I depuratori in Italia: i problemi del sud, la tecnologia del nord

Diritti & Lavoro

L’inquinamento marino nel meridione spesso è causato dal cattivo funzionamento degli impianti di depurazione dei reflui urbani che trattano le acque di origine domestica e le deiezione umane, ricche di urea, grassi, proteine e cellulosa.

Un impianto di depurazione prevede sinteticamente una vagliatura attraverso delle griglie, un processo di dissabbiatura, disoliatura, sedimentazione primaria e secondaria, disinfezione e l’abbattimento degli inquinanti: Escherichia Coli, Saggio di Tossicità, Azoto Ammoniacale, Tensioattivi Totali, COD, Cloro attivo libero, BOD5, Solidi sospesi, Azoto Nitrico. Alla fine, utilizzando grandi quantità di energia, l’acqua depurata sfocerà nel mare mentre i fanghi prodotti con elevate quantità di inquinanti andranno smaltiti in discarica.

Nel nord Italia ci sono impianti avanzati che permettono di ridurre i consumi energetici e di carbon footprint, recuperando dai fanghi risorse come cellulosa, fosforo, precursori chimici, metano e biopolimeri come i poliidrossialcanoati. Attraverso il trattamento del surnatante anaerobico, utilizzando una tecnologia avanzata basata sul nitrato, è possibile produrre, grazie alla fermentazione acidogenica, i precursori chimici ovvero un mix di acidi grassi volatili a catena corta necessari ad alimentare il cuore dell’impianto per rimuovere biologicamente fosforo e azoto.

Speriamo che anche il sud Italia adotti soluzione così ecologiche ed economiche. 

Adriano Pistilli

Tecnico impianto di depurazione, esperto chimico in depurazione delle acque