Nuova Zelanda

Esteri

Donna, giovane, socialista. Questi sembrano i tre elementi fondamentali per la ricetta che ha consentito a Jacinda Ardern di stravincere le elezioni politiche in Nuova Zelanda che di sono tenute lo scorso sabato. 

di Alessandro Perelli  

Nello Stato insulare del Commonwealth, situato in Oceania nel Pacifico meridionale la vittoria del Partito Laburista, da lei guidato e che la riproponeva come Capo del Governo, è stata di dimensioni ragguardevoli raggiungendo il 49,1%. Il principale avversario, il Partito nazionale, liberale di destra che ricorda un po’ i conservatori inglesi, si è fermato al 27%.

    Nel Parlamento neozelandese monocamerale, che ha 120 rappresentanti, i laburisti ne hanno ottenuti 64, la maggioranza assoluta, e quindi sarebbero in grado di governare da soli. Ma la Ardern, già Premier nel 2017, alla guida di una sorta di grande coalizione, sembra intenzionata ad allargare ai Verdi la responsabilità dell’Esecutivo.

    Il successo della quarantenne leader laburista si è sviluppato nell’ ultimo anno grazie a una perfetta gestione della pandemia da coronavirus che in Nuova Zelanda, Stato con più di 5 milioni di abitanti, ha contagiato solo duemila persone grazie alle intelligenti misure restrittive da lei applicate che, tra l’altro, avevano fatto slittare di un mese le elezioni che si tengono ogni tre anni.

    La determinazione di Jacinda Ardern, ma anche la sua tranquillità hanno saputo convincere gli elettori anche in periodi non facili come quelli dell’assalto terroristico alla moschea di Christchurch che causò l’uccisione di 51 musulmani e l’eruzione del vulcano Whakaari che provocò la morte di ventuno persone e decine di ustionati. La crescita economica ha fatto il resto.

    Il Paese ha mantenuto la tradizionale attività agricola anche se essa non costituisce più la parte più rilevante dell’occupazione ma continua a rappresentare una importante fonte per l’esportazione. Industria estrattiva e servizi sono ulteriormente rafforzati ma è nel turismo che si è investito maggiormente e i risultati non sono mancati.

    Dal 2017, quando prese in mano un Partito Laburista in crisi di identità e di voti, la Ardern con il suo pragmatismo e la sua sicurezza è riuscita a trasformare e modernizzare il modo di fare politica e ha riconsegnato ai neozelandesi una forza politica socialista al passo con i tempi. Ora dovrà mantenere la spinta riformista che le ha consentito di raggiungere questo eccellente e storico risultato e che l’ha confermata prima donna a guidare il Paese.

    Nella stessa giornata di sabato i cittadini della Nuova Zelanda sono stati chiamati a esprimersi su due referendum. Il primo consultivo prevede la legalizzazione della cannabis. Il secondo concerne l’approvazione della legge che, per i malati terminali, permette il suicidio assistito. In questo caso se vinceranno i sì la normativa entrerà immediatamente in vigore. I risultati sono attesi per la fine di ottobre.