La disabilità è un gioco?

di Federico Girelli*

Oggi 3 dicembre è la Giornata internazionale delle Persone con Disabilità.

È importante ricordarlo, perché questo evento mette a fuoco il fatto che c’è ancora una larga parte dell’umanità, che troppo spesso non si vede riconosciuto appieno il proprio ruolo all’interno del genere umano.

L’approccio culturale per cui da una parte ci siano i c.d. “normali” e dall’altra i “disabili” ancor oggi fatica ad esaurirsi. Occorre invece rendersi conto che su questo nostro piccolo pianeta esiste un unico genere umano, fatto di persone, ognuna con le sue peculiarità, ognuna con la sua dignità: il punto è che la disabilità è una delle tante manifestazioni della persona umana, collocata al centro del programma costituzionale repubblicano.

La disabilità, peraltro, è una condizione che può anche sopravvenire per via degli imprevedibili accadimenti della vita; anzi, la pandemia da Covid-19 ci dimostra nei fatti come nessuno possa considerarsi immune da situazioni di fragilità personale o sociale.

In questi tempi difficili si avvicina il Natale, che quest’anno dovremo vivere in una dimensione del tutto nuova e, forse, con una più intensa spiritualità rispetto al passato.

Resta fermo che questo è il periodo in cui legittimamente i bambini iniziano a pensare ai regali.

Un’amica mi ha fatto notare che fra le bambole in vendita è disponibile anche la Barbie sulla sedia con le ruote. Questa immagine non a tutti piace: comprendo bene il primo impatto emotivo che può suscitare, se non altro perché potrebbe sembrare un’operazione di dubbio gusto.

Che la disabilità non sia affatto un gioco è fuor di dubbio: per averne conferma basta rivolgersi alle persone che sulla propria pelle vivono questa condizione o a chi vive loro vicino.

Eppure penso che di fronte a questa scelta della casa produttrice della Barbie si possa vedere comunque “il bicchiere mezzo pieno”.

Questa bambola in fondo dà un messaggio importante: la disabilità è una condizione che riguarda tutti, non solo pochi sfortunati, anche perché chiunque può diventare disabile temporaneamente o permanentemente.

Nessuno dunque, anche solo per motivi egoistici, può dire “la cosa non mi riguarda, non mi interessa”; nemmeno Barbie, che rappresenta l’immagine stereotipata per antonomasia della bellezza giovanile.

Che poi le bambine o i bambini quando giocano con le bambole possano scegliere tra i personaggi delle storie, che inventano, anche persone che si muovono con la sedia con le ruote non mi sembra affatto una brutta cosa. Soprattutto se si comprende che Barbie resta Barbie anche se ora si muove su una sedia con le ruote.

Buon Natale e buona Giornata internazionale delle Persone con Disabilità.

*Professore di Diritto Costituzionale

Delegato del Rettore per la Disabilità

Università degli Studi Niccolò Cusano – Roma


Redazione

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