Gli anestesisti: “Rianimazioni in sofferenza, serve una nuova stretta”

Cronaca

Vergallo: “Al governo chiediamo di valutare il trend dei contagi dei prossimi due o tre giorni. Ma io non attenderei 15 giorni, le restrizioni servono subito”

anestesisti chiedono nuova stretta misure
© Agf – Covid, ospedali

 “Al governo chiediamo di valutare il trend dei contagi dei prossimi due o tre giorni. Se non calano, crediamo inevitabile che la responsabilità della politica sia quella di adottare ulteriori restrizioni. Ma io non attenderei 15 giorni, le restrizioni servono subito“.

A dirlo all’AGI è Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi). A suo avviso non c’è più tempo da perdere perché i reparti, vuotati a luglio, adesso sono di nuovo in sofferenza.

Numero pazienti in rianimazione sta raddoppiando ogni 9 giorni

“Il numero dei pazienti ricoverati in rianimazione è una cartina di tornasole sensibile e precisa su come sta viaggiando l’infezione – spiega Vergallo – e purtroppo vediamo che questo numero sta raddoppiando ogni nove giorni. Oggi, in tutto il paese, i ricoverati nei reparti di rianimazione sono 1.110. Se il trend non si interrompe o si inverte, tra 10 giorni di pazienti ne avremo 2.200. E la fotografia che stiamo osservando è retrodatata, in quanto i pazienti che arrivano oggi in rianimazione si sono contagiati presumibilmente circa due settimane fa”.

Il virus non si combatte in rianimazione, si combatte prima, eppure “la sensazione è che noi anestesisti siamo rimasti con il cerino in mano, in quanto tutta la filiera dei sistemi di controllo sociale e di intervento sanitario, a partire dal territorio, ha finito per non funzionare, creando sovraccarico sulla rianimazione”.

“Fallite le misure di prevenzione”

In altre parole, Vergallo punta l’indice contro il fallimento delle misure di prevenzione “che sono state efficaci finché la popolazione le ha seguite. Poi qualcuno ha cominciato a dire che era tutto finito, e c’è stata una ripresa dei contagi”. Basta una recrudescenza dei casi per creare situazioni di crisi, sottolinea l’esperto, in quanto oggi, come nel mese di marzo, ogni 10 persone ricoverate in ospedale una finisce in rianimazione.

“Comprendiamo che l’economia del paese debba ripartire – osserva Vergallo – ma si poteva tornare all’attività lavorativa evitando quei comportamenti che non erano legati alla produzione ma al divertimento. Gli italiani si sono comportati nelle prime fasi del lockdown in maniera responsabile, dopodichè abbiano assistito a un allentamento progressivo delle regole”.

È mancato un “ruolo chiaro” della medicina del territorio

L’assenza di un ruolo chiaro della medicina del territorio non ha aiutato. “Questo ruolo è stato finora abbastanza assente e a mio avviso il sistema della medicina di famiglia ha mostrato la propria fragilità in questo frangente – denuncia il presidente dell’Aaroi – alcuni medici di base si sono rimboccati le maniche, ma altri hanno chiuso gli ambulatori e spento i telefoni. Se a marzo questo atteggiamento poteva essere giustificabile, oggi non lo è più”.