Bellettieri su giornata contro violenza sulle donne

Arte, Cultura & Società

La violenza sulle donne è un argomento di grande attualità, in programmi televisivi ,sul web, sfociando, in film, cortometraggi, canzoni. Alla luce degli avvenimenti moltiplicatisi negli ultimi anni, aumentato dal lockdown che tra i suoi effetti negativi ha triplicato i numeri di questo fenomeno, si è deciso di dedicare una giornata mondiale contro la violenza sulle donne, istituita dall’Assemblea generale delle nazioni unite che ricorre oggi 25 novembre.

Come tutti i temi che riguardano le donne, ricordarle in un giorno, pretendere che ne vengano riconosciuti i diritti e concentrarlo in una sola giornata è chiaramente per me troppo poco.

Non esiste parità di genere, non esiste la richiesta di rispetto e diritti, perché le donne sono superiori in tutto, nel quotidiano, nel lavoro e nella vita privata e pubblica.

Celebrare per me la donna è un gesto quotidiano, è il mio approccio naturale verso un mondo che ritengo di esempio per tutti noi uomini. Mi atterrisce, mi mortifica e mi indigna come essere umano, continuare a leggere di atti di violenza, spesso estremi, contro esseri delicati e unici, che riempiono le nostre esistenze di amore e famiglia.

Baciare ogni giorno la propria madre, la propria figlia e la propria moglie dovrebbe essere la normalità in un mondo civile, così come il diritto ad una tutela assoluta della sicurezza delle donne, con pene severissime e certe rispetto al perpetrarsi di atti di violenza.

Come avvocato sento ancora di più questo tema, perché bisogna rafforzare l’impegno dello Stato, attraverso una rete territoriale di centri anti violenza,  di figure atte ad accompagnare le donne che subiscono violenza nel percorso di denuncia dei maltrattamenti e ancor più supportarle a livello economico e pratico nel difficile percorso di vita che affrontano loro malgrado.

Ci troviamo di fronte ad un’emergenza sociale e culturale, che non può lasciarci indifferenti, e che ci mette davanti ad una grandissima responsabilità, anche nell’educazione dei nostri figli affinché sia chiaro a noi e alle nuove generazioni che questa piaga sociale non deve essere mai percepita come tollerabile e normale.