Home Cultura & Società Recensione libro sul Re Mida della Sanità privata barese: Francesco Cavallaro

Recensione libro sul Re Mida della Sanità privata barese: Francesco Cavallaro

Introduzione

Tutti assolti, tranne lui Francesco Cavallari, Cicci per gli intimi, dottore per tutti gli altri, tantissimi altri che conosceva. Soltanto i dipendenti erano oltre quattromila, già perché lui, Cavallari, in poco più di un decennio aveva creato dal nulla il più grande polo sanitario privato della regione Puglia, era il Re Mida della sanità privata barese, un impero che aveva letteralmente ‘costruito’ poco per volta senza troppo clamore: aveva creato una società di servizi che gli forniva manutentori, giardinieri e perfino un’impresa edile. Lui stesso era poco appariscente, vengo da una famiglia umile, diceva, sono stato abituato a vivere modestamente. Non ho mai fatto male a nessuno, anzi.

Sempre compito, cordiale, con un sorriso appena accennato quasi stampato nel viso tondo, mai affettato o altezzoso. Trattava tutti, operai, giardinieri, medici, luminari della medicina e chirurghi, con molta semplicità.

Si vedeva entrare e uscire dalle sue lussuose cliniche come se non avesse mai smesso di fare l’informatore medico-scientifico, la professione che aveva iniziato tanti anni prima. Portava ancora la solita borsa di pelle che usava nei suoi faticosi giri, in giacca e cravatta, in studi medici e ospedali. Era quel lavoro che gli aveva aperto le porte al suo futuro.

Era l’inizio degli anni Ottanta ed erano anni di benessere e di rosee prospettive per tutti. Erano gli anni di Renzo Piano che costruisce lo stadio Mundial, del teatro Petruzzelli che importa ed esporta arte nel mondo, dell’Università che fa cultura e forma professionisti ai popoli del vicino Oriente e del Nord Africa, ma erano anche gli anni del consumo di massa di stupefacenti e dei potenti motoscafi dei contrabbandieri che facevano la spola dalla Croazia, Montenegro e Albania.

Poi, all’inizio dell’ultimo decennio del ventesimo secolo, tutto un sistema di rapporti e connivenze costruite su basi evidentemente illecite, si sfaldano, Italia si accartoccia su se stessa, a cominciare dalla città simbolo del Paese, Milano, e il sistema si sfalda, la struttura crolla. Iniziano gli anni di Tangentopoli.

A Bari le emergenze cominciano nell’agosto del 1991 con l’invasione degli albanesi; ad ottobre due balordi incendiano il teatro Petruzzelli dando inizio a processi e contenziosi infiniti; nel 1992 a Milano esplode Tangentopoli mettendo in ginocchio la capitale economica del Paese e, nel 1993, tocca a Bari, la Milano del Sud. il 17 marzo, la Procura di Bari ordina l’arresto dell’ex presidente della Regione Puglia, Michele Bellomo, di Vincenzo Barnaba, di 3 funzionari regionali e di un imprenditore. L’accusa, per tutti, è di concussione, peculato, abuso in atti d’ufficio, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e falso ideologico.

Il 7 luglio il Procuratore Nazionale Antimafia, Bruno Siclari, piomba a Bari e annuncia che… sono state accertate infiltrazioni della criminalità nell’imprenditoria barese e, come primo atto, la sera prima è arrestato Ferdinando Pinto, il gestore del Petruzzelli che ha portato il binomio Bari-Petruzzelli in tutto il mondo.

Nello stesso anno, comincia il chiacchiericcio sulle attività di Francesco Cavallari tanto che Direzione Nazionale Antimafia chiede al procuratore capo di Bari, Michele De Marinis, un’indagine a tappeto sulle presunte ‘voci’ di collegamenti fra le imprese di Cavallari e la criminalità locale.

L’indagine a tappeto si traduce in arresto: il 4 maggio 1994 Francesco Cavallari, colto da una crisi ipertensiva e diabetica, passa dalla sua clinica cardiologica, Villa Bianca, alle carceri di Bari. Pochi mesi dopo, il 28 marzo 1995, Bruno Siclari torna a Bari e porta notizie di un nuovo sfracello.

Inizia quindi 26 anni fa il calvario di Francesco Cavallari che nel corso del tempo ha visto scagionare tutti i protagonisti dell’inchiesta sulle Case di Cura Riuniti, compreso Paolo Biallo, suo cognato, e Savino Parisi, accusati insieme a lui di associazione a delinquere di stampo mafioso, tranne lui!

Ma vi lascio alla storia, che è degna di un legal thriller, solo che è una storia vera.

L’Autore

Nicola Mascellaro

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