Covid Puglia: come le misure hanno influito sull’economia

Economia & Finanza

Se nel 2019 la Puglia presentava dei segnali di crescita modesta, nel 2020 l’economia della regione si è arrestata di colpo a causa della Pandemia di Covid-19 che ha avuto ripercussioni negative in tutto il mondo. Un dato scoraggiante vista la crescita nell’ultimo quinquennio che aveva consentito di recuperare circa un terzo dei dieci punti di prodotto persi durante la Grande Recessione del 2008-2013 in seguito alla crisi dei subprime e del mercato immobiliare. Nel dettaglio analizzeremo la situazione delle imprese in questo delicatissimo periodo storico, tralasciando quelle turistiche che è stato già oggetto di altre analisi.

La situazione delle imprese

Secondo quanto riportato da Bankitalia su un campione di circa 250 aziende con sede in regione e con almeno 20 addetti, nel 2019 il fatturato è continuato a crescere dell’1,1% a prezzi costanti in ragione d’anno.  Il peggioramento, come era ovvio aspettarsi, è stato registrato a seguito delle disposizioni provenienti dal DPCM del 22 marzo 2020 che imponeva un lockdown generalizzato e la sospensione delle attività non ritenute necessarie. Questo ha portato ad un calo del fatturato nel primo semestre del primo anno in corso pari ad un quinto rispetto allo stesso periodo del 2019. Tra i fattori che hanno influenzato in negativo le imprese pugliesi è certamente il calo della domanda interna e della domanda estera ma non solo. Il blocco degli spostamenti ha innescato una reazione a catena provocando problemi all’approvvigionamento delle materie prime o prodotti intermedi e problemi di logistica. Nei primi mesi dell’anno in corso anche l’attività del comparto siderurgico ha proseguito il trend negativo degli anni precedenti e, pur essendo rimanendo attiva anche durante la Quarantena, ha comunque registrato un calo rispetto allo stesso periodo del 2019.

ArcelorMittal: una problematica che non dipende solo dal Covid

La situazione dello stabilimento ex Ilva è tutt’altro che semplice: l’elevata incertezza sull’evoluzione della vicenda legata agli assetti proprietari dello stabilimento siderurgico rischiano di penalizzare ulteriormente il settore. Lo scorso marzo, ArcelorMittal e i Commissari Straordinari di Ilva Spa hanno firmato un nuovo accordo che prevede l’ingresso di nuovi soci pubblici entro il 30 novembre 2020. Ma se tale evenienza non si dovesse concretizzare allora ArcelorMittal acquisirebbe il diretto di recesso tramite penale. Considerando questa situazione ed in più la caduta della domanda di acciaio non lascia presagire buone notizie sul fronte Taranto.

Il mercato immobiliare pugliese e il settore delle costruzioni

Premettendo che nessun settore abbia recuperato i livelli del 2007, ovvero l’anno prima che scoppiasse la crisi del 2008 e proseguita con la crisi del debito sovrano del 2011, a farne maggiormente le spese è stato il settore delle costruzioni che, anche nel periodo pre-Covid, non riusciva a ripartire. Nei primi anni del 2000, il settore delle costruzioni aveva un certo peso nell’economia regionale e maggiore rispetto alla media del Mezzogiorno e dell’Italia intera.  Tra il 2000 ed il 2018 la dinamica del valore aggiunto settoriale può essere suddivisa in tre macro-fasi:

  • Dal 2000 al 2006 in cui il valore aggiunto è cresciuto ad un tasso del 3% annuo;
  • Nella fase seguente fino al 2014 si è contratto di circa il 7,5% all’anno a causa al calo della riduzione delle compravendite di immobili;
  • Nel periodo recente, invece, il calo si è ridotta e si sono alternati periodi di debole crescita e di contrazione.

Nel 2019 il valore aggiunto nel settore delle costruzioni è cresciuto sensibilmente (3,2  per  cento  a  prezzi  costanti  secondo  le  stime  di  Prometeia),  in  linea  con  il  Mezzogiorno  e  più  intensamente  della  media  italiana ma si è arrestato da marzo 2020.  Anche le compravendite  di  immobili  residenziali  sono  diminuite del 13,1 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente a causa delle difficoltà di redigere atti notarili di rogito conseguenti alle misure restrittive adottate dal Governo.

Occupazione e ammortizzatori sociali: il punto

L’emergenza sanitaria e la sospensione delle attività non essenziali stanno avendo ancora ripercussioni sul mercato del lavoro regionale. Secondo le stime dell’Istat riportate al Senato in esame del “decreto cura Italia” hanno evidenziato che in Puglia la quota di occupati nei settori sospesi a fine marzo era pari a circa il 31% del totale (la media italiana è del 33%) ma nei giorni successivi al 22 febbraio il flusso delle nuove assunzioni nel settore privato non agricolo si è ridotto di oltre un terzo. Gli effetti negativi sul numero di occupati sono stati contenuti dalle misure riguardanti la sospensione dei licenziamenti e dal ricorso alla Cassa Integrazione. Se nel 2019 sono state presentante 152.000 domande per la NASpI (conosciuta come “disoccupazione”), la crisi  ha  determinato,  nel  corso  dei  primi  mesi  di  quest’anno,  un  aumento  della  pressione  sugli  ammortizzatori  sociali  e  ne  ha  reso necessario un rafforzamento. Tra il primo marzo e il 9 maggio 2020 le domande NASpI in Puglia sono state circa 28.000, in crescita del 58 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. Inoltre il DL 18/2020 denominato “Decreto Cura Italia” ha aumentato la platea dei beneficiari della CIG, estendo l’utilizzo di quella in deroga a ulteriori 250.000 persone. In particolare, l’Inps ha ricevuto dalla Puglia 34.000 domande per la Cassa Integrazione e 330.000 domande (secondo i dati Inps inerenti al 22 maggio) di sussidio pari a 600 euro per le partite IVA e lavoratori autonomi. Certamente l’emergenza sanitaria si protrarrà anche nella prima metà dell’anno del 2021 e le statistiche si alterneranno in periodi di ripresa e nuove stagnazioni tutte collegate alle misure di contenimento di contagio. La speranza è quella che si stia lavorando ad un piano di ripresa dopo la sconfitta del virus.      

Gabriele Proto