La vecchiaia inutile ovvero lo scarto della società. Almeno secondo una parte della destra italiana

La vecchiaia inutile ovvero lo scarto della società. Almeno secondo una parte della destra italiana

Molte volte si constata che, di fatto, i diritti umani non sono uguali per tutti (dall’Enciclica Fratelli Tutti)

Quibus enim nihil est in ipsis opis ad bene beateque vivundum, iis omnis aetas gravi est (Chi infatti non abbia dentro di sé risorse per vivere bene e felice subisce il peso di tutte le età; chi invece trae da se stesso ogni bene non può considerare un male quel che necessità di natura impone). La massima di Cicerone (De senectute II.IV) rivela una grande e inconfutabile verità: i giudizi sugli anziani, pronunciati da alcuni politici, rivelano l’esistenza di turbative psicologiche nei loro autori. E, comunque, affermazioni di quel tenore sono la prova provata di una diffusa mentalità che pone il profitto al primo posto dei diritti civili, che andrebbero riconosciuti solo alle persone capaci di contribuire efficacemente all’attività produttiva.

Quindi, gli ammalati, i vecchi, gli invalidi sarebbero da considerare lo scarto della società. Dottrina autorevolmente (?) e prepotentemente proclamata dal leghista Borghi per il quale il lavoro viene prima della salute: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, non sulla salute” (Discorso tenuto alla Camera il 12 novembre 2020). Ma la sortita dell’on. Borghi non è rimasta isolata, la teoria dello scarto ha trovato altre autorevoli personalità (?) che hanno confermato il principio per il quale dalla cittadinanza andrebbero escluse le persone, come i pensionati, che non sono indispensabili allo sforzo produttivo del Paese (Il Presidente della Liguria Toti). 

Non meno grave l’affermazione del presidente della Confindustria di Macerata, Domenico Guzzini, per il quale “Le persone sono stanche e vorrebbero venirne fuori anche se qualcuno morirà pazienza” (Discorso tenuto al forum Made for Italy il 16 dicembre 2020). Il consigliere comunale di Pavia, il leghista Niccolò Fraschini, in perfetta sintonia con il deputato leghista Borghi, su Fb ha postato la seguente frase: “Per salvare poche migliaia di vecchietti stiamo rovinando la vita di un sacco di giovani. Ormai questo piagnisteo sulle vittime ha stufato gli italiani”. Dulcis in fundo, Angelo Ciocca, europarlamentare della Lega, ritiene che i cittadini lombardi abbiano meriti maggiori rispetto a quelli del Centro-Sud: “La Lombardia, è un dato di fatto, è il motore di tutto il Paese. Quindi se si ammala un lombardo vale di più che se si ammala una persona di un’altra parte d’Italia” (18 dicembre 2020[WU1] ).

L’on. Ciocca, sedicente cittadino padano, si è già distinto con affermazioni strampalate e comportamenti, a dir poco, maleducati. Basti ricordare la dichiarazione sugli italiani più puliti di spagnoli e francesi e al lancio delle scarpe sui banchi del Parlamento Europeo.

Il guaio è che simili atteggiamenti hanno grande risalto negli altri Paesi europei, con grave danno all’immagine dell’Italia, e sembrano piuttosto proporre la selezione dell’umanità in persone produttive e, quindi, degni di vivere, e persone non indispensabili allo sforzo produttivo del sistema economico. Idee strampalate che andrebbero condannate e sanzionate con l’espulsione dai partiti di appartenenza. Ma nessuna voce si è levata contro di loro, segno che sono condivise, almeno all’apparenza, dai loro capi politici.

In democrazia la diversità delle idee è fonte di dialettica costruttiva, a condizione che sia indirizzata alla tutela degli interessi pubblici con argomentazioni che non siano sconclusionate e inaccettabili sul piano della logica. La qual cosa sembra estranea a certa destra italiana. Quello che manca a una certa politica è la cultura letteraria e filosofica che attribuisce all’anziano la saggezza che, sola, può contribuire alla elaborazione di progetti per lo sviluppo di tutti e al conseguimento degli interessi pubblici.

Raffaele Vairo


Redazione

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