L’invito

L’invito

Sempre tempi difficili per il mondo del lavoro in Italia. Con l’inverno, si potrebbe tornare a respirare l’aria degli scioperi; anche se non c’è ben chiaro contro chi e per cosa. Intanto, il Governo “regge” ma l’Italia è, come il mondo, in area Covid-19. Nella Penisola della recessione, non tutte le agitazioni sociali sono spontanee. Molti scioperi, però, hanno origini assai più complesse che rivelano rivendicazioni politiche più che sociali. Questa è la reale situazione nel Bel Paese. Gli scioperi saranno delle prove di forza che non smembreranno, comunque, questo Parlamento molto incerto. 

 Allora, chi ha veramente il polso della situazione socio/economica nazionale? Chi opera, realmente, in favore della classe lavoratrice? A questi interrogativi si può solo tentare di formulare una valutazione. Per cominciare, il sindacalismo italiano continua a vivere una perenne e dannosa contraddizione. Da un lato persegue l’obiettivo di un’impossibile unificazione, dall’altro intende svincolarsi dai suoi rapporti con i partiti. Quindi, più strategie per l’occupazione e meno accordi di facciata. Un atteggiamento più conciliante, tra l’altro, potrebbe anche favorire un meno tribolato sviluppo del Paese sia a livello interno, che internazionale. Sarà difficile, ancora per molto, presagire un sindacato “unico”, con “uniche” finalità. Le incoerenze non si contano più. 

 Se non mancasse l’impegno socio/politico, anche le varie matrici sindacali potrebbero trovare il modo di sviluppare un accordo. Il passato del”muro contro muro” non ha più pregio. Sarà la volta buona? A noi non resta che rispettare il beneficio del dubbio. Con l’invito, più che esplicito, di fare chiarezza. Che, tra l’altro, è un nostro diritto. 

Giorgio Brignola


Redazione

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