Il bullismo

Il bullismo

L’adolescente, nella fase di passaggio dall’infanzia all’età adulta, per superare le proprie ansie e insicurezze, tende a imitare i comportamenti del gruppo dei coetanei.

In realtà se le azioni messe in atto dai compagni sono adeguate e conformi alle regole sociali sarà più facile per l’adolescente adattarsi alla realtà che lo circonda, se invece l’operato dei coetanei è di tipo trasgressivo (es. abuso di droghe, alcool) sarà più probabile acquisire abitudini inadeguate.

I comportamenti devianti quando sono messi in atto da più soggetti  (o banda), anziché da una singola persona, assumono maggiore attrattiva agli occhi di un adolescente, perché trasgredire insieme alleggerisce il peso del senso di colpa individuale e suddivide il carico di responsabilità.

 Nelle sopraffazioni di gruppo, infatti, il rimorso del singolo gradatamente si affievolisce fino a scomparire (sono stati gli altri a coinvolgermi, io non sono colpevole…), lasciando spazio così alla convinzione di rimanere impuniti.

In tal modo si instaura, gradatamente, un meccanismo di disimpegno morale. 

A volte anche soggetti tendenzialmente timidi e non aggressivi prendono parte a singoli episodi di bullismo collettivo, pur di non essere esclusi dal gruppo di appartenenza.

Questa silenziosa e involontaria assuefazione al branco scaturisce dal fatto che l’adolescente, a questa età, non accetta di sentirsi inadeguato di fronte alla soluzione dei problemi, quindi davanti a una scelta difficile (restare nel gruppo o uscire dal gruppo) preferisce la decisione, a suo giudizio, più vantaggiosa. Il ragazzino, infatti, sa che è doveroso contrastare la violenza però, conoscendo i propri limiti, capisce di non avere sufficiente coraggio per opporsi all’iniziativa dei compagni. Rimane, così, insieme ai suoi amici e diventa il loro complice per evitare l’isolamento e il rischio di ritorsioni.

Di fronte all’ambiguità del suo comportamento, alquanto discutibile, l’adolescente tenta di superare l’ansia e il senso di colpa negando a se stesso l’evidenza delle proprie responsabilità: non è colpa mia, io non volevo, è stato il gruppo a trascinarmi.

Si instaura, quindi, il meccanismo difensivo dell’autoassoluzione. Tale reazione emotiva rivela la presenza di un pensiero sottostante di tipo rigido (1) e dicotomico (tutto o niente), tipico adolescenziale, basato cioè su certezze estreme senza posizioni intermedie di dubbi o ripensamenti. 

Negli ultimi decenni si è sviluppata una particolare attenzione verso il fenomeno del bullismo o cyberbullismo, basato sulla violenza e la sopraffazione, particolarmente presente nel mondo adolescenziale.

 I primi studi sul comportamento bullistico, effettuati nel nord Europa, risalgono all’inizio degli anni ’70, a seguito di casi di suicidio di studenti, vittime di ripetute offese e vessazioni da parte dei compagni.

—————————————————————————————————-

  • Pensiero rigido si veda: Portale A., Sedda A., e Bottini G., (2012), Il controllo dell’impulsività: cenni sulla maturazione dei circuiti neuronali. In A.Portale, All’Origine del Bullismo, Casi emblematici e approfondimenti neuroscientifici, Trento, Erickson, pp.85-87.

Le azioni di tipo bullistico possono essere messe in atto da un soggetto singolo, oppure da un gruppo (detto branco) e sono rivolte contro persone indifese o ritenute fragili (il pesce più grosso mangia il più piccolo).

E’ luogo comune pensare che il bullismo riguardi esclusivamente la violenza fisica. Le ricerche di settore confermano, invece, che statisticamente sono più frequenti le violenze psicologiche caratterizzate dalle prese in giro e dall’emarginazione. (2) 

Nell’età infantile e adolescenziale la strutturazione della personalità è ancora in formazione, pertanto la violenza psicologica ha ripercussioni devastanti sulla sfera emotivo-affettivo, con conseguenze altrettanto gravi come quelle provocate dalla violenza fisica.

E’ indispensabile, quindi, trattare con la dovuta attenzione la violenza verbale e l’esclusione, in quanto sono espressione di prevaricazione.

Le cronache di questi ultimi anni narrano spesso casi di suicidio a seguito di violenze psicologiche ripetute.

Nel 2017, dopo un lungo periodo di attesa, è stata introdotta la legge che disciplina il reato di cyberbullismo (Legge 29 maggio 2017, n. 71). (3)

 La Cassazione per la prima volta, nel 2017, ha stabilito che gli atti di bullismo sono reato, stalking articolo 612 bis (reato di atti persecutori) del codice penale in ambito scolastico.

E’ stata confermata, così, la condanna per quattro ragazzi colpevoli, che all’epoca dei fatti erano minorenni. (Sezione V Penale, Sentenza 8 giugno 2017, n. 28623) (4)

La vittima, di fatto, ancora minorenne, è stata perseguitata per due anni con insulti e percosse ripetute; costretta al ricovero ospedaliero è stata indotta, successivamente, ad abbandonare la scuola e a trasferirsi in un’altra regione. Gli atti persecutori risultano filmati attraverso un video.

 La Cassazione, inoltre, ha riconosciuto alla vittima il danno psicologico subito, evidenziando che […] la prova di un grave e perdurante stato di ansia o di paura deve essere ancorata ad elementi sintomatici di tale turbamento psicologico… (Archivio 6 Marzo 2020, Orizzontescuola.it) (4)

Il fenomeno del bullismo coinvolge principalmente il mondo adolescenziale e riguarda il meccanismo distorto della prevaricazione tra pari, non si può ignorare, però, che anche nel rapporto tra soggetti adulti è possibile riscontrare aspetti relazionali disfunzionali.

 Mi riferisco, ad esempio, ai casi di violenza psicologica persecutoria come l’insulto, la diffamazione o la calunnia prolungata nel tempo (parlar male dietro le spalle), che danneggiano e feriscono profondamente la dignità della persona.

 Anche in ambito lavorativo, il mobbing, la continua conflittualità tra pari, o altre forme di prevaricazione persistente, possono rivelare la presenza di un’aggressività latente mal controllata.

Spesso l’insolenza verbale, se pur mascherata attraverso frasi sarcastiche, ironiche, o scherzose di tipo offensivo, se ripetuta frequentemente, può diventare causa di disturbi psicologici come stati d’ansia e inquietudine.

——————————————————————-

  • Si veda: Eurispes Telefono Azzurro (10° Rapporto Nazionale) http://www.romagnanoi.it/news/Lifestyle/468614/Pediatria-Eurispes-Telefono-Azzurro-bullismo-a-scuola-per-1-bimbo-su-3.html
  • Si veda: https://www.diritto.it/bullismo-le-condotte-penalmente-rilevanti/
  • Si veda: https://www.orizzontescuola.it/bullismo-ai-danni-di-un-compagno-condannati-per-stalking-docenti-conniventi-perche-non-si-erano-accorti/

———————————————————————- 

Bibliografia 

Buccoliero E. e Maggi M (2005) Bullismo, Bullismi. Milano, Franco Angeli.

­

Olweus D. (1993), Bullying at School, What we know and what we can do,

             Oxford, Blackwell Publishers. Trad. it. Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi,

             ragazzi che opprimono, Firenze, Giunti, 1996.

Portale A. (2012), All’Origine del Bullismo, Casi emblematici e approfondimenti neuroscientifici, Trento,   

              Erickson

Sacchi D. (2003), Apprendisti Adulti, Milano,Mc graw-hill.

 https://www.diritto.it/bullismo-le-condotte-penalmente-rilevanti/ (anno 2017)

 https://www.orizzontescuola.it/bullismo-ai-danni-di-un-compagno-condannati-per-stalking-docenti-conniventi-perche-non-si-erano-accorti/ (anno 2020)

Adalgisa Portale


Redazione

Redazione