Bonomi resta senza alimenti

Diritti & Lavoro

a cura di www.collettiva.it 

Sconfessata la linea del presidente di Confindustria, contrario a concedere gli aumenti. Il 29 ottobre l’incontro tra Flai, Fai e Uila e sette associazioni del settore per la firma del contratto dell’industria alimentare. 

di Emanuele Di Nicola  

Si va verso la firma definitiva del contratto nazionale dell’industria alimentare. Così le aziende del settore si apprestano a sconfessare la linea del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che da tempo si è dichiarato contrario alla firma dei rinnovi con aumenti in busta paga. Gli alimentaristi, al contrario, avranno 119 euro di aumento medio per tutti. Le segreterie nazionali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil hanno ricevuto, nella giornata di ieri, una lettera da parte delle associazioni datoriali Anicav, Assalzoo, Assitol, Assobibe, Assolatte, Federvini e Italmopa: associazioni che chiedono un incontro per finalizzare l’accordo per il rinnovo del CCNL. Ad annunciarlo sono gli stessi sindacati, in una nota unitaria.

    Da parte loro, le sigle “hanno risposto positivamente a tale richiesta – si legge –, proponendo giovedì 29 ottobre come data utile per svolgere l’incontro. Conseguentemente le segreterie nazionali di Fai, Flai e Uila hanno deciso di sospendere, con effetto immediato, lo stato di agitazione e le azioni di lotta nelle aziende che rientrano negli ambiti di rappresentanza di queste associazioni”.

    È stata una trattativa lunga e complessa, quella che ha portato all’accordo del 31 luglio. Un negoziato segnato dalla spaccatura all’interno delle imprese: solo tre associazioni su tredici inizialmente hanno siglato il rinnovo. Poi, gradualmente, anche gli altri datori di lavoro hanno cominciato ad aderire, superando appunto la contrarietà della Confindustria. A raccontare a Collettiva com’è andata la trattativa è stato il segretario nazionale della Flai, Ivano Gualerzi: “All’inizio due tavoli delle imprese, quello di Assocarni e di Federalimentare, non hanno accettato alcuna mediazione. Il terzo tavolo ci ha fatto una proposta, che ha portato alla firma del contratto nazionale il 31 luglio. Abbiamo chiuso con 119 euro di aumento con un solo tavolo, gli altri due hanno abbandonato”.

    Perché gli altri non hanno firmato? Il sindacalista ha risposto: “Probabilmente sono state decisive le pressioni di Confindustria per non concedere aumenti salariali”. La Flai però ha tenuto duro, specificando fin da subito che il negoziato non si sarebbe riaperto, perché quello del 31 luglio è l’unico contratto nazionale possibile. A quel punto è partita una serie di lettere: i sindacati hanno scritto alle aziende chiedendo la disponibilità di applicare l’accordo di luglio. A breve sono arrivate le prime risposte positive, con alcune imprese che si dichiaravano favorevoli. Un percorso che ora vede la fine: nell’incontro del 29 ottobre è attesa la firma definitiva.