Domenico Rea e i vecchi

Domenico Rea e i vecchi

Uno degli aspetti macabri a dir poco del periodo di pandemia che stiamo vivendo dovunque nel mondo è che la vittima prelibata e prescelta del virus sono i vecchi, i cosiddetti  geronti! Sono centinaia e centinaia, ogni giorno, sistematicamente: e come per tutte le belle e buone cose, il nostro   Paese ­  – per tanta gente così fortunato!-  ha la bandiera del primato negativo anche in questo caso: sessantamila/settantamila decessi fino ad oggi!

Una ecatombe. E ci si chiede: come mai solo i vecchi? E le risposte, come sappiamo, vengono fornite,  convincenti, a spiegazione, ogni giorno: non c’è però una risposta altrettanto convincente ad un’altra domanda:  che cosa ha fatto la istituzione pubblica o non pubblica,  di specialistico e di specifico  finalizzato almeno a lenire ed alleviare tale esiziale contingenza? Zero totale e completo: imperdonabile, quasi un omicidio premeditato!  Talvolta la leggerezza e superficialità sono stati tali da riuscire a introdurre  il contagio  anche nelle poche case di riposo che esistono  nel Paese!

E’ vero, gli organi dello Stato sono stati impegnati, e con successo, alla risoluzione di problemi e situazioni di carattere generale eccezionali e mai conosciuti. Ma quanto deve sgomentare tutti e non solo gli interessati,  è il fatto che nessuna istituzione, nessuna associazione, nessun sodalizio, nessun movimento popolare, nessun personaggio della vita pubblica,  partito o sindacato,  si sia fatto promotore di iniziative o almeno  richiamato l’attenzione,  sull’abbandono e rimozione di tale componente della società quale è il rispetto e la cura  dei vecchi. Nessuno si è mosso o fatto sentire.

Questo è quanto deve spaventare anzi atterrire,  soprattutto se si fanno certi paragoni con certe vicende della cronaca quotidiana per la quale  vi sono invece effluvi e profluvi di buonismo e perbenismo e di garantismo… Per  vecchi e  anziani: zero. Nel nostro paese si è avuta la prova scientifica che, nei fatti, i vecchi non contano, vanno tenuti in casa, semmai, nello sgabuzzino delle scope, contano solo, e accuditi e curati!  se sono portatori di pensioni allettanti!

Che cosa è dunque accaduto in Italia?  E qui, a interpretazione possibile, ma non a giustificazione, di tale feroce realtà, si toccano argomenti e fatti quali consumismo e civiltà dei consumi, edonismo, ‘uomo consumatore’, ricerca del piacere e godimento a ogni costo, omologazione di tutto e di tutti,  ignoranza e insensibilità generali, o quasi: e tali realtà  tengono occupati studiosi e ricercatori e politici di mezzo mondo al fine di offrire rimedi e soluzioni ed è a questi studiosi che rimandiamo il lettore interessato per cercare di capire tali atteggiamenti aberranti e perfino criminali nei confronti di quelli che fino a ieri sono stati ritenuti i pilastri e i punti di riferimento della società  -e che lo sono anche oggi-  anche se consumano poco, anche se non usano i telefonini e similia, i geronti, i vecchi.

A me premeva solamente richiamare alla terribile situazione italiana degli anziani e al fatto che nessuno fino ad oggi sia sceso in piazza a difenderli e a sostenerli. Per gli Italiani la situazione è particolarmente critica  in quanto negli altri paesi la società è tale per cui i vecchi ad una certa età decidono, senza arrecare problemi a nessuno, di ritirarsi a trascorrere gli ultimi anni in luoghi a loro dedicati e cioè in case di riposo, per tutte le tasche, sotto il vigilissimo controllo e assistenza delle autorità pubbliche. Ed  ecco  anche perché molti  meno morti. Qui ci arrestiamo perché affianco alla costatazione che nel nostro Paese le case di riposo sono estremamente scarse,  risulta che in effetti ne esistano, e in quantità, di piccole,   ma fuori legge, abusive, al nero, fuori di qualsivoglia controllo: la riprova terribile, e conferma, di quale e quanta considerazione  godano i cosiddetti vecchi in questo sfortunato paese.

Quella nel titolo  è una storia descritta da Domenico Rea, lo scrittore napoletano famoso, apparsa in un libricino intitolato ‘Le sette piaghe d’Italia’  alcuni anni addietro: qui lo scrittore narra il solito episodio  del vecchio rimasto solo e dei figli: ne sono quattro, adulti  e indipendenti, alcuni  padri di famiglia, che un giorno si incontrano tutti e quattro per decidere del destino del vecchio. E ognuno dice la sua : io non posso perché…, io non posso perché…. e tutti e quattro non possono….:  se si ha piacere si leggano le pagine di Domenico Rea. Il vecchio seduto nella poltrona della sua camera matrimoniale intuisce da qualche parola quale è l’argomento  che tiene impegnati  così vivacemente da parecchio tempo i quattro figli e capisce bene di che cosa si tratta.

Finalmente trovano un accordo: “Allora facciamo così; lo teniamo tre mesi ciascuno”  ma la sorella  fa presente che lei deve già pensare al parente  del marito e quindi non può tenerne due, di geronti in casa. Tutti comprensivi: “allora lo teniamo quattro mesi ciascuno noi tre”. Tutti d’accordo anche ora e perciò  vanno dal padre a comunicare la lieta notizia.

Vanno in camera, la poltrona è vuota, il vecchio  non c’è: la finestra è aperta!

Michele Santulli


Redazione

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