La meglio gioventù 

La meglio gioventù 

Di Daniela Piesco

Vorrei  ricordare, con il titolo preso a prestito dal film di Marco Tullio Giordana , una comunità  di giornalisti che hanno mostrato il loro valore ovunque siano andati. La meglio gioventù fu un  film coraggioso che arrivò al cuore dello spettatore, narrando  le molteplici vicissitudini dei protagonisti che vissero  a cavallo di un periodo storico pieno di fatti di cronaca che segnarono  in modo indelebile la vita degli italiani.

Vorrei ricordare i sessant’anni di lavoro giornalistico di Giorgio Brignola ,una persona che è stata  e che è tuttora ai vertici dell’osservatorio dell’emigrazione italiana nel mondo , per  testimoniare  che  la «meglio gioventù» di una città, in qualunque tempo, può farcela da sola se ha radici culturali solide e conserva passione per il suo lavoro.

Circa qualche  anno fa, il Corriere di Puglia e Lucania, diretto da Antonio Peragine, lanciò l’idea di pubblicare una rubrica intitolata“Osservatorio” per gli italiani nel mondo, uno spazio dedicato alle esperienze ed alle storie di chi vive fuori dal nostro Paese, ma anche un valido strumento d’informazione e di contatto con tutti coloro che, per scelta per necessità, hanno lasciato l’Italia.

I risultati positivi e l’apprezzamento di questa rubrica hanno fatto sì che la direzione, unitamente al comitato di redazione, decidessero di sviluppare ed allargare questo progetto facendo nascere ’Osservatorio dell’Emigrazione italiana nel mondo.

Una delle anime di questo progetto e suo coordinatore, è proprio il Dott. Giorgio Brignola.

Giorgio Brignola è stato insegnante per oltre 35 anni e per oltre cinquanta si è impegnato nel volontariato giornalistico al servizio dei connazionali all’estero. Ha scritto per diverse testate giornalistiche europee in Inghilterra, Germania (ndr: Web giornale e Corriere d’Italia dal 1977), Belgio e Francia occupandosi di politiche sociali, di migrazione, sempre informando, sempre coerente al suo motto “servire gli italiani, non servirsene” e sempre pronto a utilizzare il dono dell’ascolto.

Ha  iniziato nel dicembre del 1960 tra le colonne del mensile “Futuribile”. Foglio, stampato in Italia,  che trattava della “seconda emigrazione nazionale in Europa” (1946/1976). Dopo questa prima esperienza ( 1960/1964), ha  iniziato a scrivere per testate italiane all’estero.

Rammento Svizzera (Corriere degli Italiani), Regno Unito ( La Voce degli Italiani”, Germania (Corriere d’Italia) e Lussembrogo ( Corriere Italiano). Per anni, ha partecipato, con voce, al programma radiofonico della BBC”Mondo Italiano”.

Per parlare di emigrazione bisogna averla vissuta. E Giorgio Brignola  come giovane laureato, l’ha vissuta in Canada e si è subito reso  conto di cosa voglia dire inserirsi in una società diversa, con problematiche e cultura differenti dal proprio Paese d’origine, portandosi però dentro la propria italianità.

Ed è stato questo il suo lavoro per ben sessanta anni : unire i connazionali all’estero sotto un unico principio che è quello dell’italianità.

Dalla sua lunga esperienza di giornalista che ha seguito e che ancora oggi segue il fenomeno dell’emigrazione italiana nel mondo, Giorgio Brignola ci ha spiegato che Il nostro più grande flusso migratorio attuale è in Europa e che si parla non più di migranti ma di italiani all’estero, proprio per dare forza all’idea dell’abbattimento dei confini tra le nazioni. Ma anche se non si fa più riferimento alla vecchia migrazione il suo desiderio è quello di continuare a monitorare lo stesso il fenomeno in quanto tale, misurandone i cambiamenti nel corso dei decenni.

Di fatto I governi degli ultimi anni hanno attuato tagli significativi alle risorse finanziarie dedicate agli organismi esteri (consolati, patronati, riduzione dei contributi alle organizzazioni internazionali, taglio degli insegnanti da destinare per le scuole all’estero e per l’insegnamento della lingua italiana). Ormai si ha la sensazione sempre più forte che essere italiano all’estero sia diventato solo un problema economico e finanziario e non una risorsa da valorizzare.

Piuttosto ci ha parlato di quanto  il fenomeno nuovo dell’emigrazione, con una perdita di preziosissime risorse giovani che sono costrette a lasciare il nostro Paese alla ricerca di opportunità che Italia non offre, sia diventato una fenomeno emorragico preoccupante.

Ha sottolineato negli anni e a gran voce che tale   dispersione non riesce ad essere fermata perché non si stanno creando opportunità di sviluppo reale, concreto. Come se  la politica nazionale si disinteressi del fenomeno in quanto tale, comprendendo ed andando a ragionare sulle reali necessità di chi vive fuori, salvo ricordarsene solo quando la politica dei numeri comincia a contare.

La speranza di Giorgio è sempre stata quella di una politica futura che tenga conto non solo dei numeri ma anche delle persone, che si interessi concretamente dei loro problemi e delle loro necessità.
Ma Giorgio è anche un uomo capace di adattarsi ai cambiamenti.

Negli scritti dell’autorevole giornalista ho ritrovato la storia dei grandi cambiamenti che hanno investito dagli anni ‘80 ad oggi. In primis l’ingresso della tecnologia che, a rapidi passi, ha sostituito prima la meccanica e poi anche l’industria legata al mondo dell’informazione e di fare informazione, un passaggio che all’epoca ,forse ,venne vissuto con grande apprensione ma sicuramente anche con il giusto pigliodell’aggiornamento, della scoperta di nuove frontiere e di nuove possibilità.

Questo nuovo approccio alla professione è stato metabolizzato ,a mio sommesso vedere,da Giorgio ,testimone di un’epoca così lontana eppure ancora cosi vicina, senza lasciare strascichi, recriminazioni, desiderio di fermare il corso della storia e la sua evoluzione.

Egli ha continuato ad esprimersi con la sua militanza civile sul tema importante della tutela degli italiani all’estero ed è rimasto sempre fedele al servizio informativo dei Connazionali all’estero.

Un impegno che Giorgio Brignola ha portato e porta avanti, da sessant’anni ,con abnegazione ,con determinazione, con passione, ma mai con tracotanza, con insofferenza alle regole del confronto o con la finalità di monopolizzare “la verità”

“Mi piace l’allargamento dell’informazione che non si ferma alle élite, con facebook, twitter e instagram con un giornalismo che raggiunga davvero a tutti. Ma deve arrivare come l’acqua arriva nei campi della comunità di Subak . Nei villaggi di montagna dell’isola di Bali i contadini affidano la gestione dei campi di riso a terrazzo al proprietario dell’ultimo campo, perché sono certi che avrà cura di pulire i canali affinché l’acqua arrivi limpida fino al suo”.Così Giorgio durante una delle nostre tante  conversazioni, enuncia la  metafora chiara di un giornalismo che non sempre scorre “limpido” e pulito dalla fonte ai fruitori.

Da tempo,infatti  assistiamo ad altra tipologia di comunicazione. E’ un dato che tutti abbiamo sotto le mani. Sono i social, sono i vari “canali” a diffondere a ritmo davvero sfrenato , notizie che proprio per il loro carattere veloce e “poco attendibile” ,si scoprono poi essere “fake”, false. Questo è il panorama che si sta diramando sempre più, con tutti i problemi etici che questo comporta.

Forse, mai come oggi, le parole dello scrittore (e ricordo giornalista) George Orwell, potrebbero assurgere a un nuovo manifesto dell’Informazione dei giorni d’oggi: “Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”.

Ma vorrei concludere il mio omaggio con un dialogo del film di Giordana sostituendo nel mio cuore Giorgio al professore.

Professore: Lei promette bene, le dicevo, e probabilmente sbaglio, comunque voglio darle un consiglio, lei ha una qualche ambizione?
Nicola: Ma… non…
Professore: E allora vada via… Se ne vada dall’Italia. Lasci l’Italia finché è in tempo. Cosa vuol fare, il chirurgo?
Nicola: Non lo so, non… non ho ancora deciso…

Professore: Qualsiasi cosa decida, vada a studiare a Londra, a Parigi, vada in America, se ha le possibilità, ma lasci questo Paese. L’Italia è un Paese da distruggere: un posto bello e inutile, destinato a morire.

Nicola: Cioè, secondo lei tra un poco ci sarà un’apocalisse?

Professore: E magari ci fosse, almeno saremmo tutti costretti a ricostruire… Invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri. Dia retta, vada via…

Nicola: E lei, allora, professore, perché rimane?

Professore: Come perché?! Mio caro, io sono uno dei dinosauri da distruggere.

Daniela Piesco
Vice Direttore www.progetto-radici.it
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