Venduti & Comprati

Venduti & Comprati

 Anna Lombroso 

C’è una nuova divinità al cui culto sono chiamati a dedicarsi i ceti subalterni della società.

E’ quello della responsabilità e come per certe madonnine di campagna che piangono lacrime di sangue e certi  beati sconosciuti effigiati nei santini della Prima Comunione è l’oracolo dei disperati, disposti a qualsiasi sacrificio e rinuncia per guadagnarsi la salvezza in paradiso più ancora che in terra, che quella, si sa, se la compra  chi se la può comprare, come si compra cure miracolose, privilegi, spostamenti autorizzati, quelli insomma che possono una settimana prima di Natale ricoverarsi con altri affini in una bella villa riparata e romita, per sfuggire al grande male e festeggiare in buona compagnia. E in fondo è già stato fatto con profitto per la letteratura mondiale.

Non avendola in carico personale, sono questi che la responsabilità la pretendono invece da chi sta sotto, in modo da suffragare il principio alla base del loro potere immeritato: rivendicare quello che va bene come un successo e un merito, attribuire le colpe di quello che va male agli “inferiori”, per colpevolizzarli e far dimenticare il proprio passato e presente, connivenze, incapacità, impotenza usata come virtù del politico e come alibi per crimini e misfatti.

In questi giorni sono riusciti in una nuova impresa. La demenziale gestione del mini lockdown, con il creativo trascolorare del cromatismo regioni, le limitazione a chilometro zero come i pistacchi di Bronte e il lardo di Colonnata, che impedisce il transito da due Rio Bo con differenti amministrazioni distanti 500 m.  ma lo consente all’interno delle aree metropolitane di Roma o Milano o Palermo, le empie concessioni alle pretese confindustriali, il dubbio se a quasi un anno dal manifestarsi della pestilenza sarà permesso il godimento del diritto all’istruzione, gli ospedali, dove non si cura che il Covid, intasati dai “positivi” perché non si è fatto nulla per rafforzare la medicina di base  e territoriali, i mezzi di trasporto pieni più ancora dei centri commerciali il venerdì pomeriggio, ecco tutto questo viene omesso, rimosso, coperto dal coro sconnesso di deplorazione alimentato dalla stampa ma pure dai social per i nuovi reati da penalizzare con gogna mediatica e sanzioni, quelli, si dice, commessi dagli sciatori frustrati, dai forzati del cenone, del veglione e del trenino parappappappa.

Ancora una volta si allestiscono tribunali speciali per la condanna immediata e senza sconti di pena di giovani scriteriati che vorrebbero andare a ballare, di vecchi dissipati che si recano al supermercato a comprarsi il latte invece di farsi una bella spesa online con Glovo, di nonni  sventati che vorrebbero stare coi nipoti prima della doverosa dipartita precoce meritata per via della loro improduttività, insieme a frequentatori di rave party,  scambisti irriducibili, habitué di orge e ammucchiate.

L’intento è quello, e serve un’incursione nella sindrome di Tourette, di salvarsi il culo con l’aiuto di culialcaldo o di quelli cui arrivano degli spifferi, ma che fanno finta di non accorgersene per continuare a sentirsi parte di ceti che rivendicano e professano una superiorità sociale, economica, culturale e dunque morale.

Non è certo la prima volta che si invocano misure eccezionali per proteggerci da noi stessi, in passato si sono chiamate Monti, governi di salute pubblica, leggi speciali di Reale, Cossiga, Pisanu, vincolo esterno, sono servite di oscurare il dissenso in nome del contrasto al terrorismo, per imporre l’austerità come contrappasso per abitudini dissipate, per ripristinare l’ordine pubblico e il decoro danneggiati da NoTav e NoTriv, oltre che da molesti poveracci che rovinano la reputazione.

A quasi tutti i non residenti dei Parioli, Capalbio, Montenapoleone è capitato di sentirsi incolpare di abitudini e comportamenti  antisociali e irresponsabili, grazie ai quali diventa possibile praticare misure che fino a poco tempo prima erano inammissibili, anche grazie all’abilità di far incancrenire fattori di crisi in modo che diventino emergenze da risolvere con stati di eccezione, commissari straordinari, provvedimenti speciali secondo il principio della dura lex che è dura solo per noi.

Mai come adesso è palpabile la dimensione del grande recinto nel quale siamo rinchiusi, da  quando cinque o sei dinastie controllano l’informazione, cosiddetta indipendente  per tutelare i rapporti di proprietà e di produzione, da quando i “principi” e i valori dell’ideologia neoliberista vengono veicolati nella cultura di massa, nei social, dall’altra stampa “libera” ormai giocondamente allineata col governo, dal Fatto Quotidiano al Manifesto,  e diventano buonsenso, ragionevolezza e senso di responsabilità, gli unici autorizzati dentro i confini disegnati nel dibattito pubblico dai quali non si può uscire pena   la derisione, la marginalizzazione, l’ostracismo.

In questi giorni abbiamo subito proprio per questo l’ennesima vergogna, l’invettiva nemmeno tanto beneducata, lanciata contro la masse disordinate, la marmaglia che ha affollato i centri commerciali, additata con il disprezzo di chi si è conquistato l’appartenenza a élite “superiori” grazie al successo del divide et impera che sancisce la vittoria di chi sta sopra rispetto al formicolare di bisognosi e reietti, messi gli uni contro gli altri,  “Nord” e “Sud”, tecnologie e produttività arcaiche,  lavori manuali e professioni intellettuali e creative, materiali ed immateriali, forme contrattuali e informali,  produttivi e ‘improduttivi’, autonomi e diversamente garantiti, fino alle attività essenziali, delle quali abbiamo appena appreso non fanno parte i dettaglianti che vendono festoni, palloncini e alberi di Natale, comodamente reperibili su Amazon.

Così quelli che non stanno affogando si sono tolti il gusto di criminalizzare la socialità di gregge dei post-edonisti. che sono andati a comprare le lucette di Natale al centro commerciale, o a farci un giro senza acquistare niente, dimenticando che le piazze, i luoghi di incontro, chiese comprese, grazie alla teocrazia di mercato della quale sono adoratori, sono stati sostituiti dalle cattedrali dello shopping, rimuovendo la complicità di pensatori, informatori, intellettuali alla mangiatoia di Mondadori o di Mediaset, nel processo aberrante di trasformazione da cittadini e elettori, in utenti, telespettatori, clienti e consumatori, quando l’unico diritto concesso, e oggi sempre più ridotto, era quello di acquistare merci, status symbol rassicuranti, leader.

Nauseati dalla materializzazione dello spregevole populismo  in pellegrinaggio alla Romanina o a Milanofiori, li abbiamo visti discettare contro l’evidente anarcoide e auto dissolutrice irresponsabilità, che costringerà il Governo, per il nostro bene,  a facilitare con Tso la prossima sottomissione al vaccino salvifico e a tutte le opportunità del Welfare padronale sul quale investire tredicesime a salari.

Ma che plebaglia, pensano gli idolatri progressisti del Mercato, purchè venda a faccia comprare i loro instant book, le loro raccolte di pensierini, le loro sceneggiature, gli stessi che affidano la soluzione dei problemi a chi li ha creati, lotta al cambiamento climatico con il commercio di licenze di inquinare, medicine e medicina  nelle mani di chi ha creato patologie per metterle e reddito.

Ma che straccioni ignoranti e pusillanimi, che, invece di stare a casa a sfogliare qualche libro profetico, che ne so L’uomo senza qualità o, più consoni al momento La Peste o I Promessi Sposi, mentre il Decamerone è monopolio di chi sta già pensando di ritirarsi in anticipo sulle restrizioni, nella terza casa insieme a una selezione di amici, si sono riversati (cito dal Fatto Quotidiano) “negli spazi urbani   non dello svago culturale, ma del consumo”. Sicchè, abbiamo letto, “il momento della libera uscita è stato riservato in modo così massivo dalla corsa agli acquisti, tanto da indurre questure e prefetture a disporre l’invio di “pattuglie interforze” per limitare gli assembramenti”.

Già avevamo dovuto subire le prediche dal pulpito di Palazzo Chigi del prevosto infervorato nel ricordare che il Natale deve essere di riflessione solitaria e di raccoglimento spirituale. Ci si sono messi anche i culialcaldo, che giustamente non devono aspettare la tredicesima per le scarpe dei ragazzini, i fedeli sostenitori di Amazon, dove cercano i prodotti equi e sostenibili un tempo scovati negli incantevoli mercatini, tra una sciata e l’altra, a guardare con la lente dell’entomologo gli insetti, gli schiavi, i posseduti del “Se non compriamo non siamo” .

Manca solo il corollario di rito, alla stregua del Cavaliere quando ghignava a proposito di aerei e ristoranti pieni: ma non erano tutti senza soldi? L’odio di classe sarà una brutta cosa, ma visto che si muove contro di noi, almeno facciamo che sia reciproco.


Redazione

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