La moda si mette in mostra e apre al pubblico laboratori e atelier

Diritti & Lavoro

In 13 regioni al via la rassegna ApritiModa. L’obiettivo è rilanciare un settore che sta reagendo alla crisi.

ApritiModa celebra la resilienza dell’eccellenza della moda italiana, un tessuto di piccole a grandi imprese che nonostante i numeri della crisi sanitaria non si arrendono. E lo dimostrano le tantissime aziende che aprono le porte all’iniziativa in 13 regioni italiane, portando con le cautele del caso tante persone in tutta sicurezza nei laboratori e negli atelier del saper fare italiano. Ma lo hanno dimostrato anche nei dati economici, mantenendo il loro impegno anche nella crisi.

“Nonostante le preoccupazioni in questo periodo molto complicato – ha detto Cinzia Sasso, ideatrice di ApritiModa -, preoccupazioni che condividiamo, tutte le aperture si stanno svolgendo in sicurezza, senza assembramenti e in un clima di gioia e serenità. E’ un segnale di speranza per tutti”. Il Covid 19 ha avuto e sta avendo un innegabile impatto sulla moda, il settore che al meglio rappresenta l’eccellenza del Made in Italy nel mondo.

Fatturato in calo del 30% ma segni di ripresa da agosto

A dimostrarlo, i dati di Camera della Moda, partner dell’iniziativa, che parlano di un fatturato del 30% più basso nel primo semestre del 2020 rispetto all’anno precedente. Ma – rileva l’associazione di settore – la volontà di ripresa dell’industria della moda si è manifestata immediatamente all’alleggerimento delle restrizioni del lockdown già tra maggio e luglio, malgrado un contesto di mercato ancora difficile.

La produzione è infatti subito rimbalzata rispetto al minimo toccato in aprile, tornando, al netto della stagionalità, vicino ai valori di febbraio. Il dato di agosto addirittura riporterebbe il valore destagionalizzato allo stesso livello di un anno prima. La caduta di produzione della moda durante la crisi – rileva Camera della Moda – è stata maggiore della media manifatturiera, ma la volontà di ripresa dopo aprile altrettanto più marcata.

“Lavorando a stretto contatto con le realtà più diverse del made in Italy di qualità, dai grandi marchi internazionali alle botteghe artigiane, abbiamo veramente capito come a fare della moda uno dei più importanti comparti economici del nostro Paese sia la qualità dei territori, la loro coesione sociale, la tradizione al bello”, ha aggiunto Cinzia Sasso.

“Lo dimostra la tranquilla determinazione con cui le fabbriche, gli atelier, le piccole officine artigiane hanno confermato la loro volontà di aprire al pubblico. Dietro le nostre più belle sete, le stoffe preziose, i tagli perfetti ci sono storie di persone che lavorano con l’idea di stare creando cultura e bellezza. In definitiva, creando la trama del nostro vivere e della nostra eccellenza”.

L’obiettivo di ApritiModa è infatti anche quello di far emergere, in una situazione di difficoltà, la vitalità del settore. Dovuta all’intreccio tra grandi marchi metropolitani e artigiani della provincia , tra atelier di eleganza minimalista e capannoni-laboratorio attorno a cui ruota l’economia di piccoli centri. Quello della moda è di fatto un mondo sconosciuto nei suoi meccanismi reali, che questa due giorni mette sotto i riflettori, aprendo oggi e domani – nel pieno rispetto delle norme sanitarie – i luoghi della creazione e della creatività.

Secondo il dossier elaborato da Euler Hermes Italia in occasione di ApritiModa, a mettere il settore in una situazione comparativamente più solida di altri sono stati i grandi shock degli anni passati: la crisi finanziaria globale del 2008 e l’affermarsi dell’industria cinese nella fascia media e medio bassa della produzione.

Il mondo della moda e della creatività italiana ne è uscito con un duro ridimensionamento che lo ha reso di fatto più capace di far fronte con maggiori chance alla crisi del Covid 19. Ed è stata, in parte, la struttura articolata e non omogenea del settore ad aver fornito alla moda italiana gli strumenti per risollevarsi dalle crisi degli anni passati e quelli che forniscono elementi di ottimismo in relazione a quella attuale. Secondo lo studio si tratta di un’industria “più resiliente e meglio posizionata per una ripresa più rapida” rispetto a quelle degli altri Paesi.

Nel 2021 previsto un ‘rimbalzo’ del +15%

Lo scenario economico di partenza per il 2020 prevede che i fatturati dell’ industria italiana della moda si ridurranno in media del 22% nell’anno 2020 a causa del primo trimestre terribile e di un’esposizione relativamente più elevata al mercato della vendita al dettaglio di abbigliamento. Ma – si legge nel dossier – “nonostante il maggiore impatto sui ricavi, sulla marginalità e sulla posizione finanziaria, ci aspettiamo che l’industria italiana della moda sia più resiliente di fronte a questa nuova crisi rispetto al 2009 all’indomani della Grande Crisi Finanziaria, ma soprattutto che sia meglio posizionata per una ripartenza. Un mix di fattori macroeconomici e specifici del settore dovrebbe consentire all’industria di rimbalzare del più 15% nel 2021”.