I volontari del G.R.E.-Gruppi Ricerca Ecologica ripristinano la festa degli alberi istituita nel 1898

Ambiente & Salute

Giovanni Mercadante

La festa degli alberi nel mese di novembre ha avuto sempre un suo fascino fin dalla sua istituzione, specialmente   con l’avvio del nuovo anno scolastico. 

Due  documenti importanti sono stati portati all’attenzione dell’opinione pubblica dall’Associazione G.R.E./Gruppi  Ricerca Ecologica, che si riferiscono ai discorsi tenuti da due illustri personaggi nella Scuola Tecnica all’interno del Liceo Cagnazzi all’inizio del secolo scorso; conservati nell’Archivio dell’A.B.M.C. e provenienti dalla Biblioteca privata del Conte Sabini, stampati dalla Tipografia Portoghese di Altamura nel 1902. 

Il 21 novembre 1988, i volontari del Nucleo di Altamura dell’Associazione nazionale di protezione ambientale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente Gruppi Ricerca Ecologica (G.R.E.) ripristinano ad Altamura e in Italia la Festa degli Alberi, istituita nel 1898 dal Ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli, riconfermata con il Regio Decreto 2 febbraio 1902 e con il Regio Decreto Legge 30 dicembre 1923, n.3267  “Legge Forestale Serpieri”.

In quell’occasione i volontari dell’Associazione G.R.E./Gruppi Ricerca Ecologica distribuirono piantine provenienti dal vivaio forestale del Bosco comunale di Gravina in Puglia a tutte le scuole altamurane e consegnarono all’Amministrazione comunale di Altamura e a tutti i Dirigenti scolastici, copia del Discorso letto il 3 novembre 1899 dal Professore Gualtiero Benzoni in occasione della prima Festa degli Alberi celebrata ad Altamura al Liceo Classico Cagnazzi e delle Parole Pronunziate l’11 novembre 1902 dal Professore Antonio Polignieri.

Oggi, I G.R.E. rivolgono un appello ai sindaci, ai dirigenti scolastici, agli studenti e ai cittadini, affinché “si riacquisti quel rapporto di amore che anticamente legava l’uomo alla natura, avendo il rispetto dell’ambiente e tentando il recupero di una vera coscienza forestale”.

Il noto cantante italiano Sergio Endrigo in un testo di una sua canzone così cantava: “Come vorrei essere un albero che sa dove nasce e dove morira’ ” .