Una app per curare a casa i pazienti affetti da demenza: ASL Bari sperimenta un innovativo progetto di telemedicina

Benessere & MedicinaCronaca

Il programma Care2dem è coordinato dal Centro di Salute mentale di Mola di Bari e offre assistenza anche a famigliari e caregiver 

BARI – Una App per curare anche a casa i pazienti affetti da demenza e i famigliari e/o persone che li assistono. A coordinare l’innovativo progetto di telemedicina, il CSM di Mola di Bari, nell’ambito delle attività del Dipartimento di Salute Mentale della ASL, arrivato tra i finalisti del concorso nazionale, Open Innovation in Salute bandito da PROMIS (Progetto Mattone Internazionale Salute), organizzazione che promuove la Sanità delle Regioni italiane in Europa e nel Mondo. 

Il progetto “Care2Dem” – in partnership con IRCCS Maugeri di Bari, Istituto Santa Chiara di Lecce, associazione Alzheimer di Bari e Plus Innovation – prevede lo sviluppo di una applicazione per tablet dedicata al paziente affetto da demenza e di una App di supporto per il caregiver, cioè chi se ne occupa. L’applicazione consente di svolgere sedute di stimolazione cognitiva multi-dominio a casa che vengono personalizzate sulle esigenze della persona. Le funzionalità dell’app, infatti, possono anche essere adattate alle riserve cognitive del paziente da parte dei medici di riferimento. 

Il progetto di telemedicina dedicato all’Alzheimer è il risultato di un lavoro decennale a sostegno dei pazienti affetti da questa patologia portato avanti dal Centro di Salute Mentale di Mola che ha al suo interno l’ UVA (Unità di Valutazione Alzheimer): in dieci anni di attività sono stati infatti presi in carico e curati circa 500 utenti affetti da deterioramento cognitivo e demenze.

La ricerca epidemiologica nel campo delle demenze ha accertato il nesso molto stretto esistente tra manifestazioni della malattia e avanzamento dell’età, soprattutto per quanto riguarda la malattia di Alzheimer – spiega il dottor Alfredo Sgaramella, direttore del CSM di Mola –  con tassi di prevalenza che oscillano attorno al 5% nei soggetti che superano i 65 anni, che tendono a raddoppiarsi ogni cinque anni nell’arco di età compreso tra 65 e 85 anni”.

L’esigenza di sviluppare una tecnologia dedicata alla cura dell’Alzheimer è nata dalla considerazione della diffusione della malattia in Italia e nel mondo. Entro la fine del 2020  – sulla base delle ultime stime scientifiche – ci saranno 213.000 nuovi casi all’anno in Italia, contro i 150.000 rilevati nel 2000. L’andamento è in relazione all’aumento generale della patologia: di demenza soffrono circa 50 milioni di persone nel mondo e si prevede un aumento di 9 milioni di persone all’anno, che porterà nel 2030 il numero di soggetti anziani a superare la quota di 1,3 miliardi e il numero di persone affette da demenza a 131 milioni.

“A questi dati di ordine epidemiologico vanno aggiunti i dati di natura socio-economica, che evidenziano come le demenze costituiscano uno dei più grossi problemi che i sistemi socio-sanitari devono affrontare – conclude il dottor Sgaramella – sia per gli elevati costi sostenuti per la cura e l’assistenza delle persone affette da queste malattie e sia per i costi connessi alla ridotta produttività dei loro congiunti, spesso costretti a rimodulare o addirittura abbandonare il lavoro per prendersi cura dei pazienti, con la conseguenza di sopportare, a loro volta, un elevato carico psicologico e sociale”.