Il Girotondo

Il Girotondo

Le cronache della politica ci rendono l’immagine di un Paese cui sembra più interessare un rimpasto di governo che una gestione razionale del Covid-19…

di Paolo Bagnoli

Rappresentata in giallo, arancione e rosso, la pandemia ce ne fa vedere proprio di tutti i colori essendo veramente difficile districarsi in una lettura di sintesi del fenomeno. Basti pensare che di fronte allo sfascio calabrese della sanità, nel nome dell’urgenza, ci sono volute settimane per trovare un commissario. Finalmente è spuntato un superpoliziotto; ci auguriamo sia quello giusto. Nessuno però ha spiegato perché in Calabria, data la situazione, si preferiscono montare ospedali da campo che non attivare quelli veri e propri, mai aperti e non utilizzati. Perché? La situazione calabrese dice a chiare note quanto le istituzioni siano in calo di autorità e di autorevolezza, sia quelle centrali sia quelle regionali. Ci dice come la legittimità del potere, elemento fondante della democrazia – la nostra, peraltro, già in difficoltà – stia a poco a poco sparendo all’orizzonte.
E la politica nazionale di cosa si occupa? Di un possibile rimpasto di governo. In sé e per sé niente di scandaloso, ce ne sono stati tanti che un altro non cambierebbe nulla. Solo che, nel passato, i rimpasti avvenivano quando, cambiando gli equilibri all’interno dei partiti, soprattutto della DC, si riteneva di ridefinire anche quelli nel governo. Se ci pensiamo, era una prassi tutta italiana per rendere più saldo il sistema politico. Oggi, invece, il rimpasto non serve tanto per rafforzare, ma per indebolire Giuseppe Conte; un uomo dal fare chiesastico, odoroso di sacrestia, assai abile nel cavalcare politicamente la pandemia, particolarmente astuto nel sostenere tutte le parti in commedia, non dell’arte naturalmente, ma del potere. Non ha partiti alle spalle, forse interessi sì, come sembra dire la centralità operativa di Domenico Arcuri, un uomo votato alle cariche e ai commissariamenti. Se, coi vaccini, farà come con le mascherine, che Dio ce la mandi buona; e senza vento si diceva una volta. Così, Conte controlla tutto e si tiene stretti i servizi. Infatti, non si sa mai.
Qualche osservatore ha rilevato che Conte, potendo ora cavalcare sempre meno la politica dell’emergenza, è oggettivamente più debole, per cui è naturale che la “politica” rialzi la testa cercando di riprendere lo spazio perduto. Bisogna, però, chiarirsi su cosa si intende per “politica”. Si può definire, onestamente, come una ripresa della politica, mettere in cantiere delle operazioni per mero interesse privato, si chiami esso Matteo Renzi o Nicola Zingaretti oppure Luigi Di Maio (tralasciamo, per una volta, di parlare dei 5Stelle) perché ognuno ha una sua esigenza da risolvere e, soprattutto, per cinturare Conte impedendogli, se ci provasse, a far saltare il banco e portare il Paese, magari, alle elezioni a maggio? Insomma, anche la nostra “classe politica” cerca bombole di ossigeno al pari del quadro sanitario.
Per dare peso all’operazione e ricomporre il quadro dipingendolo di vernice simil-strategica, è sceso in campo Goffredo Bettini, consigliere di Zingaretti, oramai incoronato come ideologo del Pd. Bettini, consumato professionista della politica formatosi alla scuola comunista, sa usare bene le parole. In una recente intervista (“la Repubblica”, 28 novembre 2020), ha giustificato il rimpasto ai fini «di una ripartenza dell’azione strategica dell’esecutivo». Parole splendide dietro le quali sta l’entrata al governo, come vice di Conte, di Renzi e di Zingaretti. Naturalmente il presidente del consiglio non dovrebbe temere niente, ha tenuto a precisare; mancava solo che aggiungesse, con la pedagogia propria dell’antropologia comunista che, se ciò avviene, è proprio per il suo bene. Di spingersi fino a questo punto, però, non se l’è sentita. Comunque, Bettini ha la formula magica e se mai ne avessimo avuto bisogno, abbiamo anche la riconferma della “grande corsa sul posto” della nostra classe politica; si potrebbe anche dire “girotondo” la cui caratteristica consiste nel fatto che, una volta finito, ci si ritrova al punto di partenza.
Sull’altro versante la rimessa in moto i Silvio Berlusconi ha svelato il nulla del centro-destra; la vacuità infantile di Matteo Salvini, le tante chiacchiere di Giorgia Meloni.
Peccato, viene da dire, che non ci sia una sinistra degna di questo nome.
In conclusione: energie e tempo andrebbero spese meglio; il Paese lo richiede da qualunque angolo lo si voglia osservare. Il rimpasto per sopravvivere equivale già ad una dichiarazione di mezza estinzione. Sembra quasi che chi ha in mano il Paese e distribuisce, da tempo, “buoni” quasi su commissione, ritenga giusto staccarne anche qualcuno per sé.
Girotondo. Ahimè! Talora così va il mondo.
Dove va? Difficile dire.

Da La Rivoluzione Democratica
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Redazione

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