Maria Pia Latorre. Recensione ‘La Cruna dell’Ago’ di Sandro Marano

Arte, Cultura & Società

Sandro Marano, intellettuale a tutto tondo che opera da molti anni nel panorama culturale pugliese, ha da poco dato alle stampe La cruna dell’ago, per i tipi di Solfanelli Editore; un agile volumetto di 87 pagine in cui riflette su fondamentali tematiche legate all’ambiente. Marano, scrittore, poeta, ecologista, studioso, è impegnato da lungo tempo nel campo del volontariato ambientale, all’interno dell’associazione Fare Verde, e, da tale postazione privilegiata, studia approfonditamente sia le dinamiche ambientali negli aspetti dell’attualità socio-politica, che in quelli squisitamente intellettuali del cultore di filosofia e poesia (di fatti il sottotitolo all’opera riporta: “scorribande d’un ecologista inquieto”); e sì che c’è da essere inquieti di fronte a ciò che, giorno per giorno, sta accadendo al nostro Pianeta. Nella lettera ai lettori (che costituisce il primo dei nove capitoli del volume), l’Autore parte da una sconcertante constatazione, e cioè che i giornali non si occupano del deficit ecologico né di tutela ambientale, come se si trattasse di realtà scomoda da rimuovere dall’inconscio collettivo, per dirla con Jung.

Schiere di politici, economisti, sindacalisti non affrontano minimamente il problema ambientale, nonostante gli ampi segnali che l’ambiente ci manda, dallo scioglimento dei ghiacciai ai cambiamenti climatici all’accorciamento dell’overshoot day (il giorno dell’anno in cui si esauriscono le risorse prodotte dal pianeta nell’intero arco dell’anno). E ogni anno si assiste ad un preoccupante fenomeno: l’overshoot day è sempre più anticipato, scrive Marano, tanto che nel 2019 la data è stata fissata al 29 Luglio. Se non si prendono immediati provvedimenti per invertire la tendenza di tale importante indice, rischiamo, a breve,  l’esaurimento delle risorse del Pianeta.

Quattro i maestri che hanno guidato la ricerca del Nostro, Arne Naess, Wendell Berry, Kirkpatrick Sale e Drieu La Rochelle, quattro filosofi ecologisti che hanno dato vita a nuovi e rivoluzionari atteggiamenti nei confronti del pianeta e della natura; a questi vanno aggiunti almeno altri tre nomi, Gary Snyder, John Zerzan e Serge Latouche, tutti e tre non solo impegnati sul fronte dell’attivismo, ma propositori di nuovi sistemi di pensiero tesi ad affrontare in maniera corretta i problemi dell’ambiente e a proporre delle soluzioni.

Partiamo dal presupposto che oggigiorno dobbiamo fare i conti con danni ambientali di vastissima portata, per cui non è sufficiente pensare a piccoli ‘aggiustamenti’ e correzioni da porre in essere nelle attività umane attuali; no, qui ci troviamo di fronte ad una catastrofe preannunciata da oltre cent’anni e che necessita di un immediato cambiamento di rotta, visti i continui colpi che quotidianamente vengono inferti all’ambiente, senza minimamente nemmeno tentare di dare una frenata al procedere suicida del treno che, a folle velocità, sta andandosi a schiantare contro la montagna.

Da qui l’elaborazione di una nuova filosofia di vita, suggerita da grandi filosofi contemporanei, i quali hanno predisposto itinerari di profonda trasformazione del modo di pensare e di vivere dell’uomo moderno, verso una nuova forma mentis; tale salvifica quanto innovativa modalità di approccio è stata definita ‘ecologia profonda’, e  sta coinvolgendo schiere di ambientalisti e attivisti.

Gari Snyder, a cui abbiamo accennato poc’anzi, ha teorizzato la ‘Wildnerness’, in Italia tradotta in ‘Grande Flusso’, cioè la contezza che la natura, da sempre, ha il potere di regolare e unire la vita di tutti gli esseri viventi e non viventi sulla Terra; tornare ad essere in armonia nel ‘Grande Flusso’ significa riappropriarsi di se stessi, in uno stato di felicità autentica, in cui non esiste una dissociazione tra uomo e natura, ma in cui essi saranno in perfetta armonia.

Gary Snyder, nelle sue accorate poesie, prende atto del disastro ambientale: “svuotando secchi unti/ nel bel mezzo dell’oceano/ vortici di scocciature/ di vernice secca,/ bianchi, argento, azzurri e verdi/ fuori bordo,/ pieni d’olio/ stracci/ vernice non rappresa sciaborda a spirale,/ grasso e crema marmorizzati”, ma non si arrende di fronte a tale sfacelo, invitandoci a “ripartire dal primario, dalla grana delle cose”, convinto che siamo ancora in tempo a salvare il pianeta dalla catastrofe a cui è destinato: “facciamo giuramento insieme a tutte le creature”.

È in queste idee, in questa poesia che Sandro Marano ha trovato nutrimento, anche se egli si dichiara pessimista circa le sorti del pianeta, ma forse ciò più per ottenere un effetto di ravvedimento nell’interlocutore, che per intima convinzione, anzi… Sandro Marano è certamente intellettuale che indossa casacca e guanti e, ad ogni occasione, si muove per organizzare giornate dedicate a ripulire spiagge e litorali, impegnandosi egli stesso in prima persona. Nessun attivista è pessimista. Quel gesto, del muoversi verso, dell’andare incontro a, è in netta contrapposizione con lo stesso gesto, compiuto, al contrario, da chi ha atteggiamenti distratti e di semplice fruizione se non addirittura di sfruttamento del pianeta (vengono alla mente, qui, tante straordinarie poesie di Nazim Hikmet).

Camminare sulla terra e calpestare tesori di bellezza, essere assenti, privi di attenzione verso ciò che c’è intorno significa allontanarsi sempre di più dal mondo naturale. L’attenzione è un requisito importante, il primo degno passo, e la parola ‘attenzione’ ha la stessa radice di ‘attesa’, è un ‘tendere a’, e quindi è avere un obiettivo, una finalità, e gli attivisti della foggia di Sandro Marano, di tutto ciò ne sono pienamente consapevoli, facendone inconfutabile ragione di vita.

Un’altra figura presente nel percorso di ricerca di Sandro Marano è, senza dubbio, Serge Latouche, pensatore, filosofo e sostenitore della decrescita. Si è abituati a legare il concetto di sviluppo con il fattore economico in termini di crescita; ma non è ipotizzabile una crescita economica all’infinito, né si può pensare di porre le basi di evoluzione del pianeta su una continua e ascendente crescita economica; è da folli pensare che il sistema geo-socio-ecologico possa reggere a lungo in questa direzione, se non si inverte subito l’orientamento e si studiano e mettono in atto approcci economico-ambientali completamente innovativi; uno di questi, di recente proposizione, è l’economia sostanziale, intesa come l’attività in grado di fornire mezzi materiali per il soddisfacimento dei bisogni delle persone.

Anche il concetto di sviluppo deve essere modificato nella direzione di sviluppo sostenibile, cioè di uno sviluppo che impatti scarsamente sull’ambiente, anche se, per i sostenitori della decrescita, il concetto di sviluppo sostenibile ha una contraddizione intrinseca e non è praticabile perché poco incisivo in termini di effetti. Di fatti John Zerzan ha affermato: “Se mai avremo un futuro, somiglierà alla preistoria”, intendendo che è necessario ripensare attitudini di vita all’insegna della sobrietà e del recupero del passato come modello futuro  percorribile.

Ma è possibile pensare di sradicare il sistema capitalistico e il relativo consumismo che ne è derivato? Latouche, rifacendosi a Ivan Illich, rivendica la liberazione delle società capitalistiche a modello occidentale dalla globalizzazione economicista; Sandro Marano definisce il consumismo “ultima spiaggia del capitalismo”, evidenziando come è la stessa società che ci induce artificiosamente a costruire bisogni, che pertanto risultano fittizi e strumentali al mantenimento degli stessi meccanismi capitalistici, né il loro soddisfacimento reca con sé benessere, al contrario, le statistiche dimostrano che le società industrializzate sono fatte di gente infelice, ingabbiata nella morsa del tempo rubato alla vita e addentellata agli ingranaggi dell’alienazione e della reificazione. “Il materialismo consuma il materialista”, cita Marano, e aggiunge: “Gli effetti nefasti dell’industrialismo da un punto di vista ecologico sono sotto gli occhi di tutti e non occorre dilungarsi: più produzione significa, infatti, più consumo di merci, di suolo, di risorse rinnovabili e non rinnovabili, più rifiuti, più inquinamento, più degrado ambientale. Non è un caso se la nostra società è stata ribattezzata dagli ecologisti società dei rifiuti”.

Chiara e illuminante la trattazione delle basilari tematiche ambientali contenute ne La cruna dell’ago, dal rapporto tra democrazia e salvaguardia dell’ambiente come priorità politica, al rapporto tra ecologia e religione, al tema del ritorno alla terra, e sopratutto al rapporto tra ecologia e poesia, essendo il Nostro raffinato e accorto poeta. Un volumetto che ogni persona con una coscienza ambientale dovrebbe leggere e che merita più di una lettura, per non perderne gli effetti motivanti e di speranza, scritto con grande passione e lucida analisi, ricco di riferimenti filosofici e poetici.

Progettato secondo un percorso razionale che ha chiara sia la partenza che l’approdo, costruito su un ampio lavoro di ricerca e approfondimento, poiché, citando Eliot de “La terra desolata”, “dopo l’agonia in luoghi di pietra/ […] con un po’ di pazienza/ qui non c’è acqua, ma soltanto roccia/ […] se ci fosse acqua/ e niente roccia/ e se ci fosse roccia e anche acqua”, con l’augurio che la natura, sostenuta da politiche accorte, si riappropri dei suoi spazi di floridezza e che  l’uomo riprenda il suo dialogo con essa, per raggiungere uno stato di felicità autentica, in perfetta armonia ed equilibrio nell’ecosistema Terra.