Mercato auto 2020: tra riprese e ricadute

Mercato auto 2020: tra riprese e ricadute

Un 2020 decisamente singolare e altalenante per il mercato auto, condizione comune tra l’altro a moltissimi settori. La pandemia Covid-19 ha impattato fortemente sull’economia di tutto il mondo, e alcuni comparti ne hanno fatto le spese più di altri. Ad ogni modo, come facilmente intuibile durante i mesi del primo lockdown si è registrato un fortissimo calo, a cui nel mese di settembre è seguita una ripresa. Ottobre invece, è stato protagonista di una nuova flessione negativa, e il bilancio medio dei primi 10 mesi di quest’anno non è certamente positivo: -31% rispetto al medesimo periodo del 2019. Facciamo insieme il punto della situazione.

Mercato auto Italia e incentivi statali

Come anticipato, settembre aveva lasciato ben sperare per il mercato delle auto in Italia, visto che si era rivelato piuttosto tonico. Ottobre però ha confermato il trend negativo del 2020, che nel bilancio medio dei primi mesi ha registrato un -31% rispetto al 2019. A contribuire in questa situazione poco piacevole troviamo anche il termine dei fondi che alimentavano gli incentivi per le vetture più ecologiche.

La scelta di non rifinanziare il settore, seppur da una parte comprensibile, si è rivelata purtroppo disastrosa. Un intervento da parte del Governo in tal senso è piuttosto urgente, perché in assenza di nuove misure mirate una ripresa completa appare davvero molto lontana. Ma come molto spesso accade, quando le nuove immatricolazioni calano, a beneficiarne è il comparto dell’usato.

Dopo una comprensiva flessione negativa durante i mesi del primo lockdown infatti, condizione comune al nuovo, sono arrivati subito i primi segnali di ripresa, anche se la situazione non si è rivelata omogenea in tutta la Penisola. Il mercato auto usate Puglia ad esempio, si è particolarmente contraddistinto nella ripresa, con alcune province che si sono comportate meglio di altre. In cima alla classifica Bari e le città Lecce e Foggia.

Il trend delle auto ibride

La situazione negativa che sta vivendo il mercato auto usate in Italia non sta colpendo allo stesso modo tutti i comparti. In un contesto di un ottobre disastroso infatti, le auto ibride, elettriche, e plug-in registrano ancora una volta risultati estremamente positivi. Complessivamente l’intero comparto conquista una quota del 24,7%. Un dato che rivela come le alimentazioni ecologiche non rappresentino più solamente una nicchia.

Crollo vertiginoso invece per le vetture a benzina, con una flessione del 31,5%. Leggermente più contenuta, seppur non di molto, la discesa dei diesel: -30,8%. Per quanto riguarda metano e Gpl invece, male il primo e decisamente meglio il secondo. Entrando nel dettaglio possiamo vedere che il metano si ferma a quota 1,6% dell’intero mercato, con una perdita del 45% rispetto all’anno 2019. Il Gpl invece arriva a quota 7,3%.

Per quanto concerne il dettaglio dei segmenti, come spesso accade durante i periodi di crisi a farne le spese troviamo i settori intermedi. Ciò significa che city car e utilitarie nel mese di ottobre hanno registrato segnali positivi, esattamente come le vetture di lusso. Piuttosto stabile invece, il segmento D. Grandi perdite addirittura a doppia cifra invece, hanno interessato le medie del segmento C. Situazione tra l’altro, ancora più negativa per il segmento E.

Il futuro del mercato auto in Italia

Come abbiamo potuto vedere, la situazione del mercato auto in Italia non è certamente rosea. In realtà il settore è stato uno dei maggiormente colpiti dalla contrattura economica causata dal Covid-19, e per questo motivo la luce in fondo al tunnel può provenire da un unico punto: l’intervento del Governo. Ciò significa che la prossima Legge di Bilancio dovrà necessariamente includere misure specifiche a sostegno del mercato.

Dobbiamo precisare infatti, che ogni euro speso in questa direzione non può essere certamente considerato come un regalo al settore, quanto piuttosto come un investimento che potrà portare un ritorno come già accaduto negli ultimi anni. Non dobbiamo nemmeno trascurare che una ripresa significativa del settore automotive produrrebbe anche aggravi minori sulla previdenza sociale.


Redazione

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