Omelia historico-romanzata sul Natale

Omelia historico-romanzata sul Natale

Siamo nel 7 avanti Cristo, nel periodo in cui Augusto, nipote di Giulio Cesare sta portando la pax romana anche verso l’Oriente e trasforma Roma in marmo concludendo il periodo consolar-repubblicano.

Da qualche tempo, anzi in quel tempo, Saturno e Giove in congiunzione fanno luce nelle notti d’Oriente, del Medio Oriente, dove se non c’erano ancora le code dei traccianti antiaerei del XX secolo (dopo Cristo) non c’era neppure alcuna coda di stella cometa che dipinse Giotto, si è vero, a Padova ma solo nel 1303 dopo Cristo e per di più rifacendosi a quella che aveva visto due anni prima sui cieli d’Italia e che solo nel 1758 (ancora dopo Cristo) lo scienziato (mago) Edmond Halley gli diede il suo nome.

Allora, tornando al 7 avanti Cristo e fino all’anno Zero ed anche poco dopo, nessuna cometa venne segnalata dagli astronomi-astrologi-scienziati, Magi appunto.

Ma che i due pianeti si avvicinassero tanto da far maggior luce insieme (oggi sappiamo che la loro vicinanza è appena di 73 milioni di chilometri!) allora i Magi se ne accorsero e se ne interessarono e tanto pure se ognuno decise di intraprendere un viaggio verso il west, verso la Terra Promessa di allora la Terra Santa di oggi e il grande Mar Nostrum dei Romani.

Così dall’Assiria, come dall’Elam, dall’Armenia, come da Babilonia ognuno vide i segni di una lontana profezia che dall’occidente della Palestina avevano contezza (loro si, i re no, vedi Erode per tutti), attinta nei testi dei Figli di Israele ivi stanziati (con emigrazioni in Egitto e in Assiria spesso non volute finché i Romani dissero basta e li diffusero in tutto il mondo in modo alquanto perentorio e brusco) annunciante un’epoca nuova e un rex regum giusto e misericordioso.

Diversamente i saggi studiosi non avrebbero allestito carovane per il viaggio.

  Per questi astronomi-astrologi vedere Giove, simbolo della regalità unirsi al pianeta dei giusti, incarnato da Saturno, nella costellazione cara ai Figli di Abramo ed Isacco cioè quella dei Pesci, fu un messaggio-segno inequivocabile : recarsi nelle terre dell’ovest per cercare il re giusto. E quella luce, quella congiunzione dicono oggi gli astronomi divenne più forte a maggio, a settembre e a dicembre.

L’inverno in Palestina, duemila anni fa, era come quello attuale se non più caldo, quindi difficile ci fosse una nevicata a quelle latitudini, tanto è che molti pastori dormivano sotto le stelle accanto al gregge.

Nelle grotte-caverne intorno a Betlemme, che si trova su un altopiano, lo stesso di Gerusalemme, a 700 metri di altezza, la notte era possibile che facesse freddo, Luca non ci parla di neve che se lo sarebbe ricordato nei vangeli dell’infanzia ! Quindi freddo si , gelo no.

Li andarono con la loro Panda, il somaro, Giuseppe o Yousef Joseph e Maria Miryam, Maryam. Li non trovarono alloggio, ovviamente: Betlemme o Belen, in Giudea, era un gruppo di quattro case, e forse meno, intorno a un forno per il pane, e Beth-lem significava in ebraico e in greco, appunto, la “casa del pane” (solo in arabo vuol dire casa della carne ma è di seicento anni dopo Cristo, ovvero sei più di secoli dopo e quindi crea solo confusione inutile). Cosa speravano di trovare, così solo per il censimento, all’ultimo momento ?

E’ logico che non trovarono posto per dormire e non c’erano leggi preferenziali per le partorienti. Anzi, una donna gravida avrebbe poi perso molto sangue impuro e non era bene che fosse alloggiata in casa. Nulla vieta pensare che amici o parenti o comunque l’accoglienza era sacra (allora) indirizzasse ad una propria stalla o alla casa-grotta nella parte dove stavano gli animali, la parte stalla.

Chi li ha accolti li indirizzò alla propria stalla-grotta dove c’era già una mucca (nelle grotte di nessuno non ci sono mucche né paglia). Il parto avvenne accanto al calore del somaro e della mucca e fu più che sufficiente a ripararsi dal freddo notturno (trattandosi di maschio c’era un quarantena da affrontare per Maria, fosse stata femmina il doppio, 8o giorni !).

Lasciamo ai teologi e filosofi il questionare sul simbolismo del somaro e della mucca, qui siamo per narrare geografia con gocce di storia e di astronomia di un fatto realmente avvenuto.

Alla religione la Fede e ai fedeli la Speranza nel Bambino.

Il posto, anche se dista solo 10 chilometri da Gerusalemme, non era molto tranquillo perchè intorno al borghetto di Betlemme c’erano pastori che vegliavano le pecore nere che dormivano fuori i recinti perchè impure. E furono questi ad accorgersi della congiunzione planetaria che era allineata proprio sopra una grotta da dove proveniva una luce di un fuoco che ardeva inopinatamente in quanto a quell’ora il buio era normale nella zona e non solo (siamo solo a due secoli dai primi lumi a gas per le vie peraltro principali di alcune città nel mondo e noi siamo a venti secoli fa).

Curiosità, diffidenza e vigilanza spinsero a verificare a controllare e…ad intenerirsi di fronte alla nascita nella paglia di un bel bimbo forte da una sedicenne Galilea, di Nazareth, praticamente una milanese venuta col marito giù, sotto Napoli. Ma i Vangeli scrivono salirono verso Gerusalemme per arrivare a Betlemme…; è esatto, anche se andarono per 160 chilometri a sud (dalla Galilea-Lombardia alla Giudea-Campania riducendo la scala dei chilometri ovvio) vista dall’ottica dell’altimetria la coppia dovette salire dai 290 metri di Nazareth-Bregnano in provincia di Como in Galilea-Lombardia sull’altopiano di Betlemme a 775 metri di Scampitella in provincia di Avellino, in Giudea-Campania.

Tanto ci rimasero che poi quando giunsero anche i Magi non erano più nella stalla-grotta, ma nella casa, cioè ospitati, se da amici o parenti dei Giuseppe non lo so. Ma i Vangeli di casa-albergo parlano e io muterei questo parolone di albergo in semplice posto dove furono accolti visto il posto piccolo e raccolto.

Una piccola deduzione, doveva si trattare di parenti di Giuseppe perchè di logica non sarebbe stato opportuno fermarsi dieci chilometri prima nella grande Gerusalemme e lì un pernotto -e dove far nascere il Primogenito- si sarebbe senz’altro trovato ?

Cosa offrirono i pastori alla coppia è facile e intuibile: un pezzo di pane, del latte, delle pezze. Cosa offrirono i Magi è altrettanto intuibile per la loro conoscenza: beni rituali e simbolici, altrettanto graditi alla coppia.

Ma per finire ci piace ricordare che un pastorello senza ancora un suo gregge né una pecora  (ma mi sarebbe piaciuto di più una pastorella  per par condicio) ebbe l’onore di tenere in braccio il Santo Pargoletto perchè Maria e Giuseppe potessero ringraziare e prendere dalle mani dei pastori quei doni verso un Prossimo che divenne Promessa di Futuro e non Fine del Presente.

Con l’augurio di un 2021 più Salutare per tutti.

Antonello Blasi


Redazione

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