A casa “Cupiello”  il vaccino  bussa alla porta: buon Natale!

Cronaca

“3 dicembre 1939” cantò Francesco Guccini nel 1967 contro la guerra. Una bella ballata ma il cantautore modenese non pensava all’attualità sconvolgente di quel brano. Il 3 dicembre verrà assunta una nuova decisione, forse verrà varato l’ennesimo DPCM, che condizionerà i nostri comportamenti per le festività natalizie con la conseguenza che  grandi e piccini dovranno adeguarsi per il bene di tutti.

Ma attenti ad assolutizzare le soluzioni, certo le decisioni vanno assunte, ma se molti figli sono andati al Nord Italia, al Nord Europa e molti oltre oceano cercando e trovando fortuna, non è per piacere ma per la necessità di affermarsi un maniera dignitosa e corrispondente ai titoli di studio conseguiti. Consentiamo che le famiglie nucleari  e se numerose, a turno, possano tornare a incontrarsi fisicamente anche senza abbracciarsi. Il primo grado di parentela, in condizioni di sanità fisica, venga salvaguardato.   Scaglionare sì ma non impedire.  A proposito meglio un buffet che intorno allo stesso tavolo, in quanto si evitano così gli assembramenti e si assicura la distanza sociale.

Il Natale è la festa di un Uomo che ha deciso di rendersi presente in mezzo a noi in maniera visibile e credibile, povero tra i poveri, gli ultimi, i più colpiti da questa pandemia. Se ci crediamo apparteniamo a coloro che sperano, altrimenti siamo sempre obbligati a sperare in una umanità migliore non contaminata dal virus dell’indifferenza e poi di qualcuno ci dobbiamo fidare; medici, politici, familiari, quanti dimostrano con gesti concreti che non siamo soli perché non possiamo esserlo. Anche tenere la mascherina su naso e bocca è un gesto di altruismo piccolo ma grande nel suo significato salvifico.

Don Tonino Bello augurava un Natale inquieto. “I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.”

In fondo il valore salvifico e taumaturgico del vaccino, parola dal latino vacca, usata per la prima volta nel vaiolo bovino dal medico britannico Edward Genner nel 1756, potrà dare effetti visibili e misurabili in termini di immunizzazione di gregge, ci auguriamo entro un anno, da una massiccia campagna di vaccinazioni condotta con rigore e per fasce di età e vulnerabilità.

E per tonare al maestro Eduardo, non dimentichiamo che la citazione semplicistica per il divieto di assembramenti riferita a “Lucariello” Cupiello, deve essere spostata in questo periodo, al valore simbolico della colla da riscaldare, che serve a tenere incollato il presepe e quindi la famiglia, cui Eduardo credeva fermamente. Nel 1931 con la povertà e il freddo “creato dal Padre eterno” la famiglia con difetti, pregi e limiti della sua umanità, rappresenta l’unico baluardo a cui guardare per costruire un mondo diverso e solo se lo vogliamo, migliore.

Dario Felice Antonio Patruno