La mossa di un cavallo a briglie sciolte

Politica regionale, nazionale e internazionale

Ed ecco un nuovo Enea; orgoglioso di sorprendenti successi, sconfitto e poi emarginato, oggi sale di nuovo in sella ad un cavallo tutto sangue e propone, anche a sua volta, una rivincita.

Renzi parla durante il congresso del Partito Socialista Europeo a Roma, 2014 [SPÖ Presse und Kommunikation, CC BY-SA 2.0 , via Wikimedia Commons]

A distanza di oltre settanta anni, quello che non scrisse Giorgio Caproni, lo ha scritto Matteo Renzi.

Mi riferisco all’inaspettato incontro che il poeta livornese, poco dopo la fine della guerra, ebbe a Genova, la città più distrutta, con la statua di Enea. Ci riferisce che questo eroe in fuga “ che ha per mano il figliolino e porta ciondoloni sulle spalle, come un agnello del buon pastore, il gracilissimo padre, è per me quanto di più commovente io abbia visto sulla terra”.

Cesare Garboli fornisce poi una interessante lettura di questo sentimento espresso da Caproni su Enea; questi non è un Ettore, non è un Achille, non è insomma un eroe guerriero, ma sempre un eroe, però sconfitto, in fuga, in cerca di una nuova identità non solo personale ma anche civile, in cerca dunque di un nuovo divenire del suo migliore passato.

Questo sentimento di frustrazione e di voglia di rivincita che Caproni ha rilevato nella composita struttura statuaria di Enea, ha accompagnato spesso la realtà italiana: esaltata da un glorioso passato e travolta da un immanente presente; spinta da questo senso di frustrazione a risalire ed a tornare agli splendori che questo popolo, oltre a pretenderli, anche li merita.

E dopo circa 70 anni dai sentimenti espressi da Caproni, ecco che un nuovo potenziale Enea ripropone una rivincita dell’italica gente.

Il tempo è passato, ma la condanna vichiana, accompagnata questa volta da una complice epidemia, si è attualmente riproposta in tutta la sua drammaticità.

Ed ecco un nuovo Enea; orgoglioso di sorprendenti successi, sconfitto e poi emarginato, oggi sale di nuovo in sella ad un cavallo tutto sangue e propone, anche a sua volta, una rivincita.

Renzi introduce questo suo progetto con una pubblicazione, appunto “ la mossa del cavallo”.

Invero non intendo svolgere un redazionale sul richiamato libro; è opportuno però svolgere alcuni spunti, alcune suggestioni che ci fornisce, come parimenti ci fornisce soluzioni alle problematiche prospettate.

In questa sua opera progettuale supera però quel senso di frustrazione caratteristica di uno sconfitto, come fu Enea; balza invece a cavallo che non si muove, grazie al nuovo cavaliere, in linea diretta od a piccoli passi; il cavallo della scacchiera salta, va a destra od a sinistra, torna indietro; insomma non è prono e succube di elementi lineari, ma è libero ed ardito, pur soltanto nel rispetto di un limite posto dalla conformazione della scacchiera.

Ed è proprio in questo spazio limitato che formula la sua sfida, peraltro con argomenti assolutamente da condividere.

Per meglio comprendere se ne indicano alcuni.

E’ vero che la globalizzazione è un fatto incontrovertibile, ma, come giustamente Renzi dice, aumenta gravemente la solitudine. Richiama a proposito un passaggio del “ testamento” di Fabrizio de André; aggiungerei però che non solo è vero che quando si muore si muore soli; direi che in questo mondo globalizzato si vive, anche e soprattutto, soli. Questo Renzi lo avverte perfettamente e, con lirica disinvoltura, lo comunica.

E’ in questa solitudine che il coraggioso Enea, Renzi, apre la partita, prima di tutto, facendosi carico di un peso, quello del padre, reso ancora più pesante da carichi che, per colpire Enea, sono stati fatti gravare sul “ gracilissimo padre”.

Però poi monta a cavallo; è vero, questo non è una pedina conclusiva, è di apertura, direi di provocazione, però sempre nel rispetto delle regole del gioco.

E regole sono il rispetto dei patti, nazionali od internazionali; però, dice Renzi, altri patti devono essere rispettati; esempio quello tra la politica ed i cittadini: immediatezza, simbiosi, meno burocrazia, una giustizia giusta.

E’ interessante quando osserva quali saranno gli effetti del corona virus sulla popolazione; in particolare quale sarà la sconfitta delle partite IVA, non tutelate da stipendi dello Stato o di solide aziende. Addirittura neppure protetti dall’imperante assistenzialismo che ormai ha tolto la gioia di rischiare, di cadere, di rialzarsi.

E’ sempre l’immagine di Enea che ritorna, questa volta però cavalcando un destriero che intende giocare a pieno campo, libero da ogni “ statalismo oppressivo”, come da un “ tentativo di sovietizzare l’economia italiana…( collocando) soggetti di nomina statale in aziende gestite da privati”.

Appare altrettanto interessante l’idea di fare della Sicilia e della Sardegna due regioni a regime fiscale particolare; non si vede perché, infatti, in Europa debbano esserci l’Irlanda, l’Olanda, il Lussemburgo, Malta, l’Albania, per non parlare di San Marino e del Vaticano, e l’Italia non debba parimenti godere di una zona comparativamente protetta.

Un duro attacco lo rivolge poi alla mancata realizzazione di opere pubbliche, quando ormai ci sono già i soldi per realizzarle. Spero che a forza di martellare su questo argomento riesca a rompere il coriaceo scudo protettivo della burocrazia.

Lo stesso propugna per le opere private; confida che il c.d. “progetto del 110%” non venga fatto saltare da quella parte di politici che hanno paura anche della propria ombra, salvo poi coprirsi dell’ombra di qualcun altro, quando loro serve.

Utilizza poi questo ultimo passaggio per introdurre l’argomento tasse. Sul punto mi permetto di svolgere una riflessione: da questo governo continuiamo a sentirci dire  di pagare le tasse, che poi loro provvederanno ad abbassarle. Tutti i governi hanno detto questo, ma nessuno le ha mai abbassate. Allora ribaltiamo il discorso: il governo abbassi le tasse invitando i cittadini a pagarle, così ribassate; se poi non lo faranno avrà allora qualche senso il demagogico concetto di “manette agli evasori”. Sia insomma finalmente il governo a dare garanzie.

D’altronde la sua debolezza è ormai sul banco: un governo, mai come quello attuale, in mano ad una disinvolta magistratura (per fortuna una piccola parte, ma comunque troppa) non ha più motivo di esistere; ritengo comunque che ci si possa consolare  pensando che, se in un contesto di politica debole, va a comandare la magistratura e non i  militari, significa che ancora, in Italia, si respira un po’ di democrazia.

Ne è certo, come richiama Renzi, il caso di Ilaria Capua, e purtroppo di tanta altra gente, rimasta sotto maglietto di un P.M. per lunghissimi anni, per poi veder archiviare il caso; nel frattempo sono stati distrutti affetti, relazioni anche importanti costruite con impegno e sacrifici, amicizie, professioni, industrie.

Purtroppo, come il nostro rileva puntualmente, il governo è attraversato trasversalmente da una componente giustizialista che mal si concilia con il dettato costituzionale che afferma l’innocenza fino a definitiva prova contraria.

Questo giustizialismo è arrivato a far dichiarare a qualcuno che “niente di scandaloso se un presunto innocente è in carcere” ed ha permesso addirittura al persecutore di Tortora di assumere l’alta carica di componente del CSM.

E sempre in nome di questo giustizialismo che ha portato Renzi, ed anche la sua famiglia, alla ribalta di cronache giudiziarie. A quest’ultimo sono stati rimproverati i finanziamenti per l’attività politica; nessuno può far finta di ignorare che la politica non si fa senza soldi; il contrario significherebbe che la politica non costa; il che è assurdo. E’ giusto però che gli introiti siano chiari e contrattualizzati nelle sedi di competenza; quando invece, come dice Renzi, il controllo avviene non nella sede politica ma in quella giudiziaria, significa che il P.M. non svolge un’azione penale, bensì politica.

La seconda parte del libro appare meno critica e più progettuale; riprende il concetto di globalizzazione per esaltare, in questo, un nuovo senso di patria, visto però non come protezione dei confini, bensì come “ patriottismo della bellezza, dei valori, dei sentimenti”; come patriottismo del “ made in Italy”, con ciò intendendo non solo la creazione di prodotti eccellenti, ma anche come proposizione  di cultura e di bellezza, di know how da esportare; insomma ripartire dalla ecumenica centralità dell’umanesimo, per estendere questo spirito ad ogni settore dell’intelligenza italiana.

Affronta anche il tema della immigrazione in termini che ho sempre condiviso e manifestato: aiutiamo gli immigrati a casa loro; così da un lato potranno venir meno i disagi sociali che questo fenomeno comporta nel nostro territorio; dall’altro questa povera gente finirà di soffrire per l’abbandono del proprio paese. Senza contare che dare un aiuto a casa loro significherà incrementare il potenziale espansivo della nostra tecnologia   e delle nostre imprese.

Verrebbe oltretutto superata quella imposizione egualitarista  rispetto agli immigrati, che la sinistra vorrebbe imporre, incrementando così esasperate reazioni da parte di chi intende difendere la propria identità o addirittura la propria sicurezza.

Renzi è altrettanto propositivo sulla tutela dell’ambiente; in sintesi nega che la soluzione, come certi sconsiderati politici chiedono, sia quella di chiudere la fabbriche che producono plastica; giusto invece modificare i processi tecnologici che consentano di produrre plastica, e dunque mantenere posti di lavorio, che poi non provochi danni ambientali.

Altrettanto profondo è il suo progetto sulla cultura e, più in generale, sul  “mondo del sapere”: questa non si può limitare ad un copia ed incolla digitale, ove manca qualsiasi intreccio umano tra gli studenti ed i professori; deve invece essere ispirata  ad un più ampio senso di libertà, di interfaccia, di osmosi: in questo non possono essere posti limiti all’insegnamento e dunque devono trovare posto anche le scuole private.

In ogni caso va rispettato il principio della uguaglianza dei punti di partenza; poi chi è più bravo vada avanti. Per converso va eliminato l’appiattimento qualitativo del “tutti promossi”.

Condivido il progetto della mossa del cavallo; ho trovato un’ampia coincidenza tra le idee ed i progetti espressi da Renzi e quelle che sono le mie istanze di vita. Questa sua ultima partita a scacchi potrà far saltare il re avversario non appena avrà dato sostanza alle mosse che ha previsto.

Soddisfatto, sono andato a leggere le conclusioni, titolate “ lettera della partenza”. Qui ho trovato una espressione che ha riacceso i miei sopiti dubbi: “mi considero fortunato. Perché a differenza di molti miei colleghi, posso permettermi un lusso: dire la verità”. Che Renzi dica sempre la verità, a mio avviso è un’affermazione un po’ azzardata. Ma il mio problema è un altro: ancorché dica la verità, la applica poi? Una cosa è denunciare i mali del mondo e fornire un progetto per risolverli; diverso è trasformare i progetti in realtà eseguite. Se questi rimangono semplici utopie si esce dal campo della politica attiva e propositiva per passare a quello della intuizione filosofica. Dunque Renzi o è in grado di trasformare i suoi progetti in realtà od altrimenti tutto rimane a livello di semplice frustrante aspettativa.

Non va dimenticato che i mali che Renzi ha denunciato nel suo libro esistono da tempo immemorabile, anche quando lui era al governo ed in tale funzione, checché ne dica, non sembra abbia prodotto niente di concretamente realistico, rapportandoci chiaramente, al programma che ha idealizzato nel suo libro.

Ma c’è di più. Il suo comportamento.

Domandiamoci come un uomo che, come lui stesso riconosce, ha avuto in mano l’Italia, che ha scritto un libro in cui vengono riportati, in maniera esemplare, sia le pecche che i rimedi, si trovi oggi a rappresentare una minuta parte dell’elettorato italiano.

La spiegazione che mi viene in mente, dando anche per scontato che non sia giusta, è che la gente non si fidi di lui.

Ho questa sensazione, che poi sensazione non è in quanto ne ho provato personalmente gli effetti, Renzi è bravo, è simpatico, è preparato, è un ottimo self promoter man; però forse non è affidabile, forse è anche troppo furbo, troppo cinicamente calcolatore.

Lo “ stai sereno” di lettiana memoria, a quel che sento dire e per quella che è stata la mia esperienza, sembra essere un leitmotif  del suo comportamento: ti cerca, ti valorizza, ti porta amicizia, ti utilizza…ti scarica.

Se un tale comportamento viene utilizzato di rado, può apparire il contingente risultato di una machiavellica strategia; se lo adotti invece abitualmente, viene alla fine ad assumere il contenuto caratterizzante di sfiducia.

Dunque un uomo brillante che scrive cose altrettanto brillanti, come mai oggi non brilla più nella composita competizione politica, ove peraltro, mi sembra ci sarebbe tanto spazio? C’è un contrasto tra il suo essere ed il suo avere; e forse non è perché non ha.

E’ difficile andare oltre, ma si avverte, quando si parla di Renzi, che la stima che la sua persona promuove è condizionata dal timore che si prova nel concedergli fiducia. Insomma appare un uomo bravo, brillante, ma pericoloso.

E gli italiani, come lo stesso Renzi ha riconosciuto e propugnato, non amano i pericoli.

Forse la soluzione è semplice: convinci chi ti attende, che le mosse del tuo cavallo possono essere anche spregiudicate, ma comunque rispettose e leali.

Carlo Eugenio Casini