Tora tora tora

Cronaca

Per dirla in due parole sta stravincendo un modello asiatico che al di là delle differenze formali di ideologia e regime sa trovare al suo interno una maggiore coesione grazie anche alla presenza massiccia dei poteri pubblici che certamente in Cina dirigono la programmazione economica, ma che sono apprezzati anche nel Giappone “liberale” dove gli zaibastu, le grandi concentrazioni industriali e finanziarie non vedono come un nemico da ridurre all’impotenza, ma come una chance, una forza  Ed è abbastanza naturale che in questa logica si stia man mano verificando la profezia di Mao: “Il Giappone è una grande nazione, Non tollererà che l’imperialismo americano la tenga sotto i propri piedi per sempre”. Il grande timoniere, dedito alla costruzione del socialismo cinese così diverso dal marxismo di matrice staliniana vedeva nel Giappone una sorta di  ruolo intermedio fra i due mondi: Zhou Enlai costruttore di un a sorta di sintesi social – confuciana, parlando di Hiroshima la qualificava come “l’eterno segno di viltà e codardia dei meschini uomini bianchi”. Sta di fatto che la seconda guerra mondiale è chiamata in Giappone guerra della Grande Asia e pare quasi naturale che  ora Tokio si stia ravvicinando a Pechino. Non si tratta soltanto di scavalcare completamente gli Usa per concordare una soluzione riguardante le isole del Mar Cinese Orientale, ma di una maggiore integrazione fra le due economie che fino a qualche anno fa  parevano acqua e olio: nel solo mese di ottobre i giapponesi hanno comprato quasi 85 miliardi di yen di titoli cinesi e in generale la Cina non è vista più come un nemico ma come una grande opportunità e dopo il Covid anche i sondaggi di opinione vedono crescere in maniera imponente la fiducia popolare verso il continente cinese.

Questo poteva essere pronosticato già alcuni anni fa e ricordo di aver visto sequenze di un filmetto giapponese di fantascienza in cui la terra viene salvata da un’invasione extraterrestre da un’ astronave che per alcuni fotogrammi prende le fattezze della mitica Yamato, la più grande corazzata mai costruita e simbolo della guerra  contro gli Usa.

Quel conflitto che fu scientemente innescato dalle elite imperialiste americane sovrastate dal terrore che il territorio cinese conquistato da Tokio, fornisse all’impero del Sol Levante  la base demografica per diventare il padrone del Pacifico. Ma ora tutto questo non ha più senso: la Cina ha in qualche modo reificato in proprio  le paure dell’estremo occidente e non c’è più alcuna ragione per cui i due Paesi debbano essere ostili visto che entrambi hanno rappresentato nell’arco di un secolo e in successione il conflitto con l’occidente capitalista: in Giappone questo sentimento, presente sia nella destra nella sinistra estrema,  è tutt’altro che superato, anzi negli ultimi anni e grazie anche a Shinzō Abe è cresciuto vistosamente tanto che Tokio è sceso decisamente a fianco di Pechino contro il tentativo di rivoluzione colorata a Hong Kong, sostenuto di fatto da Usa e mafia cinese.

Insomma la prevalenza dell’Asia si sta realizzando e l’occidente, diciamo meglio l’Europa, ha una sola strada per evitare un declino inevitabile: quello di scalzare il potere delle elite neoliberiste e i loro tentativi di rifeudalizzazione portati avanti in maniera cinica, anche attraverso le pandemie narrate. Di ilsimplicissimus