuo alla costante ricerca della propria identità, intesa come espressione dell’individualità. Ciò lo induce a far frequente ricorso a ricordi appartenenti alla propria infanzia che fungono da tasselli per ricostruire la sua identità. Questo aspetto lo ritroviamo in maniera evidente soprattutto ne “L’età breve”, il primo romanzo appartenente al ciclo delle “Memorie del mondo sommerso”.

L’altro tema fondante in Alvaro, comune alla poetica bruniana, è il tema del viaggio. “L’uomo nel labirinto” è il viaggio esistenziale del protagonista all’interno delle tre tappe nodali della sua esistenza: infanzia, giovinezza, maturità. Alla base del viaggio in Alvaro vi è sempre la fuga, l’abbandono. Nel labirinto della sua esistenza l’uomo alvariano cerca costantemente la fuga, una via d’uscita, per poi essere catturato.

“Viaggiare” per Alvaro è un veleggiare all’interno delle memorie di ciò che non si è dimenticato. Un navigare costante tra dimensione storica ed estetica. Un percorso itinerante attraverso le culture del Mediterraneo alla ricerca di punti di contatto tra popoli ricchi di fascino e di storia come i Greci, gli Arabi, gli Albanesi, gli Armeni, i Bizantini. Tutte queste culture abitano il magico mondo di Alvaro, scopritore di favola e di sogno attraverso il viaggio.

Uno scrittore, dice Alvaro, “è come un pescatore che lancia una rete nella propria anima per catturare simboli per poi trasformarli in emozione, in parola, in riflessione”. Lo scrittore deve utilizzare il linguaggio non tanto per riproporre in maniera oggettiva la realtà, bensì per creare dimensioni metafisiche che seguono percorsi onirici ed esistenziali. Il motto di Alvaro, infatti, è: “La favola della vita mi interessa più della vita stessa”.

“L’uomo nel labirinto” è un uomo che si perde e che si ritrova proprio attingendo alle memorie, ai ricordi legati alla sua infanzia. Un uomo che vive il Mediterraneo come un piccolo grande paese nel quale cercare e ritrovare gli odori, i sapori, gli usi, i costumi e i linguaggi della sua terra di origine. Aspetti che costituiscono agganci poetici ai quali aggrapparsi per poter vivere tutto questo nella dimensione del sogno, della favola, del mito.

s.romito@corrierepl.it

redazione@corrierenazionale.net